Pasquale Frisenda

Settima arte (24): 'Macbeth' di Orson Welles (1948)

Video, immagini e brevi informazioni su film e documentari che hanno segnato la storia del cinema (o solo il mio immaginario).

04/10/2016
Settima arte (24): 'Macbeth' di Orson Welles (1948)

Macbeth di Orson Welles (id. - USA - 1948)

Sceneggiatura: Orson Welles, tratta dall'omonima tragedia di William Shakespeare composta tra il 1605 e il 1608.

Con: Orson Welles, Jeanette Nolan, Dan O'Herlihy, Roddy McDowall, Edgar Barrier, Alan Napier, Erskine Sanford, John Dierkes, Keene Curtis, Peggy Webber, Lionel Braham, Archie Heugly, Jerry Farber, Christopher Welles.

"La vita non è che un'ombra che cammina…"
(da Macbeth - 1948)

"Scozia, pieno Medioevo. In una giornata di tormenta, tre Streghe decidono che il loro prossimo incontro dovrà avvenire in presenza del futuro re. Quello stesso giorno a re Duncan di Scozia viene riferito che i suoi generali, Macbeth, barone di Glamis, e Banquo, hanno appena sconfitto le forze congiunte di Norvegia e Irlanda, guidate dal ribelle Macdonwald. Macbeth, congiunto al re, è lodato per il suo coraggio e prodezza in battaglia. Mentre passeggiano nella tetra brughiera, le tre streghe compaiono a Macbeth e Banquo, e a loro pronunciano una profezia. Anche se Banquo per primo le sfida, esse si rivolgono a Macbeth. La prima lo saluta per quello che è, il Barone di Glamis, la seconda invece come Barone di Cawdor, e la terza gli preannuncia che diverrà re. Le tre streghe svaniscono e un altro barone, Ross, messaggero del re, arriva poco dopo e informa Macbeth che questi ha appena acquisito il titolo di Barone di Cawdor: la prima profezia è così realizzata. Immediatamente Macbeth incomincia a pensare che la profezia potrebbe avverarsi, e l'ambizione di diventare re si fa strada in lui..."

Il Macbeth di Orson Welles (1915-1985) è noto quale estremo esercizio di cinema realizzato avendo pochissimo budget e di conseguenza pochi mezzi a disposizione.
Una vera scommessa per il geniale regista americano, sia con se stesso che col sistema hollywoodiano, da cui si era allontanato e di cui non amava le dinamiche produttive.
La Republic (casa di produzione e distribuzione cinematografica statunitense fondata nel 1935 e conosciuta anche per aver distribuito molti serial cinematografici negli anni '40 tratti dai personaggi dei fumetti in voga all'epoca) prestò alcuni studi a Welles, che si arrangiò come poté avendo a disposizione solo sessantacinquemila dollari.

Da grande appassionato di William Shakespeare, l'artista statunitense aveva già messo in scena il Macbeth in altri contesti prima di arrivare all'adattamento cinematografico.
Si ricordano infatti il Voodoo Macbeth al Federal Theatre di Harlem (nel 1936), ambientato ad Haiti ed interpretato da attori di colore, l'allestimento allo University Theatre di Salt Lake City per lo Utah Centennial Festival (nel 1947) – lavoro che fu poi influente sul film – e le versioni radiofonica (1937) e discografica (1939) con la compagnia Mercury Theatre, da lui fondata.
Fra teatro e cinema Welles adattò anche altri drammi del bardo inglese, ma a quanto pare fu proprio il Macbeth il suo prediletto, presentandolo in un maggior numero di messe in scena.

"Nell'Amleto di Olivier e anche di questo Macbeth, si sente da parte degli autori lo sforzo di uscire dal palcoscenico, di adattare un testo al linguaggio cinematografico, dove insomma l'opera più che di semplicistica trasposizione è di regia, cioè di invenzione, di gusto, di responsabilità.", così Ennio Flaiano descrisse l'opera di Welles, presentata nel 1948 insieme all'Amleto di Laurence Olivier alla Mostra del cinema di Venezia.
E di invenzioni il regista ne adottò parecchie, nonostante le risorse limitate, che però vennero utilizzato al meglio, cercando in ogni modo di coprire le lacune scenografiche e la povertà dei costumi di scena con giochi di luce e ombre di derivazione fortemente espressionista, collocando la storia in un tempo indefinito (un'ambientazione tra il barbarico, il medioevale e la favola), che risulterà di grande impatto visivo ed emotivo, la vera anima del film.

Un "linguaggio buio", come è stato definito, che è restato nella storia del cinema.

Il film non ebbe particolare successo al suo esordio, ma con il passare degli anni venne completamente rivalutato sia dalla critica che dal pubblico.

Trovate qui l'intro del film:

e qui una clip (in italiano):

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