Tv Sorrisi e Canzoni, Tutto, Forza Milan, Telepiù. Intervistare
Gigi Vesigna solo per
Ciak è sicuramente riduttivo, dato l’impatto che il giornalista milanese ha avuto sullo spettacolo, il cinema e la televisione dagli anni del boom economico in poi.
Dottor Vesigna, sono stati 113 i numeri di Ciak da lei firmati come Direttore. Un decennio, dal numero 1 del maggio 1985 al numero 113 del settembre 1994.
Per lei fu la realizzazione di un sogno cominciato tanti anni prima. La passione per il cinema le venne durante la guerra quando la portavano in sala, di sera, per evitare il freddo?‘
Si, abitavamo a Milano e dovevamo per forza restare in casa, altrimenti ce l’avrebbero occupata. Una parete però era sventrata, per cui faceva molto freddo, così la sera andavamo al cinema per scaldarci un po’. Li è nata la mia passione per il ‘grande schermo’, al punto che non riuscivo a resistere più di 3 giorni senza andarci’.
L’esordio è datato maggio 1985. Nell’editoriale scriveva che la rivista era quasi nata un paio di anni prima, quando Angelo Rizzoli sfogliò il canovaccio del numero zero e disse ‘Ok partiamo’. La crisi del Corriere e della Rizzoli però ritardò il progetto, finchè non la chiamò Silvio Berlusconi nel 1985. Ci ricorda il famoso incontro con Berlusconi e quei '20 minuti' di attenzione prima di darle l’ok per Ciak?‘
Ciak è nato in un modo incredibile. Rizzoli voleva fare la rivista che però non è mai partita per i noti fatti che lo travolsero. Per fortuna recentemente lo stanno riabilitando. Siamo così al 1985, è Berlusconi a chiedermi di parlare di cinema nonostante tutti gli facciano la guerra visto che sta lanciando sempre più le sue televisioni. Ad aprile mi riceve nel suo studio, io non ho pronto niente, nemmeno un numero zero. Gli spiego le mie idee, dopo 20 minuti mi dà carta bianca senza che abbia in mano niente di concreto. Ho così raccolto i cinefili di Sorrisi e siamo partiti, dopo un mese eravamo in edicola e la rivista era nata. Il Cinema all’inizio la guardava con grande diffidenza. Ad una premiazione dei Ciak d’Oro un regista, credo Ettore Scola, salì sul palco e fingendo di ringraziare Berlusconi imbastì un discorso ‘contro’ l’attuale Premier accusato di uccidere il Cinema italiano. Insomma c’era ostilità’.
La decisione di introdurre le schedine dei film è stata vincente. Anche oggi sono molto collezionate tanto che in redazione non pensano proprio a toglierle. Come vi venne l’idea? Per le videocassette?‘
L’idea l’avevamo avuta a Sorrisi, dove volevamo proporre le schede dei personaggi televisivi. Non se ne fece niente, o meglio si decise di puntare sulle figurine, che andarono molto bene ma non erano le schede cartonate. Così le proponemmo per Ciak dove furono accolte con entusiasmo, come lo sono ancora oggi. All’inizio però c’era dello scetticismo ma il fatto che le fossero presenti anche su Premiere ci serviva da esempio’.
La sua direzione proponeva molti nudi, anche integrali (ad esempio Florence Guerin o Kim Basinger). A metà degli anni ’80, di notte, su alcune tv private si potevano vedere film pornografici, per cui la nudità era abbastanza comune a quei tempi. Avete anche fatto delle inchieste sul cinema hard, in più di una occasione. Però due volte avete, diciamo, forzato la mano. Nel settembre 1993 proponeste il nudo integrale, completo, di Sylvester Stallone, mentre nel settembre 1985 era stata la volta di Brooke Shields, che però aveva solo 10 anni. Oggi verrebbe fuori un vero putiferio:‘
Allora non c’erano leggi o regole come oggi. Non sceglievamo quelle foto per morbosità, ma solo per soddisfare le curiosità dei lettori. Erano foto mai viste prima e ci piaceva proporre delle situazioni particolari. Quello che contava era fare un prodotto di qualità, quella qualità che il Cinema ha mantenuto anche ai giorni d’oggi a differenza della Televisione o delle fiction, che sono rabberciate’.
Chiudiamo con il suo ultimo editoriale, settembre 1994. Scriveva: ‘Adesso dopo 10 anni di successi, lascio la direzione di Ciak…Grazie a tutti, amici lettori, ma questo è solo un arrivederci. Ci vedremo in continuazione al cinema dove io e voi andiamo con grande passione, perché non abbiamo nessuna voglia di tradire il grande schermo per quello più piccolo della tv’. Detto da uno che lavorava per Silvio Berlusconi editore (di televisioni), offre l’immagine di grande libertà, come in un’intervista in cui afferma: ‘Dopo avere fatto per tantissimi anni ciò che volevo, rispondendo ai miei editori solo sulle vendite e non accettando linee editoriali, non vedo perché devo iniziare adesso. Sono sempre stato e tengo a restare un uomo libero’. E’ così che è sempre stato, un uomo libero?‘
Guardi, ho lasciato quando Berlusconi è entrato in Politica. Non per lui, ma per chi gli sta attorno. Berlusconi mai, mai e ripeto mai mi ha messo in imbarazzo. L’idea però di non essere libero nello svolgere il mio lavoro non l’avrei accettata’.
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