Martin Mystère

Mirko Perniola, la passione di scrivere

Intervista al nuovo sceneggiatore di Martin Mystère

28/05/2012
Mirko Perniola, la passione di scrivere

'Ciao Mirko, innanzi tutto qualche dato anagrafico per conoscerci meglio e per conoscere meglio l'uomo dietro il fumetto. Qualcosa che non è ancora stato detto, ad esempio qualche gusto non fumettistico che ti contraddistingue (a detta tua o degli amici).

'L'uomo dietro al fumetto è grande e grosso, spannometricamente sulle soglie dei 40 anni e dei 100 chili, ex-cuoco ma ancora agguerrito buongustaio con, nel cassetto, il sogno di diplomarsi all’AIS (Associazione Italiana Sommelier) e all'ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi); cresciuto a fumetti, cinema, giochi di ruolo ed heavy metal, oggi sopravvive con libri di qualunque genere, serie televisive, krav maga e internet'.

D: Sappiamo che hai un rapporto particolare con le fiere del fumetto. Vuoi parlarcene?

'Perché? Che cosa sapete? Che cos'hanno detto, di male, le fiere su di me? Io non ho 'un rapporto particolare con le fiere del fumetto' semplicemente mi inalbero quando qualunque evento pubblico trasforma il mio lavoro in un qualcosa di cretino fatto da cretini per dei cretini! Esiste dignità in qualunque lavoro, anche nel più umile (e te lo dice uno che a 13 anni faceva lo sguattero…) non capisco perché, quando si parla di Fumetto, questa dignità venga sempre oscurata dall'aspetto più caciarone, chiassoso e infantile; motivo per il quale, ogni volta che si pronuncia la parola Fumetto di fronte a un non appassionato, ci vengono restituiti alzate di sopracciglia, sguardi di supponenza, risatine, oppure nei vocabolari si legge ancora che 'fumetto' è un termine dispregiativo se accostato ad un'altra arte'.

'Attenzione però, questa mia critica non è solo relativa alle fiere del fumetto, ma anche a tutti i lavoratori di settore, sceneggiatori, disegnatori, editori, critici, che vanno in giro mostrandosi come bambinoni troppo cresciuti. Come ripeto spesso: 'oggi l'abito FA il monaco, se il monaco se ne va in giro con le pezze al culo, non potrà mai pretendere che lo trattino da vescovo!'

D: Dopo aver visto i dati di vendita che circolano in rete, pur se le tue serie sono tra le migliori, vorremmo sapere come vive un autore la crisi del fumetto in termini di vendite.

'Serenamente, perché qui c’è un errore di fondo. Viviamo in un paese dove, nell'editoria di varia, se hai 3.000 lettori in un anno vuol dire che hai avuto successo. E allora avere 50.000 lettori ogni mese che cos'è? In Italia milioni di persone leggono ancora i fumetti, e se la Bonelli non cambia i suoi obiettivi, vuol dire che non ne ha motivo!La crisi di vendite c'è se si guarda al passato, dove vendere 200.000 copie era quasi scontato, ma in qualunque mercato le oscillazioni sono fisiologiche. Ricordiamoci sempre che Tex in Italia vende più di quanto vendano negli USA Spiderman, Batman e Superman messi insieme! Noi italiani siamo 60 milioni, gli americani sono 300 milioni! Insomma, sì, è vero, si vende meno che in passato, ma non mi sembra una questione preoccupante.

È invece preoccupante che non esistano altri grossi editori o che non si provino nuove strade, ma questo è un altro discorso'.

D: Si parla pochissimo in rete dei tuoi esordi, e soprattuto dell'avventura di Anno Domini, nonostante crediamo non si possa considerare chiusa. Ha mai pensato di scrivere nuove storie della serie?

Non tutti i giorni, ma quasi! Se non lo faccio, però, è per lo stesso motivo di cui parlavo poco sopra: non ci sono grossi editori interessati al fumetto, a parte Bonelli. E Anno Domini è un fumetto umoristico… a chi interessa? Ai lettori magari sì, ma gli editori pare siano refrattari all’idea.

Insomma, se il fumetto è 'il figlio povero della cultura' il fumetto umoristico e' il figlio povero del figlio povero! Così ho sentito dire da Alfredo Castelli, e sono d’accordissimo con lui… purtroppo!

In ogni caso ho avuto un paio di proposte interessanti sulle quali sto riflettendo; l’unica cosa però che mi importa è non fare passi indietro rispetto a quanto già pubblicato, sia per rispetto nei confronti dei lettori, sia anche per rispetto nei confronti di persone come Fabio Mori, Cristian Baldi e Claudio Baratti, e tutti quegli autori che, come loro, con me hanno sempre creduto in quest’iniziativa e hanno fatto grandi sacrifici per sostenerla!

D: Passando a Martin Mystère abbiamo letto che ne hai letto parecchie storie, sia per conoscerlo, ma anche perché ti piace come personaggio. Ci può descrivere il tuo primo incontro con Martin Mystère come lettore? E dirci come sei arrivato a scrivere di lui? Ti ha contattato Alfredo o ti sei proposto?

Allora, il primo incontro è abbastanza chiaro: seconda metà degli anno Ottanta, mi facevo 30 km in autobus per andare a scuola, e i primi giorni sono sempre abbastanza imbarazzanti, non conosci nessuno, il viaggio è lungo… Ogni tanto sull’autobus saliva un cugino grande di un mio ex-compagno delle medie, e così si chiacchierava. Io avevo da poco scoperto Dylan Dog così, vedendomi leggerlo, mi chiede di scambiarci gli albi. Il mio Dylan in cambio di un fumetto di qualche anno prima preso su una bancarella in cui, sulla copertina, un tizio biondo veniva aggredito da delle braccia mostruose che fuoriuscivano dai muri intorno a lui, e in un televisore faceva capolino un fantasma. Il titolo: Martin Mystère, 'Fantasmi a Manhattan'. Insomma, se mi piaceva Dylan, anche quello sembrava una roba simile… Beh, colpo di fulmine! Non solo non c’entrava nulla con lo splatter, ma c’erano i nemici dell’igiene (quelli delle pubblicità dell’epoca) che saltavano fuori dalla tazza del gabinetto per aggredire un buffo nonnino! Che detta così sembra un’idiozia ma lì dentro… aveva un senso! E poi il seguito di quella storia, 'space invaders' era ispirata ai videogiochi da bar con cui si giocava al mare in vacanza e, soprattutto, ad uno dei miei primi film al cinema… Tron! Quello è stato il primo incontro; da lì, a procurarsi gli arretrati precedenti a prezzi stracciati, è un’altra storia'.

'Per quanto riguarda il come sono arrivato a scrivere di Martin, abbiamo un altro aneddoto curioso. Un giorno, ero in redazione, da Moreno Burattini. Entra in ufficio qualcuno e ci si perde in chiacchiere, il discorso finisce su un quadro appeso alle pareti, in cui fa bella mostra di sé l’originale copertina della dime-novel 'Za-Te-Nay L’uomo con l’accetta', non mi dilungo a spiegarvi di che si tratta, chi ama Martin Mystère credo lo sappia già. Moreno è occupato in una telefonata, così io spiego al mio interlocutore delle origini dell’immagine. Riattaccato il telefono, Burattini mi dice che Castelli ogni tanto insite nel chiedergli di scrivere un ritorno di Za-Te-Nay, ma Moreno non è mai riuscito a trovare il tempo per farlo, così, dato il mio amore per Martin, mi chiede se sono interessato a farlo'.

D: A quali storie di Martin stai lavorando in questo momento? Sappiamo che si tratta di una sceneggiatura e di un soggetto, ma ci puoi dare qualche anticipazione? E hai già in mente storie future?

'Allora, la prima è il suddetto ritorno di Za-Te-Nay: soggetto mio, sceneggiatura di Alfredo, disegni di Devescovi, uscita prevista entro la fine di quest'anno. La seconda tratta di una leggenda metropolitana… anzi, forse della più famosa e longeva leggenda newyorchese. Non vi dico altro, ma quando ho presentato l’idea ad Alfredo, lui ha sgranato gli occhi dicendo: 'È incredibile che, fino ad oggi, non ci abbiamo mai fatto una storia!'. Comunque, soggetto e sceneggiatura miei, disegni di Paolo Ongaro. Poi, proprio in questi giorni, mi è stata approvata una nuova storia, per la quale però devo consegnare la sceneggiatura a settembre, perciò sarà un lavoro parecchio in là coi tempi; l’idea di base, parte dal mysterioso Kaspar Hauser (vissuto nella prima metà dell’Ottocento), meglio noto come il 'Fanciullo d'Europa' un personaggio storico davvero impossibile!'

D: Chi è Martin Mystère secondo te? Ti ci identifichi molto o riesci a lavorarci pur mantenendoti a distanza? E come sarà il tuo Martin? Avrà una tua autonomia (come quello di Morales e Recagno) o sarà più aderente al modello di Castelli?

'Se mi ci identifico? Mia moglie dice ci assomigliamo moltissimo! Soprattutto per la bulimica bibliomania e il radicato ritardo cronico! Comunque non credo che ci sarà 'un mio Martin'; sia per Zagor che per Nathan ho cercato di attenermi agli archetipi che hanno caratterizzato originariamente i personaggi, spero di poter fare altrettanto con Martin. Credo che il successo di qualunque personaggio popolare di lungo corso, come ad esempio Tex, sia dato soprattutto dalla sua stabilità di elementi distintivi. Il lettore popolare vuole ritrovare tutti i mesi lo stesso amico che gli trasmetta le stesse sensazioni. Già la vita vera è fatta di imprevisti, che almeno nella fiction ci siano sicurezze! Questa è la chiave del successo non solo nei fumetti, ma nella narrativa d’intrattenimento in generale; ovviamente, la cosa difficile è migliorare e trasformarsi, realizzando storie nuove e interessanti, senza tradire il personaggio e il lettore. Perciò, il 'mio Martin' spero sia il Martin di Castelli (senza avere la presunzione di paragonarmi a quest’ultimo!). Ci sono due cose però che spero di poter far emergere in scrittura: la prima è quella vena di forte ironia, a tratti comicità, che spesso c’è nelle sceneggiature di Castelli, la seconda è un pizzico d’azione, come ce n’era in più in passato, perché non amo molto le lunghe storie statiche.

D: Una domanda di rito: come userai i comprimari? Diana, per esempio, spesso è un personaggio 'trascurato' o relegato a semplice comparsa. Quanto sarà presente nelle tue storie? E Java? Avrà una la possibilità di dimostrare il suo valore o si limiterà a fare il 'maggiordomo'?

'La caratterizzazione dei personaggi è una delle cose che mi piace molto utilizzare in scrittura, più del vero e proprio intreccio degli eventi. Nella mia prima sceneggiatura credo di aver dato loro abbastanza spazio, ma non essendo ancora pubblicata, potrebbero avvenire modifiche e tagli, perciò rimando ai lettori il responso'.

D: Una domanda sui rapporti tra i 'tuoi' personaggi: chi faresti incontrare se ti proponessero un team-up? Doctour Mystère e Cico o Nathan e il Martin del futuro? E quest'ultimo tornerà nella serie regolare di Nathan? Ma ancora, quale componente di Zagor e Nathan cederesti a Martin?

'Docteur Mystère e Cico la ritengo un’idea intrigante, mentre non ho mai apprezzato molto il Martin del Futuro, almeno per come lo abbiamo visto fino ad oggi, se quest’ultimo dovesse tornare per mano mia, cercherei una versione alternativa, da 'strana coppia con forte contrasto' mettendolo in coppia ad esempio più con Legs Weaver, che non con Nathan Never! Infine, se dovessi cedere qualcosa da Zagor o Nathan, come già detto credo che oggi, forse anche a causa dell’età anagrafica, a Martin manchi una componente più action, perciò ne aggiungerei un pizzico alla Indiana Jones tanto per intenderci!

D: Per concludere, vuoi parlarci della tua esperienza con 'Battiti di legalità?

'Parlare di Mafia è difficile se vuoi comunicarne la realtà e non l'aspetto 'spettacolarizzato dalla fiction', perché il rischio di offendere o di essere fraintesi è altissimo, soprattutto quando si parla di vittime che hanno familiari ancora vivi, che le piangono, e che potrebbero sentirsi offesi da quello che scrivi, perché magari ritengono il tuo lavoro non oggettivo, superficiale, insomma in qualche modo 'sbagliato'. In questa situazione la buona volontà non avrebbe potuto giustificare un eventuale errore; ciò ha innalzato il livello di ansia e stress nella realizzazione, ma anche la soddisfazione per tutti gli apprezzamenti che abbiamo ricevuto, soprattutto da ambienti estranei al mondofumetto.

Il primo su tutti una lettera inviataci dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha lodato l'iniziativa. Con questo sistema, abbiamo raccontato la storia della mafia in questi 150 anni dell’Unità d’Italia, ma fuori dal tempo e dallo spazio, accennando a fatti reali che dovrebbero essere pubblici, ma non lo sono abbastanza, presentando il fenomeno dove la violenza e la crudeltà appaiono come realmente sono, spogliate della patina 'romantica' che a volte ci si trova; e abbiamo anche voluto inserire un piccolo accenno di speranza per il futuro nel finale, molto amaro.

Con questo non pretendiamo di spiegare la mafia al lettore in modo esaustivo, ci mancherebbe!... però speriamo di smuovere in lui qualcosa, in modo che rifletta sulla mentalità che ha dato forza alle mafie, la mentalità che spinge chiunque, anche chi si sente giusto e onesto, ad andare contro la legalità, contro le regole, per interesse personale o per sola indolenza 'anche nelle minchiate di tutti i giorni' come dice il nostro protagonista. Insomma quando si pensa che la mafia è una cosa che non ci riguarda, che è lontana, quando si scrollano le spalle pensando 'tanto si ammazzano tra di loro'. L’abbiamo definita mentalità paramafiosa, e affligge tanta, troppa gente in questo Paese e nel mondo. E' stata un’idea molto ambiziosa, che a tratti ci ha fatto credere che non ce l’avremmo fatta, ma visto il risultato finale, siamo molto soddisfatti. A proposito, nel caso qualcuno non la avesse letta, la graphic novel è stata ripubblicata in formato digitale sul secondo numero di Postcardcult Digital Magazine, scaricabile gratuitamente'.

Ringraziamo Mirko per la sua disponibilità e vi invitiamo a seguire le sue storie in edicola e sul suo blog.