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17/11/2009 - nello - Interviste

Roberto Recchioni, tra Dylan Dog e il futuro

Il 'Rrobe' si racconta in attesa dell'uscita di 'Mater Morbi'

Roberto Recchioni, tra Dylan Dog e il futuro
In molti parlano di un periodo di rinascita di Dylan Dog, dovuto al rimescolamento del cast degli sceneggiatori. Dopo la crisi che ha segnato il 'post-Sclavi', infatti, molti si stanno riallacciando alle storie dell'Indagatore dell'Incubo grazie ai nuovi scrittori che si sono aggiunti negli ultimi anni. Alla conferenza specifica svoltasi a Lucca, infatti, dietro al bancone erano schierati Paola Barbato, Pasquale Ruju, Tito Faraci e Giovanni Di Gregorio. Insieme a loro anche Roberto Recchioni, uno che ha peso specifico nel mondo del fumetto, visto che tra il suo blog e le serie che portano la sua firma (senza impegnarsi troppo ci vengono in mente John Doe, Detective Dante, David Murphy, Cronache del mondo Emerso) il 'Rrobe' la sua la dice eccome. Così, visto che a Natale sarà presente nelle edicole assieme a Massimo Carnevale (assieme avevano già firmato 'Fuori tempo massimo', storia apparsa sul DD Color Fest 1), ci siamo fatti raccontare qualche particolare in più:

1) Gentilissimo Roberto, partiamo dalla scadenza più immediata. Fra poco più di un mese esce un tuo Dylan Dog della serie regolare, ‘Mater Morbi’. Puoi ingolosirci con qualche piccola anteprima o spiegarci da cosa nasce quest’albo, se si tratta di un progetto da sempre legato a Dylan Dog o se invece è un’idea che hai poi caratterizzato per l’Indagatore dell’Incubo?

'Tutto nasce da una richiesta precisa della redazione (una storia che ruotasse intorno al tema della malattia). Credo che questa idea sia venuta in testa a Mauro Marcheselli leggendo alcuni pezzi che avevo pubblicato sul blog e che riguardavano la mia sfera personale e intima. Nel corso della mia vita ho avuto (e ho ancora) alcuni seri problemi sanitari e questo mi ha reso, da una parte, il candidato perfetto per scrivere questo genere di storia, dall’altra parte, anche quello a cui sarebbe costata di più in termini personali'.

2) Ho apprezzato molto che sul tuo frequentatissimo blog (www.prontoallaresa.blogspot.com) tu abbia messo una piccola clip del ‘villain’ dell’albo. Può non sembrare niente di che, in effetti si tratta di qualche frame con una musica a tema, però mi ha fatto pensare che nel mondo del fumetto non si fa mai niente per cercare di creare un ‘evento’. Per dire, nel cinema il trailer del film è pronto mesi prima; la musica lancia un singolo; i libri adesso ti regalano il primo capitolo con i ‘book preview’. Nel fumetto invece la comunicazione ‘pre’ è scarsa, tanto è vero che spesso il tutto è lasciato ai singoli autori che con blog etc.. cercano di catturare il lettore. Perché?

'Non ne ho idea. Sul serio non me lo spiego. Personalmente, sin dai tempi della presentazione di “John Doe”, ho sempre lavorato per fare promozione virale sul web, basata tanto sull’onestà della comunicazione (che ripaga sempre sul medio e lungo termine), quanto sulla forza delle idee e del coinvolgimento del pubblico. La stessa cosa ho fatto per “Detective Dante”, “David Murphy: 911”, “Garrett” e qualsiasi altro progetto che mi ha visto coinvolto, anche quelli che non nascevano direttamente da una mia idea. E’ un tipo di promozione che costa molto poco e che si basa sulle idee più che sull’investimento economico. A me piace creare “hype” intorno a quello che sto per dare alle stamp. Ovviamente, sono anche pronto a affrontare i commenti dopo che il prodotto è uscito e l’hype ha lasciato posto all’esperienza diretta.'

3) Per quanto riguarda la comunicazione post, poi, peggio ancora. La Bonelli addirittura spiega perché il sito non ha una mail, Paninicomics ha tagliato il vecchio forum. E’ così difficile dialogare con i lettori, confrontarsi sull’evoluzione dei personaggi o sui temi che riguardano il fumetto?

'Il discorso è complesso. Io trovo che sia giusto che le grandi case editrici si siano tirate indietro rispetto al rapporto diretto con i lettori. Questo genere di strutture non ha gli strumenti per una comunicazione così brutale e priva di filtri e qualsiasi loro tentativo di arginarla è visto dall’utenza come una censura. Meglio non averla per niente, piuttosto. In compenso credo che gli autori, specie quelli moderni, dovrebbero confrontarsi di più con i lettori e, allo stesso, tempo, farsi vedere di più. In Italia, nel mondo del fumetto, siamo bravissimi a creare personaggi ma non creiamo mai personalità. A me piace il confronto diretto, anche duro alle volte, con i lettori. Mi aiuta a crescere ma non solo: mi aiuta anche a “esistere” in quanto autore.'


4) Nel dibattito su Lucca ti sei schierato, pur con delle critiche, con Genovese contro Traini. Lasciando stare il dibattito in sé, hai comunque sostenuto la fazione che adesso dirige ‘Lucca Comics&Games’. Ma la parte ‘&Games’ è stata anche al centro di un duro attacco di Sergio Bonelli, che ha minacciato di non schierarvi più l’anno prossimo. La domanda a questo punto verrebbe facile, ma voglio aggiungere un altro dato. A Romics ero tra il pubblico (!) alla tua conferenza sui ‘Comics al tempo dei blog’. Con te Luca Boschi e Andrea Leggeri. La sala era piena solo a metà e non era neppure grandissima. Insomma dov’è il problema? Perché il fumetto non riesce ad imporsi come forma d’arte, con un massa di spettatori e ha bisogno di ‘chincaglieria’ (che io apprezzo, ma non è fumetto) per riempire la fiera?

'Io credo che questo sia un falso problema, avvertito solo dagli autori e da chi il fumetto lo segue con particolare passione. Mi capita spesso di dire che i fumettisti e gli appassionati di fumetto soffrono spesso di un complesso di inferiorità: hanno bisogno che gli altri media gli riconoscono un rispetto che, loro per primi, non si danno. Io sono orgoglioso di fare fumetti. Non faccio fumetti perché non sono riuscito a impormi come scrittore “puro” o come “regista”, faccio fumetti perché è un media che amo e di cui adoro le potenzialità. Quindi non avverto molto questo bisogno di “riconoscimento” ufficiale. Detto questo, io non penso che le fiere si riempiano con la chincaglieria. A Lucca si vendono tantissimi fumetti (tanto è vero che molte piccole case editrici basano il loro bilancio sull’esito della manifestazione) e il 70% di Lucca Comics & Games è dedicata al fumetto (tenuto conto degli spazi espositivi, delle mostre e degli incontri). '

5) 911 continuerà mai? Perché ci piaceva un bel po’.

'Mi piacerebbe. Ma ne dubito. Almeno nella forma con cui lo abbiamo visto fino a questo momento. La Panini, nonostante i buoni risultati economici delle sue produzioni italiane, sembra aver tirato il freno a mano per il momento, scottata da i problemi di produzione in cui si è imbattuta. E’ un peccato, ma non dubito che presto o tardi non tornerà ad affacciarsi sul mercato interno.'

6) Anche John Doe ci piaceva un bel po’, ma almeno lui continua su Skorpio. Sciupafemmine, catalizzatore, un po’ egocentrico…E’ forse il personaggio che ti rispecchia di più, tra quelli di cui hai scritto?

'E’ indubbio che ci sono molti aspetti che trovano eco nella mia personalità e nella mia storia personale, ma non direi che è quello che mi rispecchia di più. Diciamo che metto qualcosa di mio in qualsiasi personaggio che scrivo, anche quelli non creati da me (come Diabolik o Dylan Dog, per esempio).'

7) Chiudiamo con il futuro. Bonelli, Panini, Eura…hai il piede in tante scarpe. Non è che stai pensando ad un nuovo personaggio tutto tuo che lancerai magari tra un anno?

'In realtà ho ridotto di molto le mie collaborazioni, concentrandomi solo sulla Bonelli e su alcuni progetti per le librerie di varia e quelle specializzate. Ma, sì... credo che tra qualche anno ci sarà un mio nuovo personaggio in giro per le edicole.'
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