Martin Mystère

[Recensione] Martin Mystére n. 340, L’albero filosofico

Torna il Martin Mystère per adulti di Vincenzo Beretta, ed è come se si ripartisse da dove ci eravamo fermati.

E’ un romanzo horror, un giallo psichiatrico, un ecothriller, un’opera letteraria che a un certo punto sembra citare la visione della natura di Giacomo Leopardi, un continuo gioco di inganni e di specchi. Una fusione di generi narrativi, i cui elementi si rimescolano costantemente in un caleidoscopio che, solo alla fine della lettura, ci mostra l’immagine definitiva, quella concepita dall’autore.
E’ un’immagine terribile e brutale, dolorosa e sconfortante, e anche per questo ci colpisce in modo paradossalmente positivo, perché sentiamo che, in quanto tale, essa è la verità, e non una consolatoria conclusione all’acqua di rose dove tutto si risolve per il meglio.
E dopo aver terminato l’albo, siccome vorremmo che non finisse mai e che Beretta continuasse a raccontare di questa vicenda, ci chiediamo: è davvero quella compresa infine da Martin (e poi da Alina), la spiegazione unica e assoluta dell’intera vicenda?

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