Pasquale Frisenda

Attilio Micheluzzi - L'avventura per passione

Maestro di atmosfere, abbinò una grande abilità narrativa all'approfondimento dei periodi storici trattati, il tutto accompagnato da un senso grafico fuori dal comune.

05/09/2013
Attilio Micheluzzi - L'avventura per passione

"Alto, slanciato, atletico, con una sicura baldanza nell'incedere, il passato avventuroso, Attilio Micheluzzi entra nel mondo del fumetto in modo stranamente timido. Inizia infatti con lo pseudonimo di Igor Artz Bajeff, non certo facile da indossare ne da pronunciare, in omaggio ad una nonna di Belgrado. Il suo passato più prossimo (gli anni '70) è quello di architetto di aeroporti, ospedali e ambasciate in Africa, tra Senegal, Tunisia, Nigeria, Marocco e, infine, la Libia, da dove viene rimpatriato assieme con molti italiani residenti dopo la caduta della monarchia di quel paese a opera di Gheddafi. Mal d'Africa a parte, per vari motivi di varia natura abbandona il suo vecchio mestiere e si dà al fumetto, vecchia passione affastellata nei cassetti fin da ragazzo. Dopo un po' di pubblicazioni realizzate "in incognito" sul "Corriere dei ragazzi", arriva poi a firmare con nome e cognome le sue storie e finalmente a "dichiararsi" come autore. E' il 1974, e da allora, a cascata, quasi come diga senza argine, è un continuo apparire in questa o in quella edizione, di questo o quel personaggio. La sua matita ha creato almeno otto personaggi di rilievo: "Arthur Travis", "Johnny Focus", "Petra Chérie", "L'Uomo del Tanganika", "L'Uomo del Kyber", "Simon Flash", "Marcel Labrume", "Rosso Stenton" e altre serie per lettori di tutte le età. Una valanga produttiva e di idee che pare non avere cedimenti; Micheluzzi, puntiglioso e preciso, riesce a pensare e disegnare storie affascinanti in un tempo che sembra sempre il più breve possibile, riuscendo poi sempre ad ottenere, attraverso un'inquadratura, il segno e la metrica narrativa, risultati davvero stupefacenti. Nelle sue storie non ci sono troppe concessioni a prologhi o presentazioni: ci si cala dentro fin dalla prima vignetta e le si vive d'un fiato fino in fondo, queste avventure fatte di bianchi e neri purissimi, solari ed eleganti".
(dall'introduzione a "Marcel Labrume: A la recherche du temps perdu così come me l'ha raccontata" - Milano Libri Edizioni - 1985)

Attilio Micheluzzi nasce l'11 agosto 1930 a Umago, in Istria, all'epoca territorio italiano (oggi fa parte della Croazia).
Da ragazzo si appassiona al volo (passione che non lo abbandonerà mai, come si può facilmente riscontrare in molti suoi fumetti) grazie al padre, che è comandante di squadriglia della Regia Aereonautica.
Si laurea in architettura a Napoli ma esercita prevalentemente in Africa.
E' sul punto di essere nominato Architetto della Casa Reale a Tripoli (anche se Micheluzzi spesso si ritenne fallito come architetto), quando, nel 1969, Muhamar Gheddafi innesca un colpo di stato che obbliga a rientrare in patria lui e molti italiani.
In Italia non trova più le opportunità (né le motivazioni) per riprendere la sua professione e, giunto ormai all'età di quarantadue anni, si stabilisce a Napoli con la sua famiglia e si dedica totalmente al fumetto.

Dopo aver inviato alcune tavole al "Corriere dei Ragazzi" di Giancarlo Francesconi, al quale piacciono, inizia a percorrere la via che lo porterà a diventare nel giro di pochissimo tempo uno dei migliori e più originali fumettisti italiani.
Il suo debutto artistico avviene dunque sulle pagine del "Corriere", firmando le sue tavole con lo pseudonimo di Igor Artz Bajeff, cosa che comunque abbandonerà presto.
La prima storia pubblicata è un'avventura della serie "Dal nostro inviato nel tempo Mino Milani" dove, ovviamente su testi di Guglielmo "Mino" Milani (uno dei pilastri di quella pubblicazione), disegna "Il pilota che morì due volte" ("Corriere dei Ragazzi" n.11, del 12 marzo 1972).
Una storia che gli consente di trattare, neanche a farlo apposta, il tema dell'aviazione, che segna l'inizio di una proficua collaborazione con quella rivista e che proseguirà fino al 1976, con una serie di racconti scritti sempre da Milani (ma firmati dallo scrittore anche con molti dei suoi pseudonimi, tra cui Stelio Martelli, Piero Selva ed Eugenio Ventura).
Nonostante un esordio non proprio precoce, l'autore ha realizzato nella sua carriera una vasta produzione di fumetti e personaggi differenti (collaborando alle moltissime riviste allora presenti sul mercato, dal "Corriere dei Ragazzi", come detto, a "Il Giornalino", oppure "Comic Art", "Orient Express", "L'Eternauta", "Skorpio", "Supergulp", "Più") tenendo sempre la massima cura ed attenzione al disegno, alla narrazione per immagini e alla costruzione delle tavole.
Micheluzzi mostra sin da subito una forte predilezione per le storie d'avventura solitamente caratterizzate da un'ambientazione che si potrebbe definire d'epoca, in un passato più o meno recente e molto spesso incastonata in periodi di grandi conflitti e grandi cambiamenti.
Ovviamente non mancano fumetti ambientati nel presente come "Johnny Focus" (il suo primo personaggio seriale, creato nel 1974 e realizzato fino al '76 per il "Corriere dei Ragazzi"), un fotoreporter sempre in giro per il mondo che si trova coinvolto in situazioni pericolose ed avventure ad alto rischio, e nelle cui storie non mancano anche risvolti sociali (successivamente il personaggio verrà ripreso sulle pagine di "Orient Express", nel 1982), oppure una storia di "Dylan Dog", la sua prima collaborazione con Tiziano Sclavi (sceneggiatore che ritroverà poi in "Roy Mann").

Nel 1976 esordisce sulle pagine de "Il Giornalino" il personaggio di "Capitan Erik", realizzato su testi di Claudio Nizzi (autore poi di "Larry Yuma" e "Nick Raider", oltre che storico collaboratore di "Tex").
Nel 1977, Micheluzzi crea, sempre per "Il Giornalino", il personaggio di "Petra Chérie", uno dei suoi più riusciti e importanti, che verrà poi ripreso nel 1982 sulle pagine della rivista "Alter Alter" (e anche in questa occasione l'autore sfoga la sua passione per gli aerei).
Con "Petra Chérie" si entra nel vivo, forse per la prima volta, della poetica narrativa e grafica di Attilio Micheluzzi: Petra de Karlowitz è un'affascinante ragazza di origine polacca che ha vissuto a lungo in Cina, che parla correttamente cinque o sei lingue e vive le sue avventure negli anni della Prima Guerra Mondiale.
Abita in una grande casa a Sluis, in Olanda (nazione rimasta neutrale al conflitto), dove amministra la società commerciale della famiglia.
Da vera anticonformista qual'è, nutre una certa simpatia per gli alleati franco-inglesi (verso cui offrirà i suoi servigi come spia), osteggiando invece le forze tedesche.
E' un'abile pilota d'aereo, anche spericolata, ed è pronta a sfidare la sorte a testa alta, fa sempre quel che le pare senza aspettare l'approvazione di nessuno e senza dover essere considerata per questo un'antesignana del femminismo.
Anzi, l'autore considerava il suo personaggio per certi versi quasi una sorta di risposta "…ad un tipo femminile che andava allora di moda, sguaiato, violento, spesso poco pulito, blindato in altre chiusure mentali in contrapposizione a quelle proposte da una parte della società di quegli anni, e che credeva di realizzarsi ed emanciparsi semplicemente dicendo "cazzo" ad ogni istante".

Nel 1980 nasce invece "Marcel Labrume", uno dei migliori personaggi di Micheluzzi, un soldato francese (il cognome significa letteralmente "la nebbia", per sottolineare il carattere del personaggio) di stanza in Africa del nord nel 1942, che si contraddistingue per essere molto credibile e umano, cinico e disilluso, ricco di difetti e di contraddizioni.

Le capacità di Micheluzzi non sfuggono all'attenzione di Sergio Bonelli, che gli chiede di realizzare due albi della splendida collana "Un uomo un'avventura", realizzata tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 dalla casa editrice Cepim (futura Sergio Bonelli Editore), che richiama al lavoro una generazione di autori di fumetti (italiani e non solo), che rappresentano forse tra i più alti livelli di qualità narrativa e grafica mai visti in Italia.
"L'Uomo del Tanganyka", del 1978, ambientato durante la guerra del 1914-18 con la contrapposizione di tedeschi ed inglesi in territorio africano, e "L'Uomo del Khyber", nel 1980, ambientato in Afghanistan nel 1979, che in vece narra le gesta di Reginald Winkie e la sua difficile condizione a cavallo tra cultura europea ed indiana, sono il meraviglioso contributo dato da Micheluzzi alla collana.

Nell'82 crea poi il personaggio di "Molly Manderling" (ritrovando il grande Mino Milani ai testi).
La storia è ambientata sul finire dell'ottocento nel Granducato di Mecklenburgo, nella Germania nord-orientale, e ancora una volta i due autori riescono a creare uno splendido affresco di un epoca, che vede la giovane dottoressa Molly Manderling suo malgrado coinvolta in complessi giochi di potere e intrighi di palazzo volti ad impedire la naturale successione del principe Gustavo V di Mecklenburgo.
Nello stesso anno inizia a collaborare con un'altra rivista di fumetti d'autore, "L'Eternauta", per la quale crea "Rosso Stenton": l'ambientazione è a ridosso della Seconda Guerra Mondiale, e "Rosso" è un marinaio di prima classe a bordo del "Cincinnati", una nave da guerra americana, ma le sue avventure lo vedranno impegnato in giro per il mondo, tra la Manciuria e la Russia.
Più o meno dello stesso periodo è la serie "Air Mail", il cui primo episodio viene pubblicato a puntate su "Orient Express".
Con questa serie, Micheluzzi torna ancora al suo tema prediletto, quello dell'aviazione, ma stavolta raccontando le avventure di un corriere postale, e anticipando tra l'altro di qualche anno un'altra opera su questo stesso tema: nel 1986 pubblica infatti il primo episodio di "Jean Mermoz" (sulla rivista "Corto Maltese"), la biografia dell'omonimo pilota francese pioniere dell'aviazione postale del secolo scorso, fumetto che troverà pubblicazione completa soltanto in volume da parte dell'editore Lizard.
Rispetto alle opere di cui abbiamo parlato in precedenza, la principale novità formale di "Air Mail" e "Rosso Stenton" riguarda sostanzialmente l’introduzione del colore, realizzato sempre dall'autore con toni piuttosto tenui (utilizzando anche dei pastelli) e mai coprenti.
Nel 1987, spiazzando i suoi lettori, esordisce con un nuovo stile, una personale linea chiara che si adatta alla perfezione alle avventure scanzonate e ipercitazionistiche del fantastico/fantascientifico "Roy Mann", fumetto che si segnala anche per i testi di Tiziano Sclavi (il creatore di "Dylan Dog" e "Altai & Jonson").
La serie vede la luce sulla rivista "Comic Art" a partire dal giugno 1987, e parla di uno sceneggiatore di fumetti degli anni '30 che, in una serie continua di rimandi e sovrapposizioni di realtà e finzione, confonde la sua vita privata con le fantascientifiche avventure che lui stesso narra.
Nato come albo autoconclusivo, "Roy Mann" si è trasformato in personaggio seriale grazie al favore dimostrato dai lettori.
In tutto Micheluzzi ne disegnerà tre avventure, la terza pubblicata postuma, sempre da "Comic Art", nel 1991.
La collaborazione di Micheluzzi con Sclavi era iniziata poco prima con "Gli orrori di Altroquando" (uscito sempre nell'87), il secondo albo speciale di "Dylan Dog", una storia fatta di tante microstorie surreali, granguignolesche, commoventi e decisamente spiazzanti.

Nelle pagine di "Comic Art", l'autore pubblicherà anche "Titanic" (nel 1988), una narrazione romanzata e ricca di umanissimi personaggi del viaggio inaugurale del transatlantico più famoso del mondo.
Una storia più consueta sulle vicende del Titanic era stata già affrontata dall'autore sulle pagine del "Corriere dei Ragazzi" per la serie "Dal nostro inviato nel tempo Mino Milani" nel 1972 (curata nei testi ovviamente da Milani) con la storia "La tragedia del Titanic".

Su "Comic Art" troveranno inoltre spazio l'episodio "Articolo 7", per la serie "I diritti umani" (realizzato con uno stile caricaturale e grottesco, lontano da quello solito dell'autore) e soprattutto la storia che può essere considerata il suo testamento: "Afghanistan", una lucida analisi della difficile situazione politica e sociale di quel paese.
Quest'opera non è stata mai portata a termine, ma la sua pubblicazione (su "Comic Art" n. 75, del gennaio 1991) ha consentito  di apprezzare il metodo di lavoro dell'autore; le tavole pubblicate dalla rivista infatti alternano vignette appena abbozzate ad altre ben rifinite ad altre ancora complete ed inchiostrate.
In "Siberia" (pubblicata su "Corto Maltese" nel 1989) invece vengono narrate le vicende umane di Gabriel Belosselsky Kovalensky, aristocratico russo che in seguito ad un fallito attentato alla vita dello Zar Nicola II Romanov viene condannato ai lavori forzati in Siberia, punto di partenza di una vita intensa e dolorosa.

Se già conoscete il lavoro di Attilio Micheluzzi, magari questo post vi farà venire la voglia (spero) di rileggere alcune sue cose, ma se è la prima volta che sentite fare il suo nome, beh, allora vi aspetta la grande occasione di poter arrivare a scoprire la splendida opera di uno dei maggiori fumettisti italiani, che ha saputo coniugare una grande e sentita abilità narrativa ad uno scrupoloso approfondimento dei periodi storici trattati, il tutto accompagnato da un senso grafico fuori dal comune, figlio di illustri riferimenti (tra cui spiccano senz'altro Milton Caniff, Alex Raymond e Hugo Pratt), capace di creare, tavola dopo tavola, pregnanti atmosfere in cui immergere le sue storie, i suoi personaggi e, non ultimi, i suoi lettori.
Famose restano, in questo senso, le sue ambientazioni notturne, dense di massicci neri su oggetti e personaggi in contrasto con luminosissimi cieli.
Seguendo il suo lavoro, si nota che lo stile di Micheluzzi cresce di storia in storia, affinandosi sempre più e puntando sugli elementi verso cui l'autore si sente portato, tra cui le ambientazioni (sempre molto curate, anche se rappresentate con un tratto quasi impressionista) e le inquadrature (alcune decisamente anomale, ma frutto di un senso estetico straordinario), e invece "nascondendo" nelle vignette, con abilità e molta ironia (a volte soprapponendo semplicemente i balloon addosso a dei dettagli), le cose che nel disegno lo affaticavano maggiormente.

Attilio Micheluzzi muore prematuramente il 20 settembre del 1990.

Su di lui e sul suo lavoro sono stati realizzati molti volumi, e qui segnalo almeno "Attilio Micheluzzi" (ed. Del Grifo - 1986), di Mauro Paganelli e Vincenzo Mollica, "Micheluzzi" (Little Nemo Editore - 2010) a cura di Santo Alligo con interventi di Vincenzo Mollica e Loris Cantarelli, e "Attilio Micheluzzi, architetto d'avventure" (Black Velvet Editrice - 2008), realizzato dal Napoli Comicon, che possono essere delle perfette, complete e dettagliate guide per arrivare ad apprezzare e capire meglio il lavoro compiuto da Micheluzzi, autore che forse, in questi ultimi anni, è stato un po' troppo dimenticato (in favore di chi o cosa non si capisce bene, visto che da tempo si sente l'assenza di autori con questa preparazione, capacità e peso).

Tra i più importanti riconoscimenti ottenuti dall'autore spiccano lo Yellow Kid nel 1980 a Lucca comics, e il Prix Alfred nel 1984 ad Angoulême (la più grande manifestazione fumettistica francese).

Esiste anche un premio intestato al grande autore: ogni anno, infatti, nell'ambito della rassegna Napoli Comicon, vengono assegnati i Premi Attilio Micheluzzi alle opere, sia italiane che internazionali, che si distinguono nelle varie categorie prese in esame.

Nel caso, buone (ri)letture!

P.S. Altri articoli su fumetto, illustrazione, cinema, televisione ed altro li trovate QUI.