Pasquale Frisenda

Settima arte (13): 'Alien' di Ridley Scott (1979)

Video, immagini e brevi informazioni su film e documentari che hanno segnato la storia del cinema (o solo il mio immaginario)

30/07/2013
Settima arte (13): 'Alien' di Ridley Scott (1979)

"Alien" di Ridley Scott (USA/UK - 1979)

Sceneggiatura: Dan O'Bannon e Ronald Shusett (e, non accreditati, Walter Hill e David Giler)

Con: Sigourney Weaver, Yaphet Kotto, Veronica Cartwright, Ian Holm, Tom Skerritt, Harry Dean Stanton, John Hurt.

"Nello spazio nessuno può sentirti urlare"
(tagline del film "Alien")

"L'astronave da trasporto Nostromo, una sorta di miniera spaziale, è in viaggio di ritorno verso la Terra dal pianeta Thedus con il suo carico di carburante minerale, mentre l'intero gruppo di astronauti che la gestiscono è in stato di ibernazione. Si tratta di sette persone: il capitano Dallas, il vice Kane, l'ufficiale scientifico Ash, il capo-tecnico Parker, il suo collega Brett, e le due donne dell'equipaggio, l'ufficiale Ripley e la navigatrice Lambert. Mother, il computer di bordo, dopo aver ricevuto un misterioso segnale di soccorso proveniente dal satellite di un pianeta sconosciuto, risveglia gli astronauti. Anche se riluttanti, i membri dell'equipaggio sono obbligati ad adempiere alla procedura di indagine, pena la perdita dei dividendi. Gli astronauti atterrano con una navicella sull'accidentata superficie del satellite, e un piccolo gruppo, in cui ci sono Dallas e Kane, esce in perlustrazione per scoprire l'origine del segnale. Da lì a poco si imbattono nell'enorme relitto di un'astronave aliena. La squadra lo esplora, rinvenendo il corpo fossilizzato di un essere extraterrestre morto in circostanze misteriose, e, in una cavità poco distante, Kane trova una moltitudine di strane uova di grosse dimensioni che contengono inequivocabilmente materia organica ancora viva. L'uomo si avvicina ad una di esse che improvvisamente si apre e ne fuoriesce una creatura che lo aggredisce furiosamente. Al rientro della squadra, Ripley vorrebbe applicare il protocollo di quarantena, ma Ash li fa entrare a bordo, contravvenendo al regolamento. Dallas ed Ash provano a rimuovere dal volto di Kane il parassita alieno - simile ad un enorme crostaceo - ma senza successo. Dopo qualche tempo, però, la creatura si distacca da sola e viene trovata morta. Dopo essere tornati alla Nostromo, Kane si risveglia, mostrandosi apparentemente in buona salute, ma durante un ultimo pasto, prima di re-ibernarsi, viene colto da forti convulsioni, finché un mostruoso e vermiforme essere fuoriesce dal suo torace, uccidendolo senza pietà. Per l'equipaggio inizia allora una disperata caccia nella labirintica astronave, ad un terribile nemico che ha in serbo ancora sorprese..."

Uscì nel 1979 e diventò da subito un classico nel suo genere.
Ancora oggi il film di Ridley Scott risulta essere la migliore commistione di fantascienza e horror vista sullo schermo, e questo nonostante alcuni capolavori nel genere come "L'invasione degli Ultracorpi" ("Invasion of body snatchers" - 1956) di Don Siegel - con i vari ed efficaci remake realizzati poi da diversi registi - e "La Cosa" ("The Thing" - 1982), di John Carpenter, remake del già bellissimo "La Cosa da un altro mondo" ("The Thing from another world" - 1951), diretto da Christian Nyby e, non accreditato, Howard Hawks.

Ridley Scott riuscì in quel caso a presentare un vero universo intorno alla sua temibile creatura spaziale, talmente ricco di suggestioni e spunti narrativi che il film ebbe ben tre sequel (oltre che fumetti, videogiochi e merchandising vario).

Nel 1986 esce infatti "Aliens - Scontro finale" ("Aliens") di James Cameron, film che espande la storia del primo episodio anche se ne cambia completamente registro stilistico, e dove il film di Scott era tutto atmosfera e attesa, questo di Cameron si rivela invece un film d'azione e di guerra, chiaramente ispirato al romanzo "Fanteria dello spazio" (1959) di Robert Heinlein, un vero classico della fantascienza:

Nel 1992 arriva invece "Alien 3", diretto dall'allora esordiente David Fincher, che anche se discutibile nei risultati è a suo modo comunque affascinante.
Passato tra le mani di alcuni sceneggiatori, tra cui David Twohy, Eric Red e nientemeno che William Gibson, ma che abbandonano il progetto per motivi diversi, il film si rivela infine confuso e incongruente sotto molti punti di vista, alla ricerca di un'identità che non riuscirà poi a trovare, anche se rimane visivamente molto interessante.
Va detto che una delle prime versioni della sceneggiatura, ad opera di Vincent Ward, era decisamente più innovativa e cinematograficamente parlando davvero bellissima, anche se improbabile sotto il piano della credibilità:

Infine, nel 1997, esce "Alien - La clonazione" ("Alien resurrection"), sicuramente il meno riuscito dei quattro.
Diretto dall'estroso Jean Pierre Jeunet (ma il regista francese non riesce mai a trovare un suo modo di raccontare la storia, finendo per piegarsi a regole produttive schiaccianti e filmando dei momenti di pessimo cinema, oltre che di pessimo gusto), l'unico vero elemento interessante del film è la nuova versione del personaggio di Ellen Ripley, rigenerata dopo molti tentativi di clonazione, oltre che una certa atmosfera dell'insieme:

Andrebbero poi citati anche gli spin-off di "Alien", come il giocattolone "Alien vs Predator", diretto nel 2004 dallo specialista di film tratti dai videogames Paul W. S. Anderson (un film leggero, ispirato ad una celebre serie a fumetti della Dark Horse e ad alcuni videogiochi, che poco ha a che fare con il mondo di "Alien" ma che a suo modo risulta essere anche divertente), e il contestato "Prometheus", film che segna il ritorno di Scott sia alla saga che al genere fantascientifico dopo quasi trent'anni e che, per certi versi, è un prequel dell'originale.
In "Prometheus" gli autori cercano di allargare ulteriormente il mondo raccontato in "Alien", finendo però per accumulare situazioni e domande a cui nessuno - né il regista e né tanto meno gli sceneggiatori - si preoccupa di fornire una risposta o dare una forma coerente a quello che stanno raccontando (puntando tutto su un secondo capitolo).
In più, il film, per certi versi, sembra essere più una versione horror di "Star trek" che appartenere all'immaginario proposto da "Alien" e dai suoi sequel.

Alla fine degli anni '70, in ogni caso, Ridley Scott è alla ricerca di un copione (dopo il buon successo de "I Duellanti", il suo primo, bellissimo film, premiato a Cannes nel 1977 come miglior film d'esordio).
E' interessato alla fantascienza, dopo l'expoit mondiale avuto da "Guerre stellari" (di cui trovate maggiori informazioni QUI), e un giorno gli arriva tra le mani una storia interessante, di sapore classico ma anche particolare e innovativa (o lo può diventare nelle sue mani. Non è un segreto che i produttori del film erano convinti di fare l'ennesimo film di fantascienza su dei set di cartone con una comparsa vestita con un pittoresco costume da mostro, come nella migliore tradizione dei b-movie degli anni '50... il risultato della lavorazione fu una sorpresa anche per loro).

"Alien" ripropone con successo il filone fanta-horror pieno di mostri di ogni tipo che impazzava nei film di fantascienza degli anni '50, privo però dell'ingenuità che caratterizzava quelle pellicole.
Diversi sono gli elementi di rilievo: l'accurata orchestrazione visiva che il regista inglese introduce, con un'estetica chiaramente gotica (molte stanze della Nostromo ricordano gli interni di alcune cattedrali) che ribaltano l'ambientazione in "stile NASA" del cinema di fantascienza degli anni '60, in cui a predominare era la purezza del bianco e degli ambienti asettici e geometrici.
In questo modo - e con il successivo "Blade Runner" (1982) - Scott spinge a livelli estremi (e incidendo profondamente l'immaginario collettivo) la cupezza e il pessimismo che il genere aveva sviluppato e proponeva, rappresentando i suoi personaggi non come efficenti astronauti incaricati di qualche missione, ma stanchi e disillusi operai spaziali, più figli di una certa narrativa di fantascienza che si stava affermando in quegli anni, anche nel mondo del fumetto (in particolar modo in quello europeo e sudamericano).
In più, qui ci troviamo di fronte alla rappresentazione di forme indefinibili e di una fusione "oscena" dell'umano con l'alieno, dell'organico con l'inorganico secondo l'estetica dell'artista svizzero Hans Ruedi Giger (quello che si può considerare, in questo progetto, l'asso nella manica di Ridley Scott).
Si vedano a tal proposito il look del pianeta, il relitto alieno e l'alieno stesso, tutti disegnati e realizzati dall'incontenibile e tortuosa fantasia di Giger (mentre al compianto Carlo Rambaldi venne dato il compito di mettere a punto la testa meccanica dell'alieno per essere utilizzata nei primi piani).
Una delle ossessioni presenti nell'arte di di H.R. Giger è quella di introdurre nell'inorganico tratti marcatamente organici e viceversa, e il tutto con evidenti riferimenti sessuali.
Questo lo si può vedere bene, per esempio, nella lingua retrattile e nella testa dell'alieno (decisamente fallica) o nell'apertura "vaginale" che caratterizza sia le uova che la forma centrale della creatura che vive al loro interno, oppure ancora le "porte" poste sulla fiancata del relitto alieno (le allusioni di carattere sessuale continueranno anche negli altri capitoli della serie, anche se smorzate a causa dell'allontanamento di Giger dai successivi progetti).
La modalità stessa di riproduzione della creatura prevede l'inseminazione forzata di un umano o di un altro essere vivente (uno "stupro stilizzato", che include però una chiara erezione esibita dall'incosciente vittima quando è stesa su un tavolo per l'esame medico) e il conseguente concepimento attraverso una penetrazione all'inverso, che immancabilmente uccide la creatura che ospita la creatura aliena (idea ripresa dagli sceneggiatori osservando le caratteristiche di alcuni insetti).

Esempio assoluto di "mistero, bellezza e malvagità", le creature protagoniste della saga, chiamate anche xenomorfi, hanno caratteristiche peculiari che li rendono efficaci predatori, estremamente difficili da contrastare. 
Il loro aspetto è variabile (cosa che dipende da quale essere fuoriesce l'embrione), nella forma adulta hanno una postura eretta con braccia e gambe ma al contempo hanno l'aspetto degli artropodi; le loro dimensioni sono leggermente superiori a quelle umane e sono in grado di strisciare e correre a quattro zampe, anche sui muri.
Il loro cranio è di forma oblunga e possiedono una bocca munita di zanne affilate e una lingua retrattile, dotata a sua volta di mandibola e mascella dentate, in grado di scattare e mordere la preda con forza simile a quella di un proiettile.
Hanno una coda che termina con un'appendice affilata, la loro pelle è nera e liscia, adatta a mimetizzarsi nelle tenebre, e non possiedono occhi visibili.
Una specie totalmente priva di qualsiasi moralità, che ha come unico scopo la sopravvivenza e la riproduzione.

L'estetica ricercata degli ambienti del film, il design della creatura aliena e delle architetture biomeccaniche avranno una duratura influenza sulla fantascienza degli anni a venire.


Nel 1975, quattro dei principali artefici di "Alien" si trovano riuniti in Francia, per discutere il progetto di un adattamento cinematografico del romanzo di Frank Herbert "Dune" (trovate altre notizie QUI), l'ambizioso progetto fortemente cercato e voluto da Alejandro Jodorowsky.
Dan O'Bannon, autore della sceneggiatura originale di "Alien", descrive quel progetto come un "sogno meraviglioso, ma realizzato solo in parte".
"E questa parte", continua, "è consistita nel riunire nello stesso luogo i migliori artisti del fantastico presenti allora sulla piazza, e chiedere a loro di visualizzare il film".
Ma neppure i prodigiosi sforzi fatti da artisti del calibro di Hans R. Giger, Jean "Moebius" Giraud Chris Foss (trovate QUI alcune informazioni sul lavoro di questo illustratore) poterono salvare il film.
"Andò a finire che mi ritrovai a Los Angeles senza soldi, senza casa e senza macchina", raccontò O'Bannon, che si rivolse allora all'amico Ron Shusett, e nel giro di poco tempo i due ripresero in mano una vecchia sceneggiatura intitolata "Memory" - che essenzialmente è la prima parte di "Alien" - per cui O'Bannon aveva problemi ad immaginare un finale e che Shusett, pensando ad un'altra storia dell'amico ambientata nella Seconda Guerra Mondiale, dove dei sabotatori si introducono in un bombardiere, riesce a trovare una soluzione.
I due prendono in esame anche "Ixtl", un breve racconto di Alfred Van Vogt pubblicato poi nel libro "Crociera nell'infinito" (Van Vogt minacciò addirittura di fare causa alla produzione del film per la somiglianza tra le due creature), e "Il mostro dell'astronave", un piccolo e dimenticato film di fantascienza del 1958 diretto da Edward L. Cahn (Scott si ispirerà, almeno visivamente, comunque anche ad uno dei rari film di fantascienza realizzati in Italia, e cioè "Terrore nello spazio", diretto da Mario Bava nel 1965).
Ma in "Alien"  si ritrova anche molta letteratura horror e gotica di fine dell'800 e inizio del '900, e il pensiero corre soprattutto all'opera di Howard Phillips Lovecraft e al suo "Le montagne della follia", che la prima parte del film cita abbondantemente.

La nuova storia, intitolata "Star beast", in ogni caso viene così compilata dai due, e O'Bannon la scrive ispirato dal lavoro fatto da Giger per "Dune".
Un altro illustratore coinvolto in "Dune" viene contattattato da O'Bannon e Shusett per cominciare a definire l'aspetto visivo della storia; è Ron Cobb, che accetta di buon grado l'impegno, anche se, ricorda l'artista, la sceneggiatura iniziale prevedeva un "progetto dalle dimensioni più ridotte".
Le cose cambiano quando la sceneggiatura arriva nelle mani dei dirigenti della Brandywine Productions, che poco dopo stringono un accordo con la Twentieth Century Fox e il budget del film viene fissato a 8 milioni di dollari.
La storia intanto venne resa più agile dalle mani di Walter Hill e di David Giler, che soppressero alcune scene e ne svilupparono altre.
Hill avrebbe voluto occuparsi di persona della regia, ma, oberato di impegni, decise di puntare su Ridley Scott, un giovane regista inglese che in quegli anni si stava affermando.
Scott lesse lo script di "Alien" in meno di un'ora e accettò subito l'impegno.
A quel punto entra nel progetto anche Giger, grazie all'ostinazione di O'Bannon, che non ha mai smesso di pensare ai disegni dell'artista svizzero.
Li sottopone a Scott, che ne rimane vivamente impressionato (la frase di Scott che O'Bannon ricorda è: "Accidenti... non so se i miei problemi sono finiti o sono appena cominciati").
Ma Giger si rivela l'uomo giusto nel posto giusto, e fa un ottimo lavoro.
Il risultato è sorprendente: tutto è lontanissimo da ciò che, fino ad allora, si è mai visto sullo schermo.
Anche Moebius collabora al film, ma solo per poco tempo (realizzò parecchie illustrazioni per i vari momenti del film, ma alla fine solo la sua concezione delle tute spaziali degli astronauti venne poi mantenuta).
Il cast tecnico si supera, compreso il compositore della colonna sonora Jerry Goldsmith, facendo diventare "Alien" un prodotto innovativo su più fronti e che avrà, come pochi altri titoli, una lunga influenza sui film del genere realizzati successivamente.

Una novità importante (in un film di fantascienza, soprattutto) è anche la presenza di una protagonista femminile piuttosto credibile (almeno nel primo film), Ellen Ripley, interpretata dall'allora quasi esordiente Sigourney Weaver, che finirà per diventare una caratteristica della serie e che fu una variazione sulla sceneggiatura originale, che prevedeva altro.

L'angoscia generata dalla storia del film sta proprio nella situazione narrata: il disperato girovagare dell'equipaggio tra i claustrofobici labirinti dell'astonave, in cerca di (un'impossibile) salvezza, fa crescere progressivamente il terrore, sia nei personaggi che nel pubblico, insieme alla consapevolezza che l'alieno, superiore in tutto, bracca gli umani in un gioco crudele, che riserva solo la fuga o la morte come possibili finali.
"Alien" è una delle più inquietanti riflessioni sul ruolo (e sulla condizione) della specie umana nel cosmo che il cinema abbia mai offerto.

Nel 1980 il film vince l'Oscar nella categoria Migliori effetti speciali e visivi (a cura di Hans Ruedi Giger, Carlo Rambaldi, Brian Johnson, Nick Allder e Denys Ayling) ed ha la nomination come Migliore scenografia (di Michael Seymour, Leslie Dilley, Roger Christian e Ian Whittaker).
Nel 2002 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
Nel 2008 viene inserito al 33º posto della "Lista dei 500 film più grandi di tutti i tempi" della rivista cinematografica Empire.

Vi lascio con due documentari che raccontano la genesi e lo sviluppo del film:

"Alien: Behind the scenes":


e "Alien documentary":

Buona visione!

 P.S. Altri articoli su fumetto, illustrazione, cinema, televisione ed altro li trovate QUI