Pasquale Frisenda

Settima arte (4): 'In the Mood for Love' di Wong Kar-wai (2000)

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29/12/2013
Settima arte (4): 'In the Mood for Love' di Wong Kar-wai (2000)

"In the Mood for Love" di Wong Kar-wai ("Fa yeung nin wa" - Hong Kong/Francia - 2000)

Soggetto e sceneggiatura: Wong Kar-wai.

Con: Maggie Cheung, Tony Leung Chiu-Wai, Ping Lam Siu, Rebecca Pan, Kelly Lai Chen.

"La nascita del desiderio, prima ancora che nella fantasia di un rapporto, si manifesta come un eccesso di attenzione. L'amore è lo scambio di un'ansia reciproca."
(Mario Sesti su "In the Mood for Love" da "Sex!" - supplemento a Ciak n.10 - 2003)

"Visto che è successo, che importa chi ha cominciato?"
(da "In the Mood for Love" - 2000)

"Hong Kong, 1962. I coniugi Chow e i coniugi Chan si trasferiscono lo stesso giorno in due appartamenti contigui. Sono il signor Chow e la signora Chan a rientrare più di frequente a casa ed è così che, nel giro di breve tempo, scoprono che i rispettivi consorti sono amanti. La volontà di comprendere le ragioni del tradimento li porterà a frequentarsi sempre più spesso e a condividere le sensazioni provate, con un esito inaspettato..."

Nei loro incontri, che iniziano ad avvenire dopo che entrambi casualmente scoprono che sono stati traditi, i due accidentali vicini di casa, interpretati da Tony Leung e Maggie Cheung, tentano in qualche modo di esorcizzare il dolore e il senso di perdita, si parlano come se parlassero al proprio marito e alla propria moglie (coniugi che non vengono mai mostrati), ma poi iniziano a guardarsi, a cercarsi, capirsi, e inevitabilmente, finiscono a loro volta per innamorarsi.
Nella pellicola è evidente l'impegno rivolto sia verso il mondo in cui sono inseriti i personaggi, pienissimo di colori, dettagli e atmosfere, che sul raccontare attraverso movimenti dilatati (come se fossero immersi in un acquario) e sulle riflessioni che sviluppano intorno allo sforzo di comprendere quello che gli è capitato (più che reagire con rabbia al fatto in sé), cercando all'inizio di capire come sia potuto succedere, chi dei due abbia potuto iniziare, ma alla fine prendono atto che sono cose inutili, anche perché la stessa cosa sta accadendo a loro due, pur se in modo molto più velato.
Un "amore" che non avrà mai un inizio, ma neanche una fine, perché entrambi temono di essere giudicati dagli altri e di viversi un sentimento che forse è solo frutto di una forma di vendetta, e così facendo lo lasciano trasportare nelle pieghe degli impegni quotidiani e dagli anni che passano inesorabili.

Il film non fu basato su una vera sceneggiatura - scritta spesso in tempo reale dal regista e anche dagli attori, ma è incredibile pensarlo guardando poi il risultato, perfettamente omogeneo, e le riprese, che si prolungarono per ben quindici mesi, vennero effettuate a Bangkok e in Cambogia per gli esterni, a Hong Kong per gli interni -, ma vive dell'eleganza di infiniti elementi, di uno stile narrativo rarefatto (che molti hanno avvicinato al cinema di Michelangelo Antonioni e di Robert Bresson) e dall'evidente poesia che quasi ogni singola inquadratura trasuda, e queste sono probabilmente le chiavi per accedere al mondo creato da Wong Kar-wai, un autentico capolavoro di emozioni trattenute (a stento) negli animi dei due protagonisti.
Ogni oggetto messo in scena dal regista chiede uno sguardo e un'attenzione molto più profonda di quello che all'apparenza mostra e racconta (come gli orologi, che segnano il tempo in modo scoordinato, come se gli avvenimenti fossero ricordati a memoria, e quindi in maniera imprecisa), ed è impossibile poi non sottolineare anche la luminosa eleganza della figura di Maggie Cheung, il personaggio dalla quale traspare l'estrema cura con cui l'intero film è costruito.
Le scenografie complesse ed elaborate, le luci soffuse che esaltano le cromie della fotografia di Christopher Doyle (che abbandonò il set prima della fine della lavorazione, sostituito da Mark Lee Ping Bin), capace di rendere le immagini incredibilemente ammalianti e morbide (soprattutto nei primi piani), creando un'impressione di "sfocato" pur conservandone la definizione, e, non da ultimo, il tema portante della meravigliosa e malinconica colonna sonora firmata da Michael Galasso che, ossessivamente riproposta, accompagna lo svolgersi della storia, tutto contribuisce alla riuscita di quello che è considerato il capolavoro di Wong Kar-wai.

Il binomio sensualità-castità è una ulteriore chiave dell'opera (il titolo originale cinese significa "L'età della fioritura", dal romanzo di Liu Yichang): come dei poco graditi voyeur (moltissime inquadrature mostrano i personaggi visti attraverso finestre o dietro oggetti in primo piano, come se fossero spiati, appunto), gli spettatori vengono volutamente esclusi dagli atti più privati dei due; si è testimoni solo di una palese frustrazione ma anche del loro incontenibile desiderio d'amore, per quanto non lasciato sfogare, perennemente ostacolato dal buon senso e dalla ragione, che attanagliano i due personaggi con tutto il peso dell'inganno di cui sono stati vittime e della società in cui vivono (nel film il regista non rinuncia a dare una sua lettura dei cambiamenti in atto nella Cina di quel periodo storico).
Ma, nonostante questo, dietro la "porta chiusa" si può avvertire tutta la carnalità di questa passione sospesa ma non per questo meno dolorosa: non è importante che essa venga realmente consumata, perché l'emozione vissuta è tanto palpabile da andare oltre l'atto in sé.
L'erotismo nel film è presentissimo ma non è mai, in nessun modo, ostentato, e la grande sensualità della protagonista femminile viene enfatizzata unicamente dalle immagini, che seguono con attenzione il suo corpo e i suoi movimenti, quasi ad accarezzarla, celebrarla e ammirarla, ma sempre a rispettosa distanza, senza mai diventare invadenti.

Per quanto il cinema orientale sia davvero un altro mondo per il pubblico occidentale, non si può non rimanere colpiti dal modo con cui Wong Kar-wai ha tramutato la sua particolare (ma anche semplice) storia in uno stato d'animo (un mood, appunto) totale e assolutamente collettivo, che supera con facilità ogni barriera culturale.
"In the Mood for Love" risulta quindi essere un film affascinante e struggente, ed insieme al successivo film di Kar-wai, "2046" (del 2004), che ne è un ideale seguito, formano due opere bellissime sia da guardare che da ascoltare.

Qui trovate il trailer, una clip e un'analisi del film attraverso le immagini che lo compongono:
mentre questa è "Yumeji's theme" di Shigeru Umebayashi (musica portante dell'intero film di Kar-wai ma composta originalmente per la la ost di "Seijun Suzuki's Yumeji"):

Buona visione!

P.S. Altri post su cinema, fumetto, illustrazione ed altro li potete trovare QUI.