Pasquale Frisenda

Passeggiando tra le nuvole parlanti (9) - 'L'Uomo ragno' di Stan Lee e Steve Ditko

Due parole sui personaggi, gli autori e le personalità del mondo del fumetto italiano e internazionale

02/12/2013
Passeggiando tra le nuvole parlanti (9) - 'L'Uomo ragno' di Stan Lee e Steve Ditko

"L'Uomo ragno" ("Spider-man") di Stan Lee e Steve Ditko

Stati Uniti - 1962

"Da un grande potere derivano grandi responsabilità"
(Ben Parker a suo nipote Peter)

Una delle frasi più celebri del mondo dei super-eroi è stata scritta da Stanley Martin Lieber - in arte Stan Lee - nel 1962, per quella che è, forse, la sua creatura a fumetti più celebre e amata, quell'"Uomo ragno" nato quasi in sordina su una rivista in chiusura ("Amazing fantasy") e diventato invece la bandiera della casa editrice Marvel.

Stan Lee vuole realizzare un fumetto dove ogni adolescente possa davvero identificarsi, creando un protagonista, Peter Parker (il giovane alter-ego dell'Uomo ragno), che si confronti con tutti tipici problemi che un ragazzo affronta ad una certa età.
Dopo aver buttato giù una prima idea, Lee sottopone la cosa a Jack Kirby - allora il suo più prezioso collaboratore e co-creatore insieme a lui di buona parte del cosiddetto Universo Marvel - ma, dopo i primi bozzetti in cui Kirby realizza anche il famoso costume (e per cui riutilizza alcune vecchie idee per progetti precedenti ma poi scartati), è chiaro a tutti che non è lui il disegnatore più adatto per raccontare le gesta del nuovo eroe, perché ritrae sia Peter Parker che L'Uomo ragno con i tipici tratti del suo stile molto epico e muscolare, cosa che l'Uomo ragno non deve né può essere.
Il tutto passa allora nelle mani di Steve Ditko, un autore meno solare e spettacolare di Kirby (volendo anche meno abile) e che propone uno stile molto diretto e "semplice", ma che nel suo lavoro presta comunque una particolare attenzione nel rendere plausibili ed identificabili i mondi in cui inserisce i suoi personaggi.
Ditko si rivela essere la scelta giusta: il disegnatore delinea in maniera chiara tutte le caratteristiche del personaggio principale e dei maggiori comprimari e interverrà poi anche in maniera attiva come soggettista e sceneggiatore nei primi anni di vita della collana (cosa, questa, che gli creerà non pochi contrasti proprio con Lee).

Martin Goodman, l'allora capo della Marvel comics, non è però molto convinto della bontà del progetto e nega a Lee e a Ditko la possibilità di dedicare da subito una nuova testata al personaggio, confinando la prima storia di "Spider-man" in una testata antologica in via di chiusura, convinto che nessuno l'avrebbe notata, con quel protagonista fin troppo anonimo e, da suo punto di vista, "respingente" (una delle frasi che Goodman disse a Lee fu: "Andiamo, Stan, a chi vuoi che interessi leggere le storie su uno sfigato a cui va tutto male? Che eroe è? E poi, insomma... i ragni... non piacciono a nessuno, possibile che non ti venga in mente nessun'altra idea?").
Goodman si ricrederà immeditamente: dall'uscita del n.15 di "Amazing fantasy" (nell'agosto del 1962), l'albo che contiene "Spider-man", il primissimo episodio dell'Uomo ragno, tutto cambia.

Quella breve storia racconta ovviamente le origini dell'"arrampicamuri": la vita con gli amorevoli zii, Ben e May, che lo hanno adottato dopo la scomparsa dei suoi genitori; le angherie subite a scuola dai compagni più estrosi, così diversi da lui, timido ed impacciato; il morso del ragno radioattivo subito mentre stava assistendo ad un esperimento scientifico; la morte dello zio Ben - in parte causata dallo stesso Peter per non aver voluto fermare il malvivente che poi ucciderà Ben Parker - e il conseguente e lancinante senso di colpa che darà la "retta via" alle gesta dell'Uomo ragno... da lì a poco la redazione viene letteralmente inondata di lettere di giovani lettori che vogliono vedere di nuovo in azione quello strano eroe.

Nasce cosi, quasi un anno dopo, "The amazing Spider-man" (nel marzo 1963), la prima testata dove è protagonista assoluto il giovane Peter Parker/Uomo ragno, cosi fortemente cercata e voluta dalla coppia Lee/Ditko.
La serie ha un successo immediato, e l'Uomo ragno diventa quasi da subito il "simbolo" della Marvel comics, superando in fama e affetto da parte dei lettori altre testate Marvel già molto affermate come "I Fantastici Quattro" o "L'incredibile Hulk".
L'identificazione dei ragazzi con quell'eroe problematico e completamente mascherato è (effettivamente) totale.

Dopo il periodo curato da Steve Ditko (in parte anche ai testi, come già detto), dove sia il mondo dell'Uomo ragno (con moltissimi dei suoi più acerrimi e famosi nemici) che quello che ritrae Peter Parker nel suo quotidiano (con la vita a scuola, il lavoro, gli amici, le ragazze e l'affetto verso l'indifesa zia May, sua unica parente rimasta dopo la morte dello zio Ben) sono stati ormai abilmente cesellati, arriva a disegnare la serie John Romita sr, probabilmente il miglior disegnatore che l'Uomo ragno abbia mai avuto (nonostante i moltissimi talenti che si sono espressi sulla collana).
La persona giusta nel posto giusto, come si suol dire.

Romita, grazie anche alla sua lunga esperienza maturata sui fumetti che contenevano love-story - e anche se in cuor suo avrebbe voluto rimanere a disegnare "Devil" ("Daredevil"), personaggio che "sentiva" più nelle sue corde - si dimostra essere l'autore perfetto per descrivere il personaggio che aveva avuto sempre in mente Stan Lee, realistico e spettacolare nello stesso momento (ma Romita riesce anche a non far perdere alla serie un certo tono psichedelico tipico dei comics di quegli anni e dello stile di Ditko), capace di far recitare in maniera funzionale tutti i personaggi (sia nei panni umani che nei loro sgargianti costumi). 
Loro due, insieme ad un gruppo di abilissimi autori (e qui cito almeno Gerry Conway, Roy Thomas, Gil Kane e Ross Andru), danno vita all'arco narrativo che porta "The amazing Spider-man" ad essere riconosciuta come una delle migliori serie a fumetti di tutti gli anni '70 e '80.

La realtà (quella con la R maiuscola) ritorna di colpo nelle pagine dei comics (bandita per almeno un decennio dal terribile "Comics code authority". Bisognerebbe in verità citare almeno lo "Spirit" di Will Eisner, che faceva eccezione ma che però esula dal poter essere considerato un fumetto "popolare", cioè a larga diffusione), e anche nel colorato universo degli eroi mascherati, proprio a cominciare dalle pagine dell'Uomo ragno, si comincia a parlare dei disagi sociali presenti in America o del problema delle droghe, sempre più diffuse ed opprimenti.
Stan Lee e Martin Goodman sfidarono apertamente le restrizioni imposte dalla censura sui fumetti americani di quegli anni proprio con una storia dove si vede Harry Osborn, il miglior amico di Peter Parker, fare uso di sostanze stupefacenti (in "Amazing Spider-man" n. 97).
La battaglia fu vinta dalla casa editrice, e quella storia diventò un riferimento nella storia della Marvel in fatto di equilibrio tra le esigenze spettacolari di un fumetto di questo genere e l'impegno da parte degli autori di raccontare anche altro, non ultime le problematiche più pressanti della società che li circonda.

I fans della serie si trovano poi ad "affrontare" anche un particolare lutto, cioè la morte della dolce Gwen Stacy, l'allora fidanzata di Peter Parker: un avvenimento che segnerà in maniera profonda l'immaginario del mondo dei super-eroi.
La tematica della morte era già stata affrontata nella serie, a cominciare ovviamente da quella dello zio Ben o anche quella del capitano Stacy, il padre di Gwen, ma quella della giovane ha un effetto diverso e più profondo sui lettori - tanto si era radicata nell'immaginario degli appassionati della serie dell''Uomo ragno - che arrivano a disprezzare o addirittura minacciare lo sceneggiatore di quelle storie, Gerry Conway.
In quegli albi, vediamo la ragazza rapita dal mefistofelico Goblin, uno dei più riusciti e complessi antagonisti dell'eroe (che è in realtà Norman Osborn, il padre di Harry, che è anche a conoscenza dell'identità segreta di Peter).
Lo scontro finale avverrà sul ponte di Brooklyn, dove l'Uomo ragno arriva giusto in tempo per cercare di fermare la caduta nel vuoto di Gwen, dove Goblin l'ha gettata.
Ma il suo corpo, una volta recuperato, si rivelerà senza vita (Conway, aumentando in maniera esponenziale la dimensione tragica della vicenda, fa sottilmente supporre al lettore che sia stato in realtà lo stesso Uomo ragno ad uccidere, inconsapevolmente, la ragazza, fermando troppo bruscamente la vertiginosa caduta con la sua ragnatela e rompendole, cosi facendo, l'osso del collo).

La "Morte di Gwen" diventa comunque (e a buon diritto) un classico del fumetto americano, e non è esagerato dire che quel momento segna un vero spartiacque nella storia dei comics di stampo supereroistico: una nuova linea narrativa che porterà, un decennio dopo, a produzioni dove la dimensione drammatica toccherà i massimi vertici con titoli come "Watchmen" (1986), di Alan Moore e Dave Gibbons, e "Il ritorno del Cavaliere oscuro" (sempre dell'86) di Frank Miller, coadiuvato dalla chine di Klaus Janson e dai colori di Lynn Varley.

La popolarità dell'Uomo ragno ormai non conosce più confini, e il suo sgargiante costume rosso/blu comincia a fare capolino ovunque, sfruttato da merchandising di ogni genere e forma.
In televisione esordisce con una serie di cartoni animati che negli anni '60 diventeranno famosissimi, e poi videogiochi e film ne confermeranno la fama (celebre è la versione firmata da Sam Raimi nel 2002, che ha avuto un enorme successo al botteghino, ma il supereroe di Lee e Ditko aveva avuto già una precedente versione live-action sia in TV che al cinema e, in questi ultimi anni, si è visto anche un reboot dell'intero franchising).
Il personaggio comincia a perdere smalto solo negli anni '90, nonostante sia il protagonista di più testate mensili, con una serie di cicli narrativi molto contestati dai lettori (a cominciare dalla famigerata "Saga del clone").
Gli autori dell'epoca sembrano un po' in empasse, e alla lunga le gesta dell'Uomo ragno cominciano a non soddisfare più le aspettative del pubblico: vecchi e nuovi lettori gli preferiscono di gran lunga altre serie, come ad esempio gli "X-men", il fenomeno editoriale targato Marvel degli ultimi decenni.

Ci sono comunque alcune scelte coraggiose, come il ciclo del (graficamente bellissimo) "costume nero", che in realtà è un essere alieno che risponde ai comandi mentali di Peter (ma i lettori non digeriscono la scelta, e di conseguenza il costume verrà poi tramutato nell'infernale Venom, uno degli avversari più interessanti di questi anni).
In quel periodo esordisce, sulle varie collane dedicate a Spidey, anche "L'ultima caccia di Kraven" ("Kraven's last hunt", del 1987), storia-capolavoro divisa originariamente in 6 parti e firmata da John M. DeMatteis e Mike Zeck, dove tutti i personaggi coinvolti sono gettati in un tour de force che lascia davvero senza respiro.
Ma è un'eccezione, e anche di recente le cose non vanno meglio, con il personaggio che è coinvolto in capitomboli narrativi sempre più irricevibili, come il clamoroso smascheramento in pubblico nella serie "Civil war", rinnegato poco dopo con l'improbabile "Soltanto un altro giorno" ("One more day"), del 2007.

In ogni caso, l'Uomo ragno resta un'icona assoluta del mondo del fumetto mondiale, riconoscibile da chiunque, anche da quelle persone che per questioni generazionali o semplicemente di gusto non si sono mai avvicinati ad un albo a fumetti che lo ha come protagonista.
Un personaggio che è stato (e in parte lo è ancora) capace di catturare l'attenzione dei media come poche volte è capitato, e che ha raccolto l'affetto e la passione (spesso incondizionata) di milioni di lettori in tutto il mondo.
In qualche modo, per chi, come me, ha seguito da ragazzo le sue acrobatiche vicende, l'"affezionato Uomo ragno di quartiere" avrà sempre un posto speciale nel cuore.

Chiudo con questo speciale dedicato al lavoro di Steve Ditko e al suo celebre eroe:

Buone letture e buona visione!

P.S. Altri post su fumetto, illustrazione e cinema li potete trovare QUI.