Pasquale Frisenda

Gino D'Antonio - L'uomo del fumetto

Uno dei più grandi rappresentanti del fumetto italiano era un mago del dinamismo, e i suoi disegni a volte bisognava davvero inseguirli con lo sguardo tra le vignette delle tavole che componeva.

20/06/2011
Gino D'Antonio - L'uomo del fumetto

Nelle occasioni in cui mi sento dire: "Sei un Maestro", non manco mai di rispondere che: "No, non lo sono, e la strada per poterlo diventare, nel caso, è ancora molto lunga".
Maestro è una definizione molto importante e che ha un significato ben preciso, ma spesso, negli ultimi anni soprattutto, è stata usata a sproposito (leggero eufemismo), arrivando ad etichettare in tal modo anche gente che aveva appena toccato - a volte solo per errore - una matita.
Gino D'Antonio, invece, un Maestro lo era eccome!

Nato a Milano il 16 marzo del 1927 e figlio, artisticamente parlando, di un altro Maestro del fumetto, Rinaldo "Roy" Dami, D'Antonio era un vero mago del disegno (e del disegno a fumetti ancora di più) e aveva il racconto nel sangue.
Difficilmente si arrivava a vedere nelle sue tavole delle inquadrature sbagliate o non adeguate ad un passaggio narrativo, per non parlare delle espressioni o degli atteggiamenti dei personaggi, le atmosfere e l'attenta ricostruzione del periodo storico che stava trattando (tutte cose che dovrebbero essere nel normale background di ogni disegnatore di fumetti mediamente preparato, ma che spesso non lo sono. Tutte cose che fanno poi la differenza tra un normale disegnatore e un autore).
Era anche un mago del dinamismo - vedere per credere - e i suoi disegni a volte bisognava davvero inseguirli con lo sguardo tra le vignette delle tavole che componeva.

Il suo esordio nel mondo del fumetto arriva nel 1947 con il personaggio di "Jess Dakota", di cui realizza testi e disegni per l'editore Mario Oriali.
Dopo l'esperienza, nel 1948, a "Il Vittorioso", lo storico e prestigioso settimanale a fumetti, nel 1951 entra a far parte dello staff dei disegnatori di "Pecos Bill", uno dei personaggi più celebri dell'epoca e uno dei più grandi successi dell'intero fumetto italiano (creato nel 1949 da Guido Martina per i disegni di Raffaele Paparella, al personaggio ci collaborarono poi, oltre a D'Antonio, anche Dino Battaglia, Antonio Canale, Roy D'Amy, Pier Lorenzo De Vita e Pietro Gamba).
Dopo due anni decide però di tornare a "Il Vittorioso", per cui realizza, tra l'altro, la "Storia di Re Artù" su testi di Mario Leone.
In questo periodo avviene anche la sua prima, vera esperienza da sceneggiatore: senza avvisare l'editore riscrive infatti parte della sceneggiatura della storia "Il fortino sull'Huron" scritta da Sandro Cassone e di cui D'Antonio doveva realizzare solo i disegni.
Lavora saltuariamente anche con le Edizioni Audace realizzando storie di "El Kid" (1954) e "I tre Bill" (1955), entrambi su testi di Gian Luigi Bonelli, ma la svolta professionale arriva nel 1956, quando inizia a collaborare per il prestigioso studio di Roy D'Ami realizzando molto materiale per l'editore britannico Fleetway, di solito storie di guerra ma anche adattamenti a fumetti di grandi opere di narrativa, come "Ventimila leghe sotto i mari" e "Moby Dick".

La sua competenza e passione verso il genere western gli permette di realizzare, alla fine degli anni '60, "La Storia del West", un'opera a fumetti davvero significativa: una lunga serie composta da poco più di 70 albi, tutti scritti da lui e pubblicati in origine nella mitica "Collana Rodeo" delle edizioni Cepim (oggi Sergio Bonelli Editore), che si è avvalsa della collaborazione ai disegni anche di gente come Renzo Calegari, Giorgio Trevisan, Sergio Tarquinio e Renato Polese.
I personaggi di questa collana, fondamentalmente i componenti di due famiglie, i MacDonald e gli Adams, ripercorrono tutti i momenti più importanti di quell'epopea, tra necessaria finzione e realtà più che documentate.
La caratteristica principale di questa saga è infatti proprio il rigoroso lavoro di documentazione che D'Antonio si impose per arrivare a rappresentare, finalmente, con realismo il Far West nei fumetti.
Molti albi della serie, scritti e disegnati da D'Antonio, tipo "Il ponte", "La pista d'acciaio" o "I mercenari", sono poi delle vere perle e consiglio caldamente, a chi non li conosce, di recuperarli.
Un altro piccolo "consiglio per gli acquisti" è verso i due volumi scritti e disegnati da D'Antonio per l'indimenticabile collana "Un uomo un'avventura" (pubblicata sempre dalle edizioni Cepim di Sergio Bonelli tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80), cioè "L'Uomo dello Zululand" e "L'Uomo di Iwo jima", che sono entrambi due capolavori.

Il 1971 vede l'inizio della lunga collaborazione tra Gino D'Antonio e il settimanale "Il Giornalino", di cui si ricorda soprattutto "Il soldato Cascella", da lui scritto e disegnato, e "Uomini senza gloria" (storie ambientate nella Seconda Guerra Mondiale), con i disegni del grande Ferdinando Tacconi.
Ma questo non interrompe i suoi rapporti con Bonelli, per cui realizza (oltre che, come detto, sia i testi che i disegni di alcuni volumi della serie "Un uomo un'avventura") anche la serie di "Bella e Bronco", un altro western di tono più scanzonato e divertente de "La Storia del West" (ma che non raccoglie il favore del pubblico), e "Mac lo straniero", sempre con Tacconi ai disegni, per la rivista "Orient Express".
Negli ultimi anni della sua carriera D'Antonio riduce molto l'attività di disegnatore, che reputava più impegnativa rispetto a quella di sceneggiatore, e collabora in tal senso alla serie di "Nick Raider" (in cui riesce ad essere comunque incisivo) e ad una storia di "Julia".

Gino D'Antonio muore a Milano il 24 dicembre del 2006.

Vengono pubblicate postume le sue ultime fatiche come sceneggiatore: uno speciale di "Tex" a lungo atteso (il 22° texone, disegnato da Lucio Filippucci) e, sempre in collaborazione con l'amico Renzo Calegari, l'albo one-shot intitolato "Bandidos", entrambi editi dalla Sergio Bonelli Editore.

Molti sono i riconoscimenti ricevuti da questo grande autore, e tra cui ricordo:
1973 - Premio alle Tre giornate del fumetto di Genova per la "Storia del West"
1974 - Premio ANAF per la "Storia del West
1977 - Premio ANAF "Soggettista italiano in attività"
1978 - Premio ANAF "Soggettista italiano in attività"
1980 - Premio "Miglior sceneggiatore" alla Mostra internazionale dei cartoonist di Rapallo
1996 - Premio Yambo per "Un maestro dei comics" al Salone Internazionale dei Comics e del Cinema d'Animazione di Lucca.

Ancora due parole su Gino D'Antonio le potete trovare QUI, nella pagina a lui dedicata dal sito UBC.

Chiudo il post su questo "uomo all'antica", come spesso si definiva ("...io, sui mezzi pubblici, mi alzo sempre per cedere il posto alle signore"), con un video che ripercorre tutte le cover realizzate da D'Antonio per la sua serie monumento (accompagnate, in questo caso, dalle musiche di Ennio Morricone):

Buone letture e buona visione!

P.S. Altri post su fumetto, illustrazione, cinema ed altro, li potete trovare QUI.