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Di scrittura di fumetti e romanzi: 5domande5 a Gianfranco Manfredi

Incontriamo il prolifico autore di romanzi e fumetti per discutere di approccio alla sceneggiatura di fumetti e romanzi

07/02/2014
Di scrittura di fumetti e romanzi: 5domande5 a Gianfranco Manfredi

Riportiamo dalla pagina Wikipedia sull'autore milanese:
Laureato in Filosofia a Milano frequenta la redazione di Re Nudo dove entra in contatto con il mondo controculturale italiano. Il suo primo album, La crisi, è del 1972. In esso si riscontrano già presenti le tematiche della sua produzione musicale dell'intero decennio: uno sguardo ironico e disincantato sui giovani di sinistra di quell'epoca, divisi tra la violenza dei gruppi organizzati, l'ironia dell'ala creativa del movimento studentesco e la riflessione sugli aspetti personali e privati dell'impegno politico. Nel 1973 completa gli studi di filosofia, iniziando a lavorare per l'Istituto di Storia della Filosofia (nel 1978 pubblica il saggio L'amore e gli amori in Jean-Jacques Rousseau). Al primo album segue un secondo Ma non è una malattia (1976) e un terzo Zombie di tutto il mondo unitevi (1977), scritto assieme a Ricky Gianco, anche all'origine di uno spettacolo teatrale.
Dopo Biberon (1978) e una partecipazione elettorale con il Partito Radicale, collabora alla realizzazione del film Liquirizia di Salvatore Samperi. Nel corso degli anni Ottanta pubblica l'album Gianfranco Manfredi (1981) e dirada la sua attività discografica, concentrandosi invece su quella di sceneggiatore e anche attore cinematografico. Cura alcuni volumi sulla musica italiana per la Lato Side e pubblica una serie di libri di genere noir (Magia rossa nel 1983, Cromantica nel 1985, Ultimi vampiri nel 1987, Trainspotter nel 1989). Nel 1993 torna a dare alle stampe un album discografico, In paradiso fa troppo caldo. Negli anni Novanta inizia un'intensa attività di sceneggiatore di fumetti, dando alla luce i personaggi di Gordon Link e di Magico Vento. Nel 1998 scrive una storia per Dylan Dog. Nel 2005 realizza, assieme al disegnatore argentino Miguel Angel Repetto, un Maxi Tex intitolato La pista degli agguati e negli anni seguenti entra a far parte dello staff di autori di Tex. È del 2007 Volto Nascosto, miniserie di quattordici numeri. Ad ottobre 2011 è uscita la nuova miniserie, dalla durata di diciotto numeri, collegata a quest'ultima di cui è una specie di prosecuzione ideale, chiamata Shanghai Devil, pubblicata sempre dall'editore milanese. Nel 2014 vedrà la luce, sempre per la Sergio Bonelli Editore, la nuova serie Adam Wild, con un protagonista nuovo di zecca e un parco disegnatori in parte inedito sulle testate Bonelli.

Incontriamo Gianfranco Manfredi per discutere con lo sceneggiatore sulle similitudini e differenze nell'approcciare la scrittura di fumetti e quella di romanzi.

Ciao Gianfranco e benvenuto. Sei uno scrittore a tutto tondo, potremmo dire banalmente. In prima battuta (siamo nel canale "fumetti" di Postcardcult.com) ti conosciamo come sceneggiatore di fumetti (ultimi tuoi lavori seriali Magico Vento e Volto Nascosto). Ti dispiacerebbe indicarci a grandi linee come approcci la scrittura dei tuoi fumetti? In primis la creazione del personaggio, in seconda battuta la ricerca degli spunti per i soggetti e infine la sceneggiatura.
Tutto procede di pari passo. Ovviamente si dedica più tempo ai personaggi protagonisti, anche per identificarli graficamente ed esserne convinti, dopo una serie di esperimenti che spesso portano via parecchio tempo, con varianti anche sostanziali. I soggetti io non li scrivo più, da molto tempo. Comincio direttamente a sceneggiare dopo aver raccolto un po' di materiale documentario che riguarda il periodo e i luoghi di ambientazione della storia. Spesso sono gli scenari a offrirmi degli spunti narrativi. I personaggi restano per me fondanti anche della storia. Non mi piace pensare alla storia e POI applicarci i personaggi giusti, perché così risultano meramente funzionali . Mi piace pensare ai personaggi, alle loro psicologie, alla loro fisicità e sulla base di questo costruire il plot. Non voglio personaggi che interpretino una storia, voglio una storia che consenta ai personaggi di esprimersi. Sono convinto che soprattutto l'avventura, la si debba raccontare così.

Da quando scrivi fumetti come pensi che questo iter sia cambiato (se è cambiato) e in cosa?
Oggi, purtroppo, si dedica troppo poco tempo alla realizzazione grafica dei personaggi, perché si è portati a pensare che conti di più la storia in sè. Ricordo che invece quando scrissi il primo brogliaccio per il progetto di Magico Vento, Sergio Bonelli non discusse affatto con me della storia , discusse soltanto e a fondo, delle caratteristiche del protagonista. Negli ultimi anni si faceva l'inverso, valutando il GENERE.

Questo secondo me, non va tanto bene, per due motivi:

1. oggi i generi sono intrecciati e il genere puro tende a sparire;

2. Si possono scrivere fumetti dello stesso genere, ma completamente divergenti , in quanto possono presentare diverse e pure opposte visioni del genere di riferimento.

Non è questo il problema. Il problema resta : chi è il protagonista? Come si differenzia dagli altri già visti?

 

Contestualmente hai continuato a scrivere romanzi. In parallelo con quanto ci hai raccontato per la scrittura dei fumetti, ti dispiacerebbe indicarci come procedi nella scrittura, dall'idea alla scrittura vera e propria?

La scrittura di un romanzo comporta una ricerca assai più profonda e complessa. Dopodiché non resta che partire a raccontare, con qualche riferimento in testa, ma senza vincolarsi a una scaletta preordinata, altrimenti la scrittura diventa esecuzione di un programma e questo è di una noia affliggente, soprattutto per chi scrive. Chi legge poi , se è un lettore esperto, riesce con troppa facilità a capire il percorso del racconto, ne distingue la struttura e lo schema. Addio sorprese. Un romanzo prevedibile, un lettore forte lo chiude. E io ci penso molto, ai lettori forti. Sono quelli per cui è più difficile scrivere, perché già leggono tanto e sono in grado di fare paragoni.

Riusciresti a farci un parallelo, per quel che riguarda la tua esperienza o, se vuoi, in termini generici, fra il processo editoriale che permette la scrittura di un fumetto e quello che permette la scrittura di un romanzo? Parliamo della presentazione dell'idea, la discussione con l'editore per la realizzazione del prodotto editoriale...
Il fumetto è un lavoro collettivo. Il romanzo è un lavoro solitario. Quando si prepara un fumetto l'idea originale viene costantemente riadattata e trasformata, molto in concreto, perché si tratta anche di verificare come funziona il racconto per immagini. Il romanzo oggi, in genere, lo si propone già scritto. Di discutere l'idea non frega niente a nessuno, a meno che non si tratti di un romanzo su commissione che intende sfruttare tendenze o filoni alla moda. Quello che conta è che l'editor che legge, resti attratto dalla lettura stessa, si dimentichi di essere un editor e ritrovi la gioia di sentirsi puramente un lettore, preso da ciò che sta leggendo.

Sulla scorta di quanto ci hai raccontato in merito alle tue esperienze di scrittura nei due mezzi, quali differenze indicheresti e quali processi sono coinvolti nella tua personale ricerca di spunti per soggetti e personaggi? Il tuo leggere molto, seguire serie tv, vedere film, leggere fumetti, quanto rende, paradossalmente, ancora più difficile questa ricerca (considerando il tuo fine, la ricerca di un qualcosa che intrighi perché magari non -almeno "del tutto"- già visto)?
Gli spunti. Che si tratti di canzoni, di romanzi o di fumetti, per gli spunti vale lo stesso discorso. Si ruba dalla vita, da quello che si coglie in qualsiasi modo: per esperienza diretta e indiretta (il brandello di una conversazione udita, il modo in cui cammina uno sconosciuto per strada, un albero contorto, un odore indefinibile nell'aria) . Tutto viene percepito narrativamente e diventa narrazione. I romanzi che si sono letti, la musica che si è ascoltata, i dipinti che si sono visti...tutto questo agisce solo per via mediata, cioè in seconda battuta. In prima istanza, alla base, o si è percettivi o non lo si è. E se non ci percepisce come elemento di racconto quello che si vive quotidianamente non si riesce neppure a vedere la vita dentro un racconto già scritto, si vede solo la scrittura. L'uomo è ciò che mangia, dunque non esiste scrivere senza aver letto. Non esiste tecnica di scrittura, senza studio delle tecniche di scrittura. Nessuno comincia mai da zero, perché come scrisse Italo Calvino, "tutto è sempre cominciato già prima. La prima riga della prima pagina di ogni romanzo rimanda a qualcosa che è già successo fuori del libro." Si tratta, dunque, di scegliere da che punto cominciare a raccontare. Cioè da quando un elemento, un fatto, uno spunto diventa per noi narrazione. Chi narra è uno che vede la vita come narrazione e ogni suo singolo istante come narrazione potenziale. Il difficile non è trovare spunti. Il difficile è individuare quello che ti ispira.

E non è una scelta razionale, è anzi il più delle volte inconscia. Hai colto quell'elemento e ne hai sviluppato narrazione da quel momento lì in poi. Non lo sai perché quel certo momento ti ha ispirato e quell'altro no. Sai soltanto che questo elemento sorgivo è precedente alla narrazione. Quando inizi a scrivere un romanzo devi capire che il romanzo è iniziato prima e fuori dal tuo racconto e che se racconti bene andrà al di là del tuo racconto. Non stai semplicemente scrivendo una storia, stai, come dice Salman Rushdie, confluendo nel fiume delle storie. Casomai, bisogna cercare di evitare di inquinare il fiume scrivendo male. Tutto il resto sono chiacchiere da non scrittori. Si è originali quando si prende sul serio l'origine. Cioè il punto da cui si decide di cominciare a raccontare per sviluppare racconto e condurlo a una conclusione. Se invece si suppone che si possa cominciare da zero, da zero si comincia e a zero si resta.

Grazie, Gianfranco... e buon lavoro!


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