Pasquale Frisenda

Settima arte (27): 'I Duellanti' di Ridley Scott (1977)

Video, immagini e brevi informazioni su film e documentari che hanno segnato la storia del cinema (o solo il mio immaginario).

20/11/2016
Settima arte (27): 'I Duellanti' di Ridley Scott (1977)

I Duellanti di Ridley Scott (The Duellists - Inghilterra - 1977)

Sceneggiatura: Gerald Vaughan-Hughes, basata sull'omonimo racconto di Joseph Conrad uscito nel 1908.

Con: Keith Carradine, Harvey Keitel, Albert Finney, Edward Fox, Cristina Raines, Robert Stephens, Diana Quick, Tom Conti, Alun Armstrong, Meg Wynn Owen, Jenny Runacre, Pete Postlethwaite, Gay Hamilton, John McEnery, Alan Webb.

"Ho studiato a fondo l'uomo militare, gli ho letteralmente scrutato il cervello; ma il mio fato è quello di rabberciarlo di continuo senza avere alcuna idea di come funzioni."
(da I Duellanti - 1977)

"Strasburgo,1800. Nell'anno in cui Napoleone prende il potere in Francia, il tenente ussaro Armand D'Hubert è incaricato da un suo superiore, il generale Treillard, di comunicare lo stato d'arresto al suo pari grado, ma di umili origini, Gabriel Féraud, responsabile del ferimento in duello del nipote del sindaco della città. Féraud, disturbato durante un incontro galante con la nobildonna Madame de Lionne, chiede immediata soddisfazione a D'Hubert sfidandolo a duello. D'Hubert accetta, anche se con contrarietà. Durante lo scontro, Féraud viene ferito a un avambraccio e il confronto si interrompe senza esito. Le conseguenze del primo scontro non tardano ad arrivare: Féraud dichiara di voler affrontare nuovamente D'Hubert finché non avrà soddisfazione; prigionieri del codice d'onore, sono tenuti a sfidarsi ogni volta che le circostanze lo permettono, e lo faranno. Questa condizione li legherà per buona parte della loro vita, nonostante le strade diverse intraprese, fino ad una inevitabile resa dei conti..."

I Duellanti si segnala per essere il primo film diretto da Ridley Scott, fino ad allora esperto regista pubblicitario che poi diventerà notissimo grazie alle sue due opere successive: Alien e Blade runner.
La decisione di Scott di affrontare questo progetto fu determinata dalla visione di uno dei capolavori di Stanley Kubrick, Barry Lyndon, che lo colpì profondamente.
Anche se è stato un punto di partenza e riferimento, dal film di Kubrick il regista inglese se ne discosta velocemente, sia per la storia presa in esame che nella messa in scena - decisamente più spartana - che deve fare di necessità virtù a causa del budget a disposizione, che è di solo 900.000 dollari.
Scott sopperisce alla mancanza di mezzi con grande sapienza e inventiva: le scene degli interni sono attraversate da fasci di luce che squarciano l'oscurità (un elemento che diventerà parte del suo stile visivo), richiamando la pittura di Rembrandt Harmenszoon van Rijn, meglio noto semplicemente come Rembrandt; quelle in esterni vengono invece effettuate con particolari filtri, per ricreare un'atmosfera d'epoca in direzione anti naturalistica, e ricercando con cura ambientazioni che possono fortemente caratterizzare le scene e le inquadrature (cosa che gli riesce in pieno).
Questo è infatti uno dei suoi film visivamente più riusciti, dove spicca un'ammirevole ricerca della composizione, degli ambienti, sia esterni che interni, un uso davvero raffinato della luce e una cura iconografica che riporta alla mente molti dipinti di quell'epoca: diverse inquadrature riprendono nature morte che omaggiano la pittura Romantica o come l'immagine finale, che cita esplicitamente il Viandante sul mare di nebbia (1818) di Caspar David Friedrich.

A ispirare Joseph Conrad per il suo breve romanzo, fu invece un breve trafiletto in un quotidiano di provincia, che raccontava di uno di questi episodi galeotti isolandolo dal numero di simili aneddoti per la sua singolarità, che convinse l'autore a farlo diventare il soggetto di un suo prossimo racconto.
L'articolo riportava la storia incredibile di due ufficiali napoleonici, François Louis Fournier e Pierre Dupont, che, nel corso di vent'anni, si fronteggiarono armati in 17 duelli.
Come l'autore sottolinea nell'incipit del racconto, Napoleone non si curava della tradizione e non tollerava che i suoi ufficiali si scannassero l'un l'altro, e anzi sanzionava severamente questi comportamenti insensati che gli ufficiali si dimostravano reciprocamente, tuttavia, l'aggressività, coltivata nell'ambiente militare come una virtù, e il concetto d'onore, conservato con altrettanto affetto tra i ranghi della gerarchia della Grande Armata, facevano sì che, nonostante la proibizione, occasionalmente si verificasse qualche "esuberanza" che portava aitanti giovani, altrimenti ligi al regolamento, a infrangere il divieto e ad incrociare le spade.
Bisogna poi sottolineare che, prima dell'avvento di Napoleone Bonaparte, l'accesso al ruolo d'ufficiale nei ranghi della gerarchia militare era prerogativa esclusiva della classe nobiliare, mentre ora questa possibilità veniva estesa ai ceti meno blasonati, valutando l'opportunità di avanzamento esclusivamente sulla base del merito.
Lo scontro a cui si assiste ne I Duellanti è perciò anche uno scontro tra due opposti livelli d'educazione e tra il risentimento di uno dei due contendenti e l'altezzosità dell'altro: due concetti dell'onore e della lealtà, uno rispettoso del proprio comandante, chiunque egli sia, l'altro fanaticamente devoto a Napoleone.
La trama del racconto che Conrad ne fece attraversa sedici anni di Storia e può essere interpretato come una metafora del passaggio sull'Europa della cometa napoleonica, il generale che costrinse praticamente tutte le teste coronate d'Europa a confrontarsi militarmente con lui.
Ciò avvenne senza un reale costrutto, dato che all'indomani del Congresso di Vienna (1815) – che sancì il nuovo ordine europeo dopo Waterloo – le cose erano all'apparenza assai poco cambiate rispetto all'epoca pre-rivoluzionaria.

I Duellanti venne premiato al festival di Cannes nel 1977 come miglior opera prima, e nel 1978 Ridley Scott vinse il David di Donatello per il miglior regista straniero.

Qui di seguito trovate la presentazione del film da parte di Gianni Canova, un trailer, un video composto di immagini del film comparate agli storyboard e un altro e dedicato alla colonna sonora realizzata da Howard Blake:

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