Pasquale Frisenda

Settima arte (3): 'Psyco' di Alfred Hitchcock (1960)

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20/12/2013
Settima arte (3): 'Psyco' di Alfred Hitchcock (1960)

Psyco di Alfred Hitchcock (Psycho - USA - 1960)

Sceneggiatura: Joseph Stefano, tratta dall'omonimo romanzo del 1959 di Robert Bloch.

Con: Janet Leigh, Anthony Perkins, Vera Miles, John Gavin, Martin Balsam, John McIntire, Simon Oakland, Patricia Hitchcock, Frank Albertson, Lurene Tuttle, John Anderson, Vaughn Taylor, Mort Mills.

"... credo sia una grande soddisfazione per noi utilizzare l'arte cinematografica per creare un'emozione di massa. E con "Psycho" ci siamo riusciti. Non è un messaggio che ha incuriosito il pubblico. Non è una grande interpretazione che lo ha sconvolto. Non è un romanzo molto apprezzato che l'ha avvinto. Quello che ha commosso il pubblico è stato puro cinema."
(Alfred Hitchcock)

"Marion Crane, impiegata di una società immobiliare, fugge dalla città dove vive e lavora dopo aver rubato quarantamila dollari. Prima però di riuscire a raggiungere la casa di Sam, l'uomo con cui ha una relazione clandestina, si ferma - a causa di un violento temporale e della stanchezza del viaggio - a pernottare in un motel un po' fuori mano. Da quel momento di Marion si perderanno le tracce. Preoccupata per la sua assenza, Lila, la sorella di Marion, si reca da Sam per averne notizie, ma l'uomo afferma di non averla vista arrivare. Della scomparsa della donna s'interessa anche un detective privato che, dopo aver visitato tutti gli alberghi della zona, arriva anche nel motel dove ha pernottato Marion, ma il proprietario, il giovane Norman Bates, dice di non aver mai visto la donna. Anche il detective però scompare, e Lila e Sam, per cercare di scoprire cosa sta succedendo, decidono di andare al Bates motel..."

Tratto dall'omonimo romanzo del 1959 di Robert Bloch, basato sulla tremenda vicenda di Ed Gein (serial killer che agì tra il 1947 e il 1957 e che commise atroci omicidi. Le sue azioni ispirarono anche film come Non aprite quella porta, Il silenzio degli innocenti e Deranged), Psyco ha una importanza cruciale nella storia del cinema di genere, ma è anche l'ultimo film di Alfred Hitchcock, con l'eccezione de Gli uccelli, che riesce a inserire delle vere innovazioni artistiche e tecniche ed a ottenere uno strepitoso successo di pubblico (che fu clamoroso, anche grazie ad un battage pubblicitario davvero vincente).

Il geniale regista inglese sposta in avanti il concetto di quello che era allora ritenuto accettabile come rappresentazione della violenza, e crea un perfetto modello di estetica visiva ed efficacia narrativa che ancora oggi non ha smesso di stupire e di essere imitato (di certo mai superato).
Prodotto a bass(issim)o costo, finanziato dallo stesso Hitchcock (e nonostante fosse uno dei registi più celebri e in voga di quegli anni, la Paramount, preoccupata del materiale "scottante" a cui si era dedicato, lo scaricò senza riserve) e sceneggiato dall'allora semidebuttante Joseph Stephano (scelto dal regista soprattutto per il carattere un po' ansioso dimostrato dallo sceneggiatore, che secondo lui poteva aiutarlo a descrivere al meglio gli stati d'animo del personaggio di Norman Bates), con Psyco, Hitchcock riesce ad inchiodare alla poltrona lo spettatore creando sullo schermo un'altissima tensione, grazie anche ad un montaggio serrato (la scena dell'assassinio nella doccia è da antologia narrativa e visiva, oltre che un vero manifesto del cinema di tutti i tempi) e a degli inusuali equilibrismi della macchina da presa (come nella scena dell'omicidio sulle scale).

Grazie alla raffinata tecnica come narratore sviluppata negli anni, abbinata alla grande conoscenza del mondo del cinema (sotto tutti i suoi aspetti, non ultimo quello puramente produttivo, che gli permise di aggirare non poche censure), Hitchcock riesce a maneggiare le forti situazioni descritte nel film senza mai farle scadere nell'effettaccio fine a se stesso (nella già citata scena della doccia, ad esempio, non si vede mai la lama che penetra nel corpo della vittima, ma, proprio grazie ad un montaggio perfetto e calibratissimo, sottolineato dalle musiche di Bernard Hermann, che sembrano essere anche loro taglienti come lame, la sensazione ricevuta dallo spettatore è proprio quella), oltre che suggerire la gamma di emozioni che si muovono all'interno dei suoi personaggi sempre in maniera sottile, senza mai troppa enfasi (usando, ad esempio, le pesanti nubi che corrono sull'enorme casa di Norman che sovrasta il Bates motel, luogo dove l'uomo ha imbalsamato la propria vita; o la lingerie indossata da Janet Leigh, bianca all'inizio del film e poi, dopo il furto commesso, nerissima e anche, in buona parte, più sexy; e persino il cibo consumato dai personaggi, che ha sempre vaghe allusioni sessuali).

A questo si aggiunge una prova maiuscola dei due attori principali: Janet Leigh (Marion Crane) e Antony Perkins (Norman Bates).
La prima è perfetta nel rappresentare le frustrazioni (economiche e sentimentali) di un'anonima impiegata che vive una difficile storia d'amore e che, colta da un raptus, ruba una grossa somma di denaro per tentare, disperatamente, di cercare una vita diversa; mentre il secondo è talmente aderente alla parte dello psicopatico che non riuscirà più a scrollarsi di dosso il personaggio e se lo porterà appresso come una maledizione, fino al 1992, l'anno della sua morte (un po' come accadde a Bela Lugosi per il Dracula di Tod Browning).

Anche se Psyco non è il film più brillante di Alfred Hitchcock, è sicuramente uno dei più viscerali e coinvolgenti.
Un titolo che riesce a concentrare in sé molta della maestria di questo genio del cinema.

Qui trovate due trailer della pellicola, uno originale, presentato da Hitchcock in persona, e l'altro realizzato per il cinquantennale del film, oltre che due documentari, dedicati sia alla sua uscita che alla sua genesi:

Di Psyco sono stati realizzati tre sequel: Psycho II di Richard Franklin (Psycho II, 1982), Psycho III diretto dallo stesso Anthony Perkins (Psycho III, 1986) e Psycho IV di Mick Garris (Psycho IV: The beginning, 1990), oltre che uno spin-off diretto da Richard Rothstein, Il motel della paura (Bates motel, 1987), e l'omonimo remake shot-for-shot diretto da Gus Van Sant nel 1998.
Nel 2013 è stata trasmessa anche una serie televisiva, Bates motel, ideata da Carlton Cuse, Kerry Ehrin e Anthony Cipriano, liberamente ispirata sia al romanzo di Robert Bloch che al film di Hitchcock.

Buona visione!

P.S. Altri post su fumetto, illustrazione e cinema li potete trovare QUI.