Pasquale Frisenda

Aurelio Galleppini, il quieto signore del West

Il suo nome resterà legato per sempre alla creazione di Tex, personaggio che, per moltissime persone, è sinonimo stesso di fumetto.

02/10/2013
Aurelio Galleppini, il quieto signore del West

"Insomma, ciò che Bonelli e Galleppini andavano costruendo insieme, guidati da un genuino entusiasmo, era una sorta di cinema fatto in casa, con pochi mezzi (una penna, una matita, un foglio di carta), ma avvincente e ricco di sorprese come i migliori prodotti hollywoodiani. Certo, per i vestiti, per le armi, per le ambientazioni, la documentazione era molto scarsa, difficile da trovare; Galep, però, si arrangiava, osservando attentamente i manifesti dei film in uscita e rispolverando il lontano ricordo delle pellicole di Tom Mix, di Ken Maynard e di tutti gli altri ingenui "principi" dei B-movies muti, che aveva visto da bambino, in Sardegna. All'epoca, suo zio gestiva l'unica sala cinematografica del paese, e lo lasciava entrare spesso, a divorare, con il cuore che batteva a mille e gli occhi sbarrati dalla meraviglia, quelle sparatorie, quei paesaggi, quei cowboys e quegli indiani che poi Galleppini avrebbe ricreato da maestro, per quasi mezzo secolo, sulle pagine del "suo" Tex.
(Graziano Frediani in Dietro la porta, il West!, pubblicato nel primo numero di Tex, collezione storica a colori - 2007)

Se c'è un disegnatore che più di tutti ha incarnato l'idea dell'artista dedito anima e corpo alla sua creazione grafica, quello è sicuramente Aurelio Galleppini, conosciuto dai suoi lettori anche solo come Galep.

Nato il 28 agosto del 1917 a Casal di Pari in provincia di Grosseto, da genitori sardi che presto sarebbero ritornati sull'isola, si avvicinò al mondo del fumetto passando prima dall'animazione e comunque specializzandosi nella riproduzione di cavalli, capacità che gli sarebbe tornata molto utile per la serie a fumetti che più di tutte ha caratterizzato la sua carriera: Tex.
Visse la maggior parte della sua giovinezza in Sardegna, dove lasciò gli studi al secondo anno dell'iIstituto industriale per dedicarsi al disegno e alla pittura, che coltivò da assoluto autodidatta.
Nel 1935, quando aveva solo 18 anni, alcuni suoi disegni apparvero in filmini animati eseguiti per conto di una Casa tedesca fabbricante di proiettori a due tempi.
I primi disegni dell'autore stampati su periodici risalgono invece, l'anno successivo, nel 1936, con fiabe illustrate per Mondo Fanciullo, rivista dedicata all'infanzia.
Dal 1937 al 1939 collabora a Modellina con i suoi primi racconti illustrati – In terra straniera, La prova dei coccodrilliAll'ombra del tricolore, Le avventure di Pulcino (quest'ultimo un grande albo a colori in chiave umoristica) – oltre a disegnare alcune copertine per Il Mattino Illustrato e a illustrare Il segreto del motore di Andrea Lavezzolo (autore poi de Il piccolo ranger e Kinowa).
Negli stessi anni disegna per Mondadori due lunghi racconti a fumetti, sceneggiati da Federico Pedrocchi: Pino il mozzo e Le perle del mar d'Oman.
Nel 1940, Galleppini si trasferisce a Firenze dove inizia la collaborazione con la casa editrice Nerbini.
Sull'Avventuroso, vengono alla luce numerosi racconti a fumetti, di alcuni dei quali Galleppini cura anche la sceneggiatura.
La censura preventiva e altre assurde disposizioni del regime, che venivano a snaturare il contenuto e la forma dei racconti a fumetti, inducono il disegnatore a sospendere temporaneamente ogni attività nei fumetti.
Nell'immediato dopoguerra, Galep è impegnato nel campo della pittura – con lusinghieri successi – in quello del cartellonismo e all'insegnamento del disegno.
Nel 1947 riprende l'attività di illustratore con una serie di albi per l'Intrepido, fra i quali: Il clan dei vendicatori, Il corsaro gentiluomo, Il giustiziere invisibile, La perla azzurra, inoltre illustra testi classici dell'avventura come: I Tre Moschettieri, La Maschera di Ferro, Le Mille e una Notte, Il Barone di Münchhausen, ma anche una versione a fumetti della famosa fiaba di Carlo CollodiPinocchio, e anche in quel caso Galleppini si distingue per il suo tratto di matrice classica, molto realistico ed elegante.
Nel 1948 arriva una svolta decisiva nella sua carriera: viene chiamato da Tea Bonelli a lavorare per le Edizioni Audace, che erano state rilevate qualche anno prima da Gian Luigi Bonelli e che adesso lei dirigeva.
L'incarico è quello di disegnare due nuovi personaggi creati da Gian Luigi: Occhio Cupo, sul quale si ripongono (tutte) le speranze, anche per il nuovo formato con cui lo si lancia (l'albo vedrà la luce su un sontuoso e grande formato, al caro prezzo di ben 30 lire), e Tex (pubblicato invece nel classico ed economico formato a striscia, a sole 15 lire). 
Galleppini, per reggere l'enorme carico di lavoro e velocizzare i tempi, si trasferisce addirittura a casa dei Bonelli e lavora di giorno alle tavole del primo e di notte a quelle del secondo personaggio, tenendo un ritmo forsennato che al giorno d'oggi è praticamente improponibile.
Le due serie alla fine escono, ma mentre Occhio Cupo si rivela nei fatti un flop e la testata chiude quasi subito, Tex è un successo inaspettato, in costante crescita numero dopo numero, e dal quale l'autore non si separerà più fino alla sua scomparsa.

Stabilitosi in Liguria, Galleppini disegnerà tantissime storie e tutte le copertine degli albi del personaggio fino al 1994 quando, colpito da una malattia, dovette abbandonare la testata.
Sarebbe morto in quello stesso anno, ancora al lavoro nonostante la fatica che gli costava.

Sono ovviamente moltissime le storie di Tex da lui realizzate, ma qui vorrei ricordarne alcune in particolar modo: Il totem misterioso e La valle della Luna (ovvero la prima storia di Tex, uscita nel 1948, e il celebre episodio dove è presente l'unico nemico extraterrestre di Tex, uscito nel 1968 nel n.54. In entrambe le storie si nota l'elegante e originario segno di Galep, fortemente influenzato dalla lezione di Alex Raymond), Tra due bandiere (1970 - albi 113/114/115), Il figlio di Mefisto (1971 - albi 125/126/127/128), Lotta sul mare (1973 - albi 154/155/156), Gli sterminatori (del 1975, pubblicata nell'albo n. 134, è una insolita storia breve, dove si nota sia una netta maturazione del segno di Galleppini come anche una ricerca iconografica più evidente e precisa, frutto dell'influenza dei nuovi autori che allora stanno emergendo nel fumetto western italiano, come Gino D'Antonio e Renzo Calegari nella loro serie Storia del West), El muerto (1976 - albi 190/191), L'idolo di cristallo (1980 - albo 200).
Una delle più celebri, oltre che amata dai lettori, è poi Il giuramento (1972 - albi 103/104/105/106), dove viene raccontata la morte di Lilyth (la donna indiana a cui Tex aveva legato la sua vita dopo che l'aveva avuta salva proprio grazie a lei, e dalla cui unione era poi nato Kit), a causa di alcune coperte infette portate nel villaggio Navajos da uomini senza scrupoli, e la conseguente e tremenda vendetta dell'eroe.
Ma di storie rappresentative della carriera dell'autore se ne potrebbero citare tante altre, ovviamente.

In ricordo di Galep, a Chiavari viene organizzato il Premio biennale d'arte Aurelio Galleppini, concorso di valenza nazionale patrocinato dalla Regione Liguria, Provincia di Genova e Comune di Chiavari.
Nel quartiere romano di Mezzocammino (Municipio XII, sito tra Roma ed Ostia) una strada porta il suo nome; nella rotonda adiacente, una gigantografia riproduce il personaggio di Tex.
In questo modo la città di Roma ha voluto rendere un tributo al fumetto considerato un fenomeno artistico che ha caratterizzato molte forme d'arte del '900: le strade adiacenti sono infatti tutte dedicate ai creatori del fumetto italiano ed anche le scuole del territorio, dall'asilo nido alla scuola media, riportano i nomi di personaggi dei fumetti.
A Cagliari gli è stata dedicata una piazza.

Probabilmente né Gian Luigi Bonelli e né Aurelio Galleppini potevano immaginare che Tex sarebbe diventato nel tempo un personaggio che, per moltissime persone, è sinonimo stesso di fumetto nel nostro Paese, ma così è.
Nei primi numeri, l'aspetto fisico dell'eroe, vagamente ispirato all'attore Gary Cooper, riprende molte caratteristiche dal personaggio di Occhio Cupo: i pantaloni così stretti da sembrare una calzamaglia, gli stivali flosci e la camicia a frange.
Quando, contrariamente a tutte le previsioni, fu la serie di Tex a riscuotere successo, queste caratteristiche vennero poi gradualmente abbandonate in favore dell'aspetto attuale del personaggio, più realistico e vicino all'abbigliamento dei ranger del Texas, gruppo in cui Tex entra a far parte nei primi numeri della serie (dopo un esordio da fuorilegge) grazie all'amico Kit Carson, che diventerà poi anche uno dei suoi inseparabili pards, insieme all'indiano Tiger Jack e, successivamente, a suo figlio, Kit.
Il nome del personaggio, a quanto sembra, fu ispirato dall'insegna di un negozio milanese, Tex Moda, mentre il cognome avrebbe dovuto essere "Killer", ma fu stemperato in Willer per decisione di Tea Bonelli, poco prima di andare in stampa per non sfidare le ire degli agguerriti censori.

Tex è in realtà la seconda serie western ideata da Gian Luigi Bonelli: la prima, del '47, fu Il Giustiziere del West (realizzato insieme a Giorgio Scudellari e ispirato alla figura di Lone ranger) che uscì nelle edicole in un periodo caratterizzato dal grande successo di altre pubblicazioni dello stesso genere, quali Il grande Blek e Capitan Miki del trio di autori conosciuto come EsseGesse (Giovanni Sinchetto, Dario Guzzon, Pietro Sartoris).

Anche se per anni le storie del personaggio bonelliano si mantengono nel solco dell'avventura più tradizionale e con pochi agganci all'autentica Storia del west, Tex, anticipando di parecchio il revisionismo storico operato nel genere western dalle major Hollywoodiane negli anni '60/'70, è la prima serie a fumetti ad offrire un diverso punto di vista sugli indiani - o nativi americani, come sarebbe più corretto chiamarli - che non appaiono più come macchiette stereotipate di anonimi selvaggi, ma come popoli dotati di una evoluta e radicata cultura.
Nella saga pluridecennale di questo personaggio non si contano le nette prese di posizione da parte di Tex a favore dei pellerossa, quando è convinto delle loro ragioni, almeno.
A conferma di questo, va aggiunto che è anche conosciuto con il nome di Aquila della notte (soprannome che gli è stato dato dopo un riuscito travestimento) ed è a capo della nazione indiana dei Navajos.
Gli ambienti, le armi e i costumi che hanno caratterizzato l'epopea del west si fanno, via via, più precisi e documentati, e gli autori riescono cosi a far immergere i loro lettori in un mondo si di fantasia, ma sempre e comunque credibile e riconoscibile.

Oltre Galleppini, che ha dedicato, come detto con un amore mai venuto meno, la sua intera carriera al personaggio, sono poi arrivati a dare man forte al disegnatore toscano (ma ligure d'adozione) molti altri disegnatori, che hanno lasciato il loro segno nella serie e nel cuore di migliaia di lettori, tra cui è d'obbligo ricordare almeno Guglielmo Letteri, Erio Nicolò, Fernando Fusco, Giovanni Ticci, Fabio Civitelli, Vincenzo MontiClaudio Villa, ma la lista delle matite che si sono avvicendate sulla serie sono davvero tante.
Parallelamente alla collana regolare mensile sono poi nate, negli anni, diverse altre pubblicazioni dedicate al personaggio, tra cui la collana Tex gigante (meglio conosciuta come i Texoni), che ha permesso a disegnatori di calibro internazionale ma lontani dal mondo di Tex di confrontarsi con questa icona del fumetto, e tra questi volumi vale la pena ricordare almeno quelli realizzati dall'italiano Magnus (Roberto Raviola), dello spagnolo Alfonso Font e dall'americano Joe Kubert (volume poi pubblicato anche sul mercato statunitense).

Tra gli sceneggiatori che hanno contribuito al successo di Tex vanno di certo ricordati anche Sergio Bonelli, che sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta ha scritto alcune delle storie più riuscite dell'intera serie, Claudio Nizzi e Mauro Boselli.

Il successo di Tex (che è arrivato di sfiorare le 800.000 copie al mese negli anni '70/'80) è uscito ampiamente dai confini nazionali, e oggi il ranger bonelliano è pubblicato in molti paesi nel mondo, tra cui il Brasile e il Portogallo, dove ha da sempre raccolto un notevole riscontro.
Oggetto di infiniti esami sociologici e tesi di laurea, la tenuta della serie ha qualcosa di miracoloso (non esiste al mondo un altro personaggio che è stato presente sul mercato per più di sessant'anni ininterrottamente e sempre in cima alle classifiche di vendita), ma la ragione va cercata, a mio parere, nel personaggio in sé, più che nelle storie o nell'indubbia qualità grafica che l'editore si è sempre preoccupato di garantire alla pubblicazione.
Tex, per le intere generazioni di lettori che si sono legate a lui, è quello che tutti vorremmo essere ed è quello che vorremmo fossero i nostri amici (e persino i nostri nemici).
Un uomo chiaro, diretto, sempre alla ricerca della verità, senza compromessi.
Un amico (come lo intendono moltissimi dei suoi appassionati lettori) leale.
Tex è un personaggio solare, sempre vincente (anche se a volte con amarezza) ma che è capace di soffrire.

Dopo la nascita di Tex, nella carriera di Aurelio Galleppini non ci sono state molte varianti, anche se va senz'altro segnalato il volume L'Uomo del Texas (1977), il contributo che l'autore diede, su testi di Guido Nolitta (Sergio Bonelli), alla celebre collana Un uomo un avventura, pubblicata dalla CEPIM (oggi Sergio Bonelli Editore) dal 1976 al 1980.

Diversi volumi sono stati invece dedicati al lavoro e alla figura di Galleppini, e uno dei più recenti è L'arte di Galep, uscito nel 2012 e curato da Graziano Romani, dove viene raccontata la sua storia personale e la sua evoluzione artistica, attraverso curiosità, interventi di amici e colleghi e una serie di immagini a colori e in bianco e nero, molte delle quali inedite.

In questi video dedicati a Galep, trovate le strisce del primo numero di Tex, una carrellata di copertine, un breve servizio di un TG dove si vede anche l'esperimento per un progetto di animazione che non ha avuto seguito e, infine, la versione in semianimazione del già citato episodio intitolato El Muerto, realizzata per la celebre trasmissione televisiva Supergulp!:

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