Pasquale Frisenda

Settima arte (23): 'Corvo rosso non avrai il mio scalpo' di Sydney Pollack (1972)

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02/10/2015
Settima arte (23): 'Corvo rosso non avrai il mio scalpo' di Sydney Pollack (1972)

Corvo rosso non avrai il mio scalpo di Sydney Pollack (Jeremiah Johnson - USA - 1972)

Sceneggiatura: John Milius, Edward Anhalt e Sidney Pollack.

Con: Robert Redford, Will Geer, Stefan Gierasch, Delle Bolton, Josh Albee, Joaquín Martínez, Allyn Ann McLerie.

"Veterano della Guerra messicano-statunitense (1846-48), Jeremiah Johnson è un uomo stanco e amareggiato, che decide di allontanarsi dalla "civiltà" e partire verso il selvaggio West per trovare nuove possibilità. Intende intraprendere la via delle Montagne rocciose, conducendo la vita del mountain man o del trapper. L'inesperienza lo porta in breve ad avere però serie difficoltà a sopravvivere in quell'ambiente, ma da lì a poco stringe amicizia con un anziano trapper, Chris Lapp (detto anche "Artiglio d'orso"), che lo accoglie e gli insegna tutto quello che può tornagli utile. Una volta imparate le abilità necessarie per vivere tra le montagne, Johnson parte per conto suo. Ha un breve incontro con Mano che segna rosso, capo della tribù dei Corvi, e, dopo una serie di avvenimenti, dove si ritrova sposato ad una giovane pellerossa e a badare ad un ragazzino orfano, Johnson individua un luogo adatto per costruire una capanna e stabilirvisi con la sua improvvisata famiglia. Il tempo aiuta i tre a sviluppare un sincero affetto l'uno per l'altro, e l'uomo e la donna finiscono con l'innamorarsi. La sua vita sembra avere trovato un equilibrio, almeno fino a quando viene obbligato a guidare una spedizione di soccorso dell'esercito verso un gruppo di carri sperduti sulle montagne. Il percorso comprende il rischioso attraversamento di un cimitero dei Corvi, luogo tabù per gli estranei. La violazione del terreno sacro cambierà per sempre il destino del trapper...".

"Questo film inaugura una nuova tendenza nel genere western, con gli indigeni amerindi visti come una cultura ostile all'estendersi della civilizzazione, ma non inferiore né negativa. (...) Il conflitto tra la collettività dei legittimi padroni del luogo e la necessità storica del pioniere scatena una dura lotta, ma sfocia nella necessaria pratica della tolleranza."
(dal Dizionario dei film Morandini)

Il film è liberamente ispirato alla figura del leggendario trapper John "Mangiafegato" Johnson (di cui trovate maggiori notizie QUI) e sul racconto che ne narra le gesta, Crow killer: The saga of "Liver-eating" Johnson (L'uccisore dei Corvi: la saga di "Mangiafegato" Johnson) di Raymond Thorp e Robert Bunker, oltre che sul romanzo Mountain man di Vardis Fisher, e fu sceneggiato da John Milius ed Edward Anhalt, ma nella sceneggiatura intervenne anche il regista Sidney Pollack, che la rivide e la ammorbidì rispetto ad alcuni eccessi descritti da Milius nel carattere del protagonista, rendendo lui più umano e anche più plausibili le sue gesta, rappresentate nella nuova versione di Pollack in maniera sempre credibili e lontane da ogni stereotipo cinematografico o altra tentazione edulcorativa.
A dare poi la versione definitiva al personaggio di Jeremiah Johnson fu anche l'apporto, l'intelligenza e capacità recitativa di Robert Redford, davvero misurato nella sua interpretazione e perfettamente calato nel ruolo.

Corvo rosso non avrai il mio scalpo (la versione italiana del titolo, anche se evocativa, oltre a non c'entrare molto con il film, nel senso che non c'è nessun personaggio che si chiama in quel modo, è, per certi versi, anche fuorviante) è stato un titolo determinante nella maturazione del western al cinema; fu portatore di novità soprattutto nella visione che offrì del rapporto tra uomini bianchi e i nativi americani e in Italia è stato anche una delle fonti di ispirazione di Ken Parker, uno dei più importanti fumetti western di tutti i tempi (il cui protagonista ha proprio il volto del Redford visto in questo film).
Un'opera davvero solida questa di Pollack, che non teme il passare degli anni e che può contare su un impianto realistico ma infinitamente ricco di suggestioni, che riesce ad integrare in maniera mirabile la dimensione epica di quel mondo e dell'avventura classica con una sensibilità quasi documentaristica che difficilmente può lasciare indifferenti.

Qui trovate una clip, la splendida ballata composta da Tim McIntire e John Rubinstein, l'intro e un trailer del film:

P.S. Altri post su cinema, televisione, fumetti, romanzi ed altro li potete trovare QUI.

Buona visione!