Pasquale Frisenda

Alberto Breccia (parte 1 di 2)

Prima parte del post dedicato ad uno dei più grandi maestri del fumetto oltre che uno padri dell'historieta argentina.

23/07/2011
Alberto Breccia (parte 1 di 2)

"Poi, un bel giorno, incontrai Alberto Breccia. Quando entrò, rimasi di sasso: era esattamente come Ezra Winston, l'antiquario che è il vero protagonista delle storie di "Mort Cinder". Ora Breccia era davanti a me, e rispondeva gentilmente alle mie domande. Ma entrare nella "mente" di Breccia era altrettanto difficile che entrare in "Mort Cinder"... cominciai prendendola alla lontana, chiedendogli se il suo lavoro, le sue storie a fumetti, fossero arte o "semplicemente" artigianato. Mi rispose che non erano ne uno ne l'altro. "Mi diverto a farle", mi disse. Allora gli domandai se anche dipingeva, mi rispose che lo faceva, ma poco, perché preferiva dedicarsi al fumetto, un mezzo che gli consentiva di esprimersi meglio. Fumetti e pittura stavano, per lui, sullo stesso piano, avevano lo stesso valore. La tecnica usata nelle sue tavole è complessa. Breccia, per "Mort Cinder", ha usato il pennello con l'inchiostro di china variamente diluito, a volte mescolato con la colla (quella solida, tipo cocoina). Ma, oltre al pennello e agli strumenti tradizionali, ha usato anche lamette da barba (per effetti vari e sfumature nella china) e ha fatto largo uso di oggetti tra i più disparati, come i tamponi e le spugnette per ottenere effetti tipo impronte, aggiungere un senso di materia alle cose disegnate, macchie sugli sfondi; fra questi si fa notare, in particolare, una guarnizione in gomma di un manubrio di bicicletta. Negli episodi del penitenziario, poi, Breccia ha fatto anche un magistrale uso del retino..."
(dall'introduzione di Beppi Zancan al volume Gli Uomini dagli occhi di piombo - ed. Oscar Mondadori - 1974)

Nato a Montevideo (Uruguay) nel 1912, Alberto Breccia visse dall'età di tre anni in Argentina, a Buenos Aires, dove iniziò la sua carriera di disegnatore nel 1938.
Dopo un inizio all'insegna della tradizone, Breccia arrivò ben presto a manifestare un segno, un talento ed una personalità grafica decisamente marcata.
La sua influenza nella storia del fumetto argentino fu così evidente che, da un certo punto in poi, gli venne assegnato il soprannome de El Viejo, cioè Il Vecchio, o, per meglio dire, Il Patriarca della historieta.
Un soprannome sincero e affettuoso insieme, che andava a significare il profondo rispetto e l'ammirazione che godeva tra tutti suoi colleghi.
Breccia è stato uno dei massimi esponenti dell'arte del fumetto e mai come nel suo caso la definizione di artista ha avuto senso.

Capolavori assoluti come Mort Cinder o la controversa rilettura de L'Eternauta (entrambi scritti da Hector Oesterheld), oppure Perramus (con Juan Sasturain), Chi ha paura delle fiabe, Un certo Daneri e L'acchiappastorie (su testi di Carlos Trillo), o ancora I miti di Cthulhu (tratto dallo stesso Breccia dai celebri racconti di Howard P. Lovecraft), sono solo alcune delle splendide opere realizzate dalla mano di questo straordinario autore, che ha avuto uno sviluppo costante del suo stile, senza mai fermarsi sulle cose già fatte o dimostrate ma anzi continuando a sperimentare nuovi moduli grafici, mettendosi costantemente in gioco e alla prova.
Tutte opere caldamente consigliate a chi ancora non le conosce.

Qui sotto trovate alcuni video (nessuno in italiano, purtroppo), dedicati al Maestro e dove lui stesso si racconta e racconta il suo lavoro (e anche come lo intende).
Il primo video è tratto dalla trasmissione Mastercomic's (di cui trovate altre informazioni QUI), che è stato uno delle primi programmi televisivi argentini ad occuparsi in maniera approfondita del fumetto, mentre l'ultimo è invece un trailer di Los Imaginadores, un documentario del 2008 diretto da Daniela Fiore e dedicato alla storia della historietas, dove molti autori, tra cui Horacio Altuna, Juan Sasturain e Carlos Meglia, parlano di fumetti, di stili, di personali influenze e, ovviamente, di Breccia.
In ogni caso, sono solo dei piccoli e insufficienti esempi per provare a descrivere l'arte di Alberto Breccia, capace di muoversi con apparente disinvoltura in mille stili grafici e narrativi, stili che il Viejo sapeva padroneggiare come pochi al mondo hanno dato prova di saper fare, restando sempre e comunque unico e riconoscibile.

Buona visione e, nel caso, buone letture!












P.S. La seconda parte del post su Alberto Breccia la trovate QUI.

P.P.S. Altri post sul fumetto e i suoi autori, ma anche su altri argomenti, li potete trovare QUI.