Pasquale Frisenda

Gianni De Luca - Nato con la matita in mano

Un autore originalissimo, che ha introdotto nel linguaggio del fumetto alcune innovazioni ancora oggi sorprendenti, con un'abilità, una dedizione e una preparazione rara.

10/12/2017
Gianni De Luca - Nato con la matita in mano

"Un buio assoluto, totale, simile a quello che avrà assillato l'ignoto autore dei bisonti ad Altamira quando, in qualche notte senza luna, avrà messo il naso fuori della sua caverna… solo chi ha visto quel buio (intendo quel vuoto assoluto di forme, di spiragli, di chiarori) può presumibilmente davvero capire il Disegno."
(Gianni De Luca)

Gianni De Luca nacque a Gagliato, in provincia di Catanzaro, il 27 gennaio del 1927, e anche se con la sua famiglia si trasferisce presto a Roma (all'età di sei anni), della sua infanzia in Calabria gli resteranno indelebili ricordi che lo accompagneranno per tutta la vita e che, in qualche modo, lo formeranno come carattere e come visione del mondo (il buio citato all'inizio è quello raccontato da De Luca in una lunghissima conversazione con la figlia Laura - pubblicata nel 3° volume della ristampa integrale de Il commissario Spada edita dalla casa editrice Black Velvet Editrice e dalle edizioni BD tra il 2003 e il 2006 -, ed è il buio delle immense notti calabresi, piene di quella "nera vedovanza", come la definì, tipica della sua terra e del Sud).
Il percorso che lo porterà a diventare uno dei massimi fumettisti, illustratori, pittori e incisori italiani inizia negli anni '40, durante la guerra, iscrivendosi inizialmente ad un istituto aeronautico, abbandonato in fretta per poter iniziare a frequentare il liceo artistico.
Nel 1945 riceve il suo primo impegno lavorativo come disegnatore illustrando per la ELS (Editrice Libraria Siciliana) il romanzo Senza famiglia di Hector Malot, ma ha già in mente il desiderio di dedicarsi completamente ad una delle sue grandi passioni: il fumetto.
Nel mondo delle nuvole parlanti esordisce nel marzo del 1946, collaborando a varie riviste tra cui Tam-Tam e gli Albi Roma, con storie relativamente brevi come Il guercio sconfitto (piccole tavole in formato verticale), Anac il distruttore e La meravigliosa invenzione, su testi di Danilo Forina.
Nel 1947, sull'albo della serie azzurra dei 4 cerchi, esce con l'albo intitolato L'oasi di Kamrasi.

Sull'importante settimanale Il Vittorioso De Luca debutta invece alla fine del 1947 con la storia intitolata Il mago Da Vinci, ma è già dal 1946 che i suoi disegni appaiono a corredo di diverse rubriche.
Nel 1948 escono alcune storie brevi (disegnate dal 1946 in poi): Il nemico nell'ombra (per la serie Ted) e Il fiore della morte, Il re della montagna (per la serie Jim Brady).
Sempre su Il Vittorioso illustra poi due racconti, fra i quali Battaglia ai ciuffi bianchi scritta da Alberto Malfatti, che all'epoca suscitò grande entusiasmo fra i giovani lettori.
Nel settembre del 1948 esce il primo Diario Vitt (serie di pubblicazioni dedicate principalmente a Benito Jacovitti, uno dei disegnatori di punta de Il Vittorioso: il nome del diario è la sintesi del titolo della rivista e del cognome dell'autore), di cui De Luca realizza la copertina e le illustrazioni. interne.
Tra il 1949/50 vengono pubblicate diverse sue storie: I naufraghi del Mc. Person, Prora vichinga, L'impero del sole, La sfinge nera e Il tempio delle genti, ambientate in una antichità in parte realistica in parte di fantasia, nell'ambito delle quali De Luca dimostra una forte capacità di immedesimarsi nelle trame e d'interpretare i personaggi con una decisa caratterizzazione personale.

Il suo segno e la forma si fanno sempre più elaborati, distaccandosi dall'influenza dei disegnatori a cui aveva fatto chiaro riferimento fino ad allora, come Hal Foster e Alex Raymond.
Nel 1951, ne Gli ultimi della Terra, una storia futuribile disegnata con una inconsueta stilizzazione, mette in chiara evidenza la sua capacità di cambiare registro a seconda del soggetto e delle esigenze narrative delle varie storie che gli vengono affidate.
La tecnica, quindi, per De Luca è sempre al servizio della narrazione, fine ultimo del disegnatore di fumetti.
Seguiranno, nel 1952, Il cantico dell'arco su testi di Danilo Forina, e Le braccia di pietra di Eros Belloni, dove il disegnatore continua la sua inarrestabile sperimentazione grafica, con uno stile teso all'uso espressivo del segno e decisamente documentaristico nella scenografia.
Nel 1953 inizia la lunga e proficua collaborazione con le Edizioni Paoline per la testata Il Giornalino, che da lì a poco diventerà una delle più rilevanti riviste a fumetti italiane.
La prima storia è La leggenda della montagna, composta da grandi tavole a colori piatti, realizzate con una tecnica molto elaborata basata sui chiaroscuri che danno un'idea di realismo quasi fotografico.
Parallelamente alla collaborazione per Il Giornalino, De Luca prosegue anche quella con Il Vittorioso, per il quale, nel 1957, disegna Giallo alla 14ª strada su testi di Mario Basari, e in quel caso, calato nella contemporaneità del genere poliziesco, si avvale di un segno che richiama alla mente certe stilizzazioni formali di disegnatori americani coevi, specialmente nella caratterizzazione dei volti dei personaggi.
Nel 1958, sempre su Il Vittorioso, realizza a puntate il racconto Ragazzi di Ungheria di Lino Monchieri, ambientato nel 1944: in quella occasione De Luca si avvale dell'uso del pennino per tratteggiare contorni schizzati e del pennello con effetti espressionistici, che si rivela essere come un altro esempio della sua agile cifra stilistica, specialmente se confrontato con gli stili messi in atto nell'illustrare altri racconti o copertine (per Ragazzi di Ungheria un'influenza è probabilmente arrivata a De Luca dal Gott mit uns di Renato Guttuso, serie di disegni in bianco e nero e a colori prodotti nel 1944).
Tra il 1955 e il 1959, su Il Giornalino esce la serie La più grande storia mai raccontata (una serie di racconti a striscia tratti dalla Bibbia) e dal 1960 al 1968 disegna I dodici in cammino, una storia della chiesa cattolica.
Ancora su Il Giornalino, nel 1960 viene pubblicata la storia a tutta pagina Larry Yuma, ancora su testi di Basari, e Non fumare la dinamite, un giallo ambientato a Londra e dintorni dai toni fortemente caricaturali.

Tutti questi lavori sono la continua dimostrazione della grande capacità dell'artista di entrare pienamente nelle atmosfere delle storie che disegna e di coglierne tutte le peculiarità e potenzialità, per poi restituirle su carta con un'identità sempre inedita, interessante e personalissima.

Dopo alcuni anni dedicati all'illustrazione, il 1967 segna per De Luca un iniziale ritorno al fumetto, ancora su Il Giornalino, con L'ultima Atlantide e poi con il western Bob Jason.
Ma è il 1969 la data determinante nella sua carriera, perché è in quel periodo che inizia a lavorare alle storie del commissario Eugenio Spada, elaborate dal giornalista e scrittore Gian Luigi Gonano, che esordiranno nelle edicole l'anno successivo.
I due autori vengono presentati da Gino Tomaselli, redattore della testata Il Giornalino (e persona che De Luca utilizzò come modello per la prima versione di Spada), nonché ispiratore della serie: il personaggio de Il commissario Spada si rivelerà essere sia classico che assolutamente innovativo sotto molti  aspetti, e determinerà una svolta non solo nella carriera degli autori ma anche nella concezione del fumetto a larga diffusione di quegli anni.
Per capire cosa significò decidere di pubblicare Il commissario Spada basta pensare alle caratteristiche de Il Giornalino: una rivista da sempre rivolta principalmente ai ragazzi e che a quel tempo era distribuita soprattutto nelle parrocchie, e anche se già aveva presentato fumetti con un taglio più maturo (nelle pagine del giornale furono ospitati i lavori di alcuni dei maggiori maestri del fumetto italiano), non erano mai stati racconti legati alla cronaca, per di più nera, cosa che accadeva invece nella serie de Il commissario Spada, che, per scelta e necessità narrativa, era molto aderente alla realtà di tutti i giorni e dove venivano presi in esame i molti e violenti fatti di delinquenza riportati dai giornali, in particolare quelli legati alla città di Milano.
Gonano e De Luca ricevettero comunque l'appoggio della redazione (non sempre scontato né facile, va detto, per via proprio dei temi trattati, spesso scottanti e fuori dalla linea della rivista) che, soprattutto, quello dei lettori, e poterono continuare nel loro lavoro a lungo (la serie durò ben 12 anni).
Se i testi di Gonano avevano un taglio assolutamente legato all'attualità dei tempi (e tra le indagini poliziesche classiche che comprendevano rapine, furti e criminalità organizzata, si sono poi inserite storie che parlavano di sette sataniche, terroristi, crudeli assassini e, non ultima, la problematica della droga), abbinate comunque ad altri toni e situazioni (grazie all'utilizzo del figlio di Spada, Mario, personaggio che permette anche ai lettori più giovani di entrare in sintonia con la serie), nei disegni di De Luca vengono presentati personaggi sempre fortemente caratterizzati (sia in stile grottesco che realistico, ritraendo a volte gente comune incrociata in strada oppure, in alcune storie, i compagni di scuola di sua figlia) e ambientazioni decisamente espressive e straordinariamente evocative.
Nelle tavole de Il commissario Spada, l'artista cominciò a proporre tavole graficamente sempre più elaborate, e non solo come stili di disegno ma anche concettualmente; un'intenzione e una ricerca che verrà poi portata ai massimi livelli da De Luca quando si cimenterà nella versione a fumetti di tre celebri opere shakespeariane: Amleto, La tempesta e Romeo e Giulietta.

È il 1975, e De Luca si prende una pausa dalla serie de Il commissario Spada per affrontare, insieme a Sigma (Raul Traverso), abile sceneggiatore esperto nelle trasposizioni fumettistiche dei classici della letteratura, il cosiddetto "ciclo shakespeariano".
In esso il disegnatore riversa tutta l'esperienza accumulata in tanti anni di lavoro e mette in pratica quanto già teorizzato da un altro grande nome del fumetto italiano, Guido Buzzelli, secondo il quale "il fumetto altro non è se non teatro", e ritenendo che proprio il teatro sia il mezzo espressivo più adatto per elaborare graficamente quelle storie, De Luca decide quindi di far muovere i suoi personaggi all'interno di una vera e propria dimensione teatrale, trasformando le vignette in palcoscenici dove i movimenti e le azioni dei protagonisti sono rappresentate senza essere divise in singole vignette.
Strabordante di raffinatissime e colte elaborazioni grafiche che esaltano i passaggi narrativi e la psicologia dei personaggi, oltre a composizioni tanto complesse quanto geniali (alcune rimandano chiaramente ai lavori di Maurits Cornelis Escher), la "trilogia shakesperiana" è un autentico e luminoso capolavoro tecnico ed espressivo, che vede il suo culmine proprio nel dramma dei due innamorati di Verona, resi fedeli alla loro versione classica e al tempo stesso estremamente attuali, proprio grazie al tratto di De Luca, che si rivela sempre nuovo, sempre moderno e in continua evoluzione.

Chiuso, nel 1982, il ciclo de Il commissario Spada, che diede ad entrambi gli autori grandi soddisfazioni e per cui De Luca vinse il premio Yellow Kid nel 1971, l'artista si dedica ad un'opera dai toni sicuramente più leggeri ma non meno studiati come messa in scena: Il giornalino di Gian Burrasca, la versione a fumetti dell'omonimo romanzo di Vamba (Luigi Bertelli), questa volta su testi di Claudio Nizzi.
Arrivano poi, e in rapida successione, Avventura sull'Orinoco, per i testi di Roberto Dal Prà, e le biografie di Totò e Marilyn Monroe, su testi di Marco Di Tillo.
Un altro significativo lavoro di De Luca è sicuramente Paulus, che narra in versione fantascientifica la storia di san Paolo.
Questo fumetto è caratterizzato da una doppia formula grafica; realizzazione con pennini a inchiostro per le scene ambientate nel futuro, utilizzo di tempere e pennelli per le proiezioni dei filmati di san Paolo, una tecnica che forse non ha precedenti.
Nel 1988 esce La freccia nera, la versione a fumetti del celebre romanzo di Robert Luis Stevenson (1883) a cura di Paola Ferrarini.
Nello stesso periodo inizia la sua ultima ambiziosa opera, I giorni dell'Impero, ma la serie resterà incompiuta a causa dell'improvvisa morte dell'autore, avvenuta nel 1991, e nessun disegnatore la ultimerà, non sentendosi all'altezza del grande maestro.
Il Giornalino, però non rinuncia a pubblicare comunque quest'ultima opera, inserendo parte dell'ultima puntata con le tavole non ancora inchiostrate, ma già perfettamente rifinite, rimaste nel cassetto dello studio di De Luca.

Molte delle opere di Gianni De Luca sono regolamente ristampate e si trovano per fortuna con facilità nelle librerie specializzate (è appena uscito un volume della Mondadori che ripropone integralmente la serie de Il commissario Spada e una nuova iniziativa editoriale su di lui è in programma a breve per le edizioni NPE), ma al lavoro di questo immenso autore sono stati dedicati anche diversi saggi, come Gianni De Luca - un grande maestro della letteratura disegnata e Gianni De Luca, dall'illustrazione al fumetto, entrambi editi negli anni '90 dalla Comic Art, e poi Gianni De Luca - Il disegno pensiero, il catalogo della splendida mostra realizzata in una edizione del Festival Internazionale del fumetto Bilbolbul di Bologna, dove vennero esposte circa 250 tavole originali in rigoroso ordine cronologico, dagli esordi del 1947 sulle pagine del Vittorioso fino a I giorni dell'Impero.

Gianni De Luca è stato un autore unico per le molte e peculiari caratteristiche dimostrate nel suo lavoro, e ha contribuito fortemente a rivoluzionare ed allargare gli orizzonti al mondo del fumetto, con un'abilità, una dedizione e una preparazione (tecnica e culturale) rara, introducendo alcune innovazioni che risultano ancora oggi sorprendenti e modernissime: un nuovo modo di rappresentare sia il movimento che la scansione temporale, abolendo le vignette tradizionali e ricorrendo alla reiterazione della medesima figura sulla tavola, un'intuizione, che ha referenti figurativi e concettuali sia nel Futurismo che negli esperimenti fotografici di Etienne-Jules Marey o di Eadweard Muybridge, e nel fumetto si sono viste cose simili nel lavoro di figure come Rodolphe Töpffer, Winsor McCay o Will Eisner, ma la visione di De Luca ha segnato uno dei vertici espressivi in tal senso, diventando forse quella visivamente più affascinante e completa nell'abbinare testo e disegno.
Da tempo la fama e il riconoscimento pieno del valore dell'opera di Gianni De Luca hanno varcato i confini italiani, tanto che maestri internazionali del calibro di Frank Miller (che utilizzò soluzioni grafiche tratte in maniera evidente dal lavoro di De Luca nel volume Elektra vive ancora), Dave McKean o Bill Sienkiewicz lo citano come uno dei loro artisti di riferimento.

In questa pagina potete trovare la già citata intervista che sua figlia Laura gli ha dedicato, dove, in un confronto anche generazionale, emerge pienamente la complessa personalità dell'autore; un uomo colto, profondamente innamorato del suo lavoro e fermo su alcune posizioni ma che dimostra di essere tanto intelligente da saper sempre e comunque valutare nuovi e diversi punti di vista.

Mentre QUI trovate il sito web e QUI la pagina Facebook dedicata all'autore.

Chiudo con questo piccolo video, che anche se propone solo una rapida carrellata su alcuni dei maggiori lavori di De Luca anche in questo caso emergono comunque in maniera evidente le caratteristiche del suo stile:

Buona visione e buone letture!

P.S. gli altri post del sito li trovate QUI.