Martin Mystère

Have no fear, Doc Savage is here!

Report del secondo evento

15/03/2012
Have no fear, Doc Savage is here!

Finito il film torna sul palco Alfredo Castelli supportato questa volta da Sergio Giuffrida che con notevole conoscenza e passione ci prepara alla visione del film Doc Savage: The Man of Bronze, realizzato nel 1975 dal regista Micheal Anderson.


Ma prima Castelli rievoca la genesi del nome di Martin: il personaggio, nato con il nome provvisorio di Martin Mystère, in onore di Doc Savage avrebbe dovuto chiamarsi Doc Robinson. Poi l'uscita di una rivista intitolata Robinson poco tempo prima del lancio editoriale dell'albo fece bloccare il progetto, ma l'intuizione di Gualtiero Schiaffino, quella di usare il nome provvisorio, salvò capra e cavoli. Il biondo archeologo tornò a chiamarsi Martin Mystère. Il nome non portò eccessiva fortuna, ma non andò neppure così male come alla rivista chiamata Robinson.


Giuffrida interviene per segnalare invece che il film di Doc Savage portò un po' di sfortuna ai suoi autori. Nonostante George Pal (sceneggiatore) e Michael Anderson (regista) avessero alle spalle grandi film (L'uomo che visse nel futuro (The Time Machine del 1960) e Atlantide, il continente perduto (Atlantis, the Lost Continent del 1961) il primo e Il giro del mondo in ottanta giorni (Around the World in Eighty Days del 1956) e La fuga di Logan (Logan's Run del 1976) il secondo), praticamente conclusero la carriera con questo film. Giuffrida precisa che il film fece flop sopratutto a causa della produzione che tagliò i fondi a riprese già iniziate e che Pal e Anderson riuscirono con quel poco che avevano a realizzare comunque un film dignitoso.


Il film è campy come i celebri telefilm del Batman interpretati da Adam West, ma anticipa di molti anni le parodie semiserie dell'Austin Powers di Mike Myers, non prendendosi neppure lui molto sul serio. Nonostante questo e nonostante il protagonista sia impersonato da un riuscitissimo Ron Ely, famoso per aver avuto il ruolo di Tarzan in un serial televisivo, il film non decollò.


Prima di lasciarci al film Giuffrida procede con un piccolo excursus sulla storia del Doc, fuori dal mondo della celluloide, parlando della sua nascita, dei libri, dei fumetti (in rete si trovano molte notizie interessanti e consultabili, sia in italiano, ma ancora meglio per chi mastica l'inglese), ma soffermandosi soprattutto sulle anticipazioni e ispirazioni che diede agli autori successivi. Come ad esempio la Fortezza della Solitudine copiata da Superman; il fatto di abitare all'ultimo piano di un grattacielo a New York, mutuata dai Fantastici Quattro; e la sua biografia, stilata anni dopo da Philip Josè Farmer che lo incluse nella Wold Newton Family (come pure è stato fatto in seguito con Martin Mystère).


Ultima chicca, una segnalazione per la colonna sonora: si tratta di un'elaborazione di una marcia scritta da John Philip SoUSA, inventore dell'inno americano (il famoso Stars and Stripes Forever). Una volta che l'avrete sentita non la scorderete più. E siccome tutta la colonna sonora è così, alla fine o vi verrà voglia di arruolarvi nell’esercito USA, o desidererete espatriare nella Santa Madre Russia.