Pasquale Frisenda

Quando Buffalo Bill arrivò in Italia...

Il Wild West Show si esibì anche in alcune città italiane, come Genova, Trieste, Udine, Milano, Bergamo, Brescia, Torino e Roma.

15/01/2015
Quando Buffalo Bill arrivò in Italia...

Buffalo Bill fu un soldato, un cacciatore e un esploratore, ma la sua fama, che sfocia nella leggenda, la deve maggiormente forse alla sua attività di attore e impresario teatrale.

William Frederick Cody (questo era il suo vero nome), nacque a Le Claire, il 26 febbraio del 1846, in una fattoria dell'Iowa.
In seguito alla morte del fratello maggiore, nel 1853 la sua famiglia si trasferì nel Kansas, dove però fu vittima di un pesante clima persecutorio a causa delle posizioni anti-schiaviste del padre.
Questi, infatti, morì nel 1857 per le conseguenze di un pugnalata ricevuta dopo aver tenuto un discorso proprio contro lo schiavismo.
All'età di soli quattordici anni, Cody divenne uno dei corrieri a cavallo del mitico servizio del Pony Express.
Nel 1863, dopo la morte della madre, si arruolò nel 7º Cavalleggeri del Kansas e prese parte alla Guerra di secessione americana (12 aprile 1861 - 9 aprile 1865) con gli stati dell'Unione.
Durante una sosta al campo militare di St. Louis, conosce l'italo-americana Louisa Frederici, che sposa nel 1866 e dalla quale ebbe quattro figli.

Dopo la fine della guerra e fino al 1872, Cody venne impiegato come guida civile dall'esercito statunitense e dalla Pacific Railway.
Ricevette la Medaglia d'Onore del Congresso, la più alta onorificenza militare degli Stati Uniti, per aver dimostrato "coraggio in azione" (nel 1917, ventiquattro giorni dopo la sua morte, avvenuta Denver, il 10 gennaio di quell'anno, la medaglia gli venne revocata, in quanto civile al momento dell'azione, ma nel 1989 gli fu definitivamente riassegnata).
Fu in questo periodo che Cody diventò Buffalo Bill, dopo aver vinto una gara di caccia al bisonte con William Comstock, a cui apparteneva in precedenza il famoso soprannome.
Secondo alcune fonti, tra cui quella del naturalista e letterato Martin Garretson, dai primi dell'800 fino al successo di William Cody, almeno svariate dozzine di cacciatori di bisonti si soprannominarono da soli o vennero ribattezzati da altri con il nomignolo di Buffalo Bill (Bill dei Bisonti), per ricordare qualche loro particolare prodezza nella caccia; ma la definizione era da loro ritenuta così importante che ognuno di loro pretendeva di essere l'unico a poter portare il nuovo nome e spesso polemizzava con gli altri Buffalo Bill, ritenendoli degli impostori.
Fra il 1868 ed il 1872, per rifornire di carne gli operai addetti alla costruzione della ferrovia, si dice che Cody uccise addirittura 4.000 bisonti: lo sterminio dei bisonti fu deciso dal governo americano, oltre che per affamare e destabilizzare le tribù pellerossa che vivevano in quelle zone, per cui il bisonte era la fonte primaria di sostentamento, anche per questioni logistiche, cioè per tentare di velocizzare le attività di sgombero dei territori su cui dovevano essere costruiti i binari delle ferrovie.

Nel 1876, durante la battaglia al Warbonnet creek, Cody si battè e affermò con orgoglio di avere scalpato un guerriero cheyenne (Heova'ehe o Capelli gialli, ma spesso chiamato anche Mano gialla): secondo la sua dichiarazione, l'azione fu fatta per raccogliere "Il primo scalpo per Custer", per vendicare, cioè, la morte del generale George Armstrong Custer (Pahaska in lingua dakota), avvenuta durante la battaglia del Little Big Horn il 25 giugno 1876.

Nel 1873, Ned Buntline, pseudonimo di Edward Zane Carroll Judson (1823-1886), uno scrittore noto per la sua produzione di racconti su riviste popolari (le Dime novel) e che aveva già scritto diverso materiale su Buffalo Bill, gli chiese di interpretare una versione teatrale delle sue novelle.
William Cody accettò di fare l'attore per undici stagioni consecutive.
Nel 1883 creò il Buffalo Bill Wild West Show, uno spettacolo circense in cui venivano ricreate rappresentazioni dell'epopea del West, fra cui la battaglia di Little Bighorn.
Fra i protagonisti dello spettacolo, a cui partecipavano veri cowboy e pellerossa, ci furono l'abile e scanzonata Calamity Jane (pseudonimo di Martha Jane Canary-Burke), Alce nero (Hehaka Sapa in lakota, Black Elk in inglese), e il leggendario capo sioux Toro Seduto (Tȟatȟaŋka Iyotȟaŋka in lakota, Sitting Bull in inglese).
Fu un successo che durò per più di vent'anni, sia negli Stati Uniti che in Europa, e fu una delle attrazioni principali a Londra durante il Giubileo d'Oro della Regina Vittoria nel 1889 e all'Esposizione Mondiale di Chicago del 1893.

Cody fece spettacoli anche in alcune città italiane, tra cui tra cui Genova, Trieste, Udine, Milano (le foto qui sotto si riferiscono proprio alla trasferta in questa città), Bergamo, Brescia e Roma, dove l'8 marzo 1890 perse la celebre sfida nella doma di puledri contro i butteri dell'Agro Pontino capitanati dal cisternese Augusto Imperiali.

 

Nel 1890, pur ormai affermato showman di fama internazionale, partecipò, col grado di colonnello, alle operazioni militari contro i sioux che aveva già combattuto nel 1876.
Nel 1906 ritornò ad esibirsi in Italia, fermandosi a Torino: a monopolizzare quotidiani e riviste, manifesti sui muri, discorsi di borghesi e popolani, è proprio l'arrivo del leggendario Buffalo Bill, che si esibirà in Piazza d'Armi con il suo grandioso Wild West Show, composto da 800 persone (e 500 cavalli).
E proprio traendo spunto da questo evento, lo chansonnier cieco (di nobili origini) Eugenio Veritas compose nel 1906 Buffalo Bill a Torino (qui sotto la trovate nella versione di Roberto Balocco), una sua celebre canzone, che racconta con tono divertito la fuga amorosa di Rosina, timida moglie che dopo aver visto lo spettacolo del Wild West abbandona il marito per un "moretto" della troupe americana:

In Italia le storie su Buffalo Bill erano davvero molto popolari, tanto che l'editore Nerbini di Firenze, tra il 1920 e il 1930, pubblicò diversi volumetti sulle sue avventure.
Quando, nel 1942, l'Italia si trovò in guerra contro gli Stati Uniti, Nerbini rivelò che Buffalo Bill era in realtà un immigrato italiano, tal Domenico Tombini, nato in Romagna, ossia nella regione il cui centro è Forlì, allora nota come "la città del Duce", così, le pubblicazioni poterono continuare nonostante la guerra.
La cosa era un'invenzione bella e buona, che servì all'editore per evitare la censura che sarebbe potuta abbattersi su un eroe "americano" durante la guerra contro gli Stati Uniti.

Quasi tutti i media, tra cui il cinema, il fumetto e la musica, hanno dedicato attenzione alla figura di Buffalo Bill.
Tra i film da ricordare ci sono molte pellicole che lo vedono protagonista o che si ispirano alle sue gesta in maniera più o meno dichiarata, come: The Plainsman di Cecil B. DeMille (del 1936), Buffalo Bill (1944) di William A. Wellman, Buffalo Bill e gli indiani (1976) di Robert Altman.
Una delle ultime apparizioni risale al 2004, nel film Hidalgo - Oceano di fuoco, di Joe Johnston.
In Italia, nel 1949, venne realizzata dal regista Giuseppe Accatino la pellicola Buffalo Bill a Roma, probabilmente primo esempio di western all'italiana, dedicato alla reale sfida che aveva visto Cody e il suo Circo soccombere contro la ormai mitica rappresentanza di butteri laziali.
Nel 1976, Marco Ferreri riprenderà il personaggio di Buffalo Bill nell'ironico e dissacrante Non toccare la donna bianca.
Nei fumetti di genere western le apparizioni di Buffalo Bill sono state ovviamente un'infinità, e ogni serie che si rispetti, come Tex, la Storia del West e Ken Parker, lo ha visto apparire in qualche storia.
Tra le canzoni dedicate alla sua figura non può mancare Bufalo Bill, di Francesco De Gregori (uscita nell'omonimo album del 1976):

William Cody morì nel 1917, all'età di 71 anni, e venne seppellito su sua richiesta sulla Lookout Mountain in Colorado, ad est della città di Denver.
Qualche tempo prima di morire si era convertito al Cattolicesimo e nel 1890 incontrò papa Leone XIII.