Pasquale Frisenda

John Buscema - Il fumetto si fa azione

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29/05/2013
John Buscema - Il fumetto si fa azione

"Per quanto riguarda gli incontri con Jack (Kirby), penso di poterli contare sulle dita di una mano, solo per brevi periodi. Ci trovammo alla convention di San Diego: ci scambiammo qualche frase, i soliti convenevoli, cose del genere. Una volta tornammo in macchina assieme: lui viveva a Long Island e Don Heck ci riportò a casa. Tutto qua, non ho avuto molti contatti con Jack. Nonostante questo non sarei riuscito a sopravvivere nel mondo dei fumetti se non fosse stato per Jack Kirby. Quando Stan mi richiamò nel 1966, è stato davvero duro tornare a disegnare. Puoi fare illustrazioni oppure anche realizzare dei layout, ma questo non significa che sai fare fumetti, è tutto un altro mondo. Stan mi incaricò di fare un albo, credo si trattasse di "Hulk". Realizzai un lavoro davvero brutto. Stan pensò allora che avrei dovuto studiare i disegni e gli albi di Jack, così mi dette una pila di suoi fumetti. Beh, a tutti erano stati dati degli albi di Jack Kirby. E’ stata la prima volta in cui ho potuto osservare realmente il suo lavoro. Ho iniziato a disegnare usandoli come ispirazione, ed ecco perché mi ha salvato."
(John Buscema)

John Buscema (all'anagrafe Giovanni Natale Buscema) nasce a New York l'11 dicembre 1927, a Brooklyn, per la precisione.
Fa parte di un'intera generazione di disegnatori di fumetti di origine italoamericana emersa poi sulla scena del fumetto statunitense, e qui voglio ricordare almeno Carmine Infantino, John Romita sr., Mike Esposito, Frank Giacoia e Dick Giordano.

Studia all'High School of Music and Art a Manhattan e al Pratt Institute, dove si diploma in disegno e si appassiona ai maestri del Rinascimento italiano, studiando le opere di Michelangelo Buonarroti, Leonardo Da Vinci o Raffaello Sanzio, ma anche Pieter Paul Rubens, un'altra sua passione.
Più tardi, per circa un anno, segue anche corso di disegno dal vero al Brooklyn Museum.
Sin da ragazzo si rivela un grande appassionato di comics: legge ovviamente "Superman", "Batman" e gli altri supereroi presenti allora sul mercato, ma il giovane Buscema divora tutti i fumetti su cui riesce a mettere le mani, indipendentemente dal genere.
La sua attenzione, tra i tanti, viene catturata in particolar modo però dalla ricercatezza grafica del "Principe Valiant" di Hal Foster, il "Flash Gordon" di Alex Raymond e le serie dedicate a "Tarzan", tra le quali viene colpito dal disegno proposto da Burne Hogarth.
Tutti questi artisti, pittori e disegnatori, ebbero poi una notevole influenza sull'opera di Buscema.

Allo stesso tempo segue anche il lavoro di famosi illustratori a lui contemporanei, come Norman Rockwell o Al Dorne (al cui stile Buscema si ispira esplicitamente).
Proprio questi suoi studi, abbinati ad un disegno vigoroso e dinamico, contribuirono a farlo soprannominare da Stan Lee (forse in maniera un po' enfatica, ma nel perfetto stile dello scrittore) il "Michelangelo dei fumetti".
Anche se nato in America, Buscema resta comunque molto legato alle sue origini italiane, all'Italia e alla sua cultura, tanto da tornarci spesso, presso dei parenti nel piccolo paese di Pozzallo, in provincia di Ragusa (i suoi genitori erano siciliani).
Inizia la sua carriera nel campo dei fumetti nel 1948, con i "crime comics", per poi passare ai western, più popolari in quegli anni.
Nel '48 collabora per un breve periodo anche per la Timely comics/Atlas comics (futura Marvel comics), ma nel 1951 interrompe il lavoro e si arruola nell'esercito, che lascerà comuque in breve tempo a causa di problemi di salute.
Durante gli anni di crisi dell'industria del fumetto, Buscema lavora molto sia in pubblicità che nell'illustrazione, per poi tornare nuovamente ai fumetti nel 1966 (anche se la sua aspirazione era di diventare un pittore, ma, come ebbe a dire il disegnatore in una intervista, "Chi potrebbe sopravvivere facendo il pittore?"), iniziando a collaborare con Stan Lee e la neonata Marvel comics, casa editrice dove troverà lavoro anche suo fratello minore, Sal.

Inizialmente Buscema fu assunto come interno alla Marvel , lavorando in redazione con un gruppo di altri autori, tra cui Carl Burgos, Syd Shores, Danny DeCarlo, Gene Colan e Bill Everett.
Ma in breve tempo trova il modo di lavorare direttamente a casa sua, e grazie al suo stile, da subito piuttosto riconoscibile e personale, diviene in tempi rapidi un uomo-simbolo della Marvel, insieme a Jack Kirby e John Romita sr. (i lavori di Buscema per altre case editrici, compresa la DC comics, saranno infatti molto rari).


Lavora praticamente per tutte le serie Marvel: "I Vendicatori", "I Fantastici quattro", "Wolverine", "Thor", "Hulk", "Sub-mariner", "L'Uomo ragno" (quest'ultimo però non lo amò mai particolarmente), lasciando la sua inconfondibile impronta in moltissime occasioni, ma direi vale la pena ricordare soprattutto il lavoro fatto per la prima serie di "Silver Surfer" (1968), il malinconico e tormentato eroe dello spazio creato da Stan Lee e Jack Kirby nel 1966 (Lee fu molto critico all'inizio con le tavole di Buscema, molto personali e lontane dallo stile imposto da Kirby alla produzione Marvel di quegli anni, ma verso cui si ricrederà completamente).
Per altre serie, Buscema aveva già avuto l'occasione di collaborare con lo sceneggiatore Roy Thomas, realizzando saghe che sono restate nella mente dei lettori, e Thomas lo ritroverà anche in "Conan il barbaro" (1970), il personaggio a cui il disegnatore legherà maggiormente il suo nome.

Per la serie del cimmero, creato da Robert E. Howard nel 1932, John Buscema sostituisce il precedente autore, il comunque ottimo Barry Windsor-Smith, riuscendo da subito a dare un'interpretazione molto personale alla serie con una nuova caratterizzazione del personaggio (più "barbara" e selvaggia rispetto a quella giovanile e quasi elegante data da Smith), più vicino, comunque, alle intenzioni dello stesso Howard.
Il successo della serie fa mettere in cantiere altre pubblicazioni, tra cui "Savage Tales" (1971), e la longeva "Savage sword of Conan" (nata nel 1974 e che comprenderà ben 235 numeri), pubblicata in un insolito bianco e nero (insolito per il mercato americano, almeno) e dove Buscema darà prova di una maturità di disegno davvero straordinaria, grazie anche alla preziosa e partecipata collaborazione di alcuni altri disegnatori (in veste di inchiostratori), tra cui Alfredo Alcala e Rudy Nebres.



Buscema sembra aver trovato il suo spazio ideale, che gli permette di disegnare moltissime cose che lo appassionano, e soprattutto non è una serie di supereroi, genere che comicia ad andargli stretto.
La collana ha un grande successo, ed è grazie proprio al fumetto che il personaggio di Howard diventa famoso tra i lettori (fama che verrà poi confermata nel film del 1981, diretto da John Milius. Del film Buscema apprezzò molto le scenografie, ma che secondo lui sono erano state fin troppo sacrificate per dare spazio sullo schermo solo ai muscoli di Arnold Schwarzenegger).
Tra le pagine delle varie pubblicazioni dedicate al barbaro si trovano poi una serie di talenti assoluti del fumetto americano, e dove alcuni di essi riusciranno ed esprimersi al meglio delle loro possibilità (in particolar modo nella collana "The savage sword of Conan"):


Le sue notevoli doti artistiche, abbinate ad uno stile straripante pieno di energia e azione, lo faranno amare dai lettori, e nell'ambiente comincia ad essere soprannominato affettuosamente "Big John", un po' per il suo fisico ma soprattutto in segno di rispetto da parte dei colleghi.
Ebbe la fortuna di collaborare spesso con inchiostratori con cui si trovò molto a suo agio e, oltre i disegnatori già citati, vorrei ricordare anche Frank Giacoia e Tom Palmer, che, escluse le tavole dove si inchiostrò da solo (cosa rara nella produzione mainstream americana, e QUI potete trovare molti esempi in tal senso), riuscirono sempre a premiare e seguire bene il segno dell'artista, cosa non certo facile ne scontata vista l'enorme mole di lavoro sviluppata da Buscema nella sua lunga carriera.


Grazie alla sua preparazione di stampo classico, che gli ha permesso di avere un disegno molto solido, Buscema riuscì come pochi a rappresentare sia l'epicità dei supereroi che la loro controparte umana, senza far stonare mai le due cose, una caratteristica di quel genere difficilmente replicata dai disegnatori che si sono mossi dopo di lui, soprattutto dagli anni '90 in poi, che hanno invece spesso rappresentato i supereroi solo come dei bambolotti ipertrofici, assolutamente privi di sfumature nella recitazione, sia nelle espressioni che negli atteggiamenti.
Una produzione che è coincisa poi con uno dei periodi più discutibili della Marvel e del fumetto supereroistico in generale.
Il suo disegno è unanimamente e da sempre riconosciuto come uno dei più autentici rappresentanti del "Marvel style", ed è per questo che proprio lui affianca Stan Lee nella realizzazione del libro e del filmato "How to draw comics the Marvel way", di cui trovate qui sotto il promo e QUI la prima parte.

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In quest'ultimo video, registrato nel 1972 a Manhattan per la trasmissione "Tac au tac", invece vediamo "Big John" disegnare insieme a Burne Hogarth e Philippe Druillet:

Alla fine del 2001, ammalatosi di cancro allo stomaco, Buscema muore poco dopo, nel gennaio del 2002, a Port Jefferson, lasciando sua moglie, Dolores, e i suoi due figli, John Jr. e Dianne.

P.S. Altri articoli su fumetto, cinema, narrativa ed altro li trovate QUI.

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