Pasquale Frisenda

La poetica di Yuri Norstein, il maestro dell'animazione russa

Un cinema fortemente simbolico, che impone l'immaginazione come un approccio possibile alla vita.

04/01/2015
La poetica di Yuri Norstein, il maestro dell'animazione russa

"Proprio trasformando le creature, la poesia le riproduce esattamente: proprio snaturandole le esprime."
(Sergej M. Eisenstein)

"Prima faccio il film e poi scopro che si trattava di una metafora. Ma per me è tutto reale."
(Norstein su Il racconto dei racconti)

Jurij Borisovič Norštejn Andreevka, meglio conosciuto come Yuri Norstein (classe 1941), è considerato, con merito, uno dei più grandi maestri del cinema d'animazione russo.

Nonostante il regime instauratosi in Russia, terribilmente censorio verso molte produzioni televisive e cinematografiche, e che aveva destinato l'animazione ad essere solo un prodotto per l'infanzia, nel 1964 si arrivò comunque ad una evoluzione in tal senso, e gli autori cominciarono a rivolgersi anche ad un pubblico più adulto, sperimentando nuove tecniche e formule narrative.
Un'evoluzione nella quale brillò in particolar modo il lavoro di Norstein, quello che viene considerato il poeta dell'animazione russa.
Norstein ricorda quel periodo, dove al potere si trovava Leonid Brezhnev, come stantìo: "La cosa strana è che quando un sacco di cose intorno a te risultano come bloccate, tu trovi dentro te stesso la libertà di cui hai bisogno".

La sua carriera comincia circa nel 1961, quando viene assunto alla Soyuzmultfilm e iniziano per lui gli anni della gavetta: lavora come animatore in quasi 50 film prima di poter codirigere la sua prima pellicola nel 1967 (25 ottobre - Il primo giorno in coppia con Arkadi Tyurin).
Norstein spende tutto il suo tempo nei vari reparti degli studio: disegna, passa alla sezione della puppet animation e affina il metodo del découpage.
Il 1967 si rivela essere un anno per lui davvero decisivo, perché, oltre a firmare il suo primo lavoro, sposa Francesca Yarbusova, animation designer di grande talento, da poco assunta alla Soyuzmultfilm, e incontra la scrittrice Lyudmila Petrushevskaya, con cui scriverà la sceneggiatura de Il racconto dei racconti.
Negli anni '70, dopo aver superato non pochi problemi a causa della censura del Goskino (la Commissione Statale di Cinematografia dell'Urss, che considerava ciò che non si capiva subito come sedizioso, quindi i film di Norstein, essendo "misteriosi", erano stati spesso considerati pericolosi), arrivò per Norstein un periodo molto fecondo, dirigendo diverse opere che verranno riconosciute, sia in patria che all'estero, come puri esempi di talento e maestria: La Volpe e la Lepre (del 1973, dove l'autore vuole esprimere il concetto secondo il quale la generosità delle persone è quasi sempre interpretata come debolezza da chi generoso non è), L'Airone e la Gru (1974), Il Riccio nella nebbia (1975) e Il racconto dei racconti (del 1979, uno dei suoi lavori più celebrati e premiati. Nelle stesure iniziali si vuole raccontare la storia di un poeta e della sua mancanza d'ispirazione, ma questa non è da considerarsi come una favola raccontata ai bambini, ma una favola raccontata da un bambino che parla dei suoi ricordi, una storia di non facile interpretazione e comprensione, tant'è che è stata definita da Fyodor Khitruk, un collega di Norstein, come un iceberg, perché: "Solo il 10% del suo contenuto è visibile". Affrontare un'analisi minuziosa de Il racconto dei racconti, interpretando ogni singola metafora, è un lavoro tentato da molti appassionati di Norstein, ma tale operazione rischia davvero di impoverire il potere fascinatorio emanato da questa pellicola).
In ognuna delle sue storie i personaggi vengono delineati dal regista con grande finezza e cura per la loro psicologia, ed è questo, probabilmente, il primo, vero valore del lavoro di Norstein.

Attraverso personaggi fittizi (spesso animali), nelle sue opere si può identificare una trasposizione dei difetti del popolo russo (o dell'essere umano in generale): tutte le sue indecisioni e angosce, in una condizione di costante solitudine che gli impedisce di comunicare e, a volte, di agire (una critica anche alla borghesia russa, questa, che l'autore ritiene incapace di fare qualsiasi cosa, a parte per se stessa).
Fortemente simbolico e contenente anche una grande valenza spirituale, il lavoro di Norstein, attraverso le sue favole animate, tenta, riuscendoci, di imporre l'idea dell'immaginazione come un vero approccio possibile alla vita, che anche se non unico deve risultare comunque essenziale.

Pluripremiato a livello internzionale, il regista sta attualmente lavorando ad un film, sempre in animazione, basato su Il cappotto, tratto dal racconto del 1842 di Nikolaj Gogol'.
La lavorazione di quest'opera, iniziata addirittura nel 1980, finirà forse per essere ancora più travagliata di quella de Il racconto dei racconti, anche se per motivi diversi: questa volta non sono le autorità a ostacolare il progetto ma molti imprevisti legati a questioni produttive e finanziarie.

Qui sotto trovate alcuni esempi della sua arte, a cominciare da una presentazione del suo lavoro:

e continuando con un estratto dal documentario Magia Russica, firmato nel 2004 da Yonathan e Masha Zur, dedicato alla genesi de Il racconto dei racconti, e tre animazioni, tra le sue più conosciute:

La Volpe e la Lepre (1973):

Il racconto dei racconti (1979):

Il Riccio nella nebbia (1975):

Molti cortometraggi animati da Yuri Norstein sono presenti nei dvd I Maestri dell'Animazione Russa Vol. 1 e 2, pubblicati dalla Terminal Video di Bologna nel 2004.

Qui invece trovate la versione inglese del suo sito: www.norsteinstudio.com

Buona visione!