Italo Moscati ci racconta il regista inglese a 30 anni dalla morte
Il 29 aprile 1980, a Los Angeles, moriva all'età di 81 anni Alfred Hitchcock, il 'Maestro del brivido', uno dei più importanti registi di tutti i tempi oltre che personaggio incredibile sotto mille punti di vista. Per approfondire questo secondo aspetto, sicuramente meno conosciuto dei film che hanno segnato la storia del cinema, ne abbiamo parlato con Italo Moscati, autore che nel libro 'Hitchcok - il laboratorio dei brividi' ha offerto un affresco a tutto tondo del regista inglese, approfondendo aspetti non solo legati al genio che lo ha contraddistinto dietro la macchina da presa ma soprattutto alla sregolatezza che ha caratterizzato la sua vita. L’arresto da bambino, la solitudine della sua adolescenza, i difficili rapporti con le donne, con la madre, l’alcol, il rapporto con il cibo e con il peso. Un Alfred Hitchcock meno conosciuto ma sicuramente altrettanto interessante, rispetto all’alter ego capace di capolavori come ‘Rebecca’, ‘La finestra sul cortile’ o ‘Psycho’.
Partiamo dall’inizio. E’ noto l’episodio del suo arresto, da giovanissimo. Per lui, cresciuto sotto gli insegnamenti di una rigidissima famiglia cattolica dell’Inghilterra, diverrà un’ossessione che sfocerà nella paranoia. Uno dei suoi temi più ricorrenti ad esempio è quello dell’uomo accusato ingiustamente:
'L’episodio che riguardò il bambino Alfred finito in galera è molto noto e, per tanti biografi, costituisce una sorta di battesimo del terrore per il futuro regista. Il fatto viene raccontato in genere così. Non si sa per quale motivo Alfred venne mandato dal padre alla polizia, per portare ad un agente amico dello stesso padre, un biglietto su cui era scritto che Alfred avrebbe dovuto essere chiuso in una cella. Non sarei così sicuro che, in quella cella, il piccolo Hitch abbia potuto sperimentare la condizione dell’uomo accusato ingiustamente, esperienza che poi lo porterà a fare film sul tema. Preferisco pensare che lì dentro Hitch abbia passato (ore? minuti?) di domande senza risposta (perché sono qui?); e soprattutto avrà odiato il padre; e avrà pensato che ci sono uomini in terra che praticano il sadismo (parola che si affaccerà poi nella giovane“vittima” ) e che di essi non ci dovrebbe o potrebbe fidare. Ecco, vedendo i film di Hitch, e leggendo suoi scritti o le interviste rilasciate, mi sono fatto l’idea che quel bambino abbia suggerito all’artista che il mondo degli adulti fosse un mondo nemico affollato di persone capaci di tutto contro i bambini, contro le donne,ma soprattutto contro lui stesso'.
Il giovane Alfred cresce con difficoltà relazionali che porterà dentro tutta la vita e fino ai 20 anni in maniera molto solitaria. Questo si ripercuoterà nei rapporti con le bellissime donne con cui aveva a che fare, ad esempio Tippi Hedren e la divina Grace Kelly, per la quale pare avesse una vera e propria ossessione:
'Le difficoltà relazionali del giovane Alfred appartengono forse alla educazione dei gesuiti- i cattolici minoranza in un paese anglicano- certamente alla famiglia di un bottegaio con le sue convinzioni e riti piccolo-borghesi, certamente alla fobia sessuale dell’Inghilterra vittoriana. Ma Alfred, seguendo le inclinazioni artistiche e trovando il modo di applicarle in quella macchina in divenire sul piano dei gusti e del costume sociale, ha fatto “tesoro” delle difficoltà e le ha opera dopo opera trasformate in una incredibile, illuminante energia. Da questa reazione, formatasi sui set, è partito per fare i conti con l’altro sesso. Alfred non era bello, anzi, era grasso e trasandato, non si curava. Questo nella vita di tutti i giorni. Nel clima di preparazione dei film e delle riprese-non avrebbe mai voluto fermare queste fasi ed era puntiglioso nel produrre con costanza- Hitch ritrovava il dominio delle situazioni, in particolare le situazioni relative alle donne. Le voleva belle, asciutte, non gli piacevano le tettone, con gli occhi azzurri e i capelli biondi, avvenenti ma non aggressive eppure desiderabilissime, ovvero fuoco sotto la cenere. Una sola attrice rifiutò di lavorare con lui: fu la moretta Audrey Hepburn, scandalizzata per aver ricevuto dal grande maestro la proposta di recitare una scena di violenza carnale. Hitch non si preoccupò molto: aveva in testa il ricordo della abbagliante Grace Kelly e si tuffò virtualmente tra le braccia di Tippi Hedren (“Gli uccelli”) che lavorò con lui ma poi gli voltò le spalle e interruppe la collaborazione. Perché? Perché Hitch aveva inserito, forse per vendetta, un uccello vero in una voliera meccanica e l’uccello vero ferì e lasciò per sempre una cicatrice su una palpebra di Tippi'.
Personaggio sempre stravagante, che odiava i luoghi comuni e amava sorprendere, al punto di presentarsi vestito in abiti femminili o di organizzare il suo funerale alla premiere di un suo film:
'Hitch era un personaggio stravagante un po’ perché lo era normalmente e un po’ perché così si divertiva a giocare con gli altri, specialmente coloro scandalizzabili con facilità. Morto per finta con conseguente finto funerale; vestito in abito da sera femminile; cuoco improvvisato di piatti come “crocchette di cadavere”, “tenere cozze alla morgue”; “omicidio fatto in casa”, Al era un lucido burlone. Lucido nei progetti, con gli attori, con i produttori, con gli affari (prima con il cinema e poi con la televisione) e burlone con i suoi ingredienti di suspense e di efferratezza da cittadino, qual era, della Londra del serissimo Jack Lo Squartatore'.
Il cibo era una vera e propria ossessione. Spesso invitava a pranzo gli attori e le maestranze che metteva di fronte ad una tavola riccamente imbandita. Però poi il problema del peso lo complessava:
'Abbiamo parlato del cibo macabro per il mondo-spettatore in cerca di sorprese. Il grande regista era un mangione e un beone. Gli piaceva la carne speziata e arrosto, beveva di tutto ma in particolare il sidro. Le sue vacanze le passava a tavola. Non da solo. Inflessibile sul set, si addolciva ai pasti e soprattutto dopo. Il cinema era il suo regno, i suoi collaboratori (dai tecnici agli attori) erano i suoi sudditi, tutti insieme per il vero, sostanziale banchetto da consumare: quello di pellicola e di successo; e naturalmente di contratti e di stratosferici incassi (utili per continuare ad avere credito con produttori e finanziatori, e anche con se stesso, a volte produttore e finanziatore di se stesso)'.
Nel libro naturalmente anche il lato ‘luminoso’ della luna, ossia i film. Gli esordi inglesi, forse meno conosciuti ma comunque già geniali, fino al successo americano e alla serie di capolavori sfornati mano a mano. Oltre a quelli già citati ricordiamo ‘Gli Uccelli’, ‘L’uomo che sapeva troppo’,’ La donna che visse due volte’. Ci racconti qualche curiosità legata a questi film:
'Per le curiosità sui film e sulle lavorazioni sono numerosi e godibili rimando, e chiedo scusa, al mio libro 'Hitchcock- Il laboratorio dei brividi'. I brividi si sciupano a raccontarli in anticipo e sono sicuro che Hitch non lo avrebbe fatto. Tra me e lui c’è questa solidarietà di fondo. Gli ho spedito il libro al museo del cinema e sto attendendo la risposta per avere un commento affilato come un coltello o un paio di forbici ('Delitto per delitto')'.
In chiusura facciamo un bilancio: più genio o sregolatezza? E quanto un aspetto ha influenzato l'altro?
'Alfred era senz’altro genio e sregolatezza ma non alla maniera di certi mattatori del melodramma o del teatro, ovvero per psicologia sconvolta. Lo era scientificamente secondo il metodo dell’assassino, del sicari professionista che colpisce (cioè fa i film) e poi, placido, si traveste da donna e beve qualche bicchiere di sidro'.
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