Martin Mystère

[Recensione] La donna che cambiò la storia d’Italia

'Storie Da Altrove' n. 14, ottobre 2011

28/10/2011
[Recensione] La donna che cambiò la storia d’Italia

Soggetto di Alfredo Castelli e Carlo Recagno. Sceneggiatura di Carlo Recagno. Disegni di Sergio Giardo. Come i lettori più fedeli ben sanno, la saga secolare di Altrove è da sempre caratterizzata dall’imprevedibilità dell’approccio narrativo: certo, ci sono i ben noti capisaldi da cui gli autori teoricamente non possono distaccarsi, come il periodo temporale dell’azione principale (Altrove è nata alla fine del 1700 e non sembra aver avuto precursori, per ora), l’utilizzo di personaggi storici e letterari, l’esigenza di scrivere un titolo lunghissimo che richiami gli albi precedenti (però senza citare Sherlock Holmes) e così via, ma resta il fatto che è impossibile dedurre come sarà impostato l’albo a partire dalle anteprime diffuse nei mesi precedenti all’uscita. In passato, la serie ha utilizzato l’horror letterario (gotico e lovecraftiano), l’ironia paradossale alla Twain, la proto-fantascienza alla Wells, il giallo alla Doyle, il surreale alla Lynch e chi più ne ha più ne metta; come se non bastasse, la lista degli ospiti illustri è sterminata, sia in termini letterari che storici. Con questo albo numero 14, gli autori si fermano a riflettere sulla storia della collana e creano una storia densa e ricca come poche, che diventa un riepilogo di quanto visto in questi anni. E, come sempre accade quando Recagno è in forma, il riepilogo è anche l’occasione per un rilancio, l’inaugurazione di nuove strade che verranno percorse in futuro (come avevamo azzardato qualche tempo fa parlando di MM 300, la presunta Altrove del 26esimo secolo si presta più che bene a una nuova avventura su un albo una tantum, oppure anche ad apparire in SdA, forzando i limiti degli obblighi ‘teorici’ sopra descritti). Il racconto è una sintesi di generi, amalgamati in maniera armoniosa e bilanciata: il tema principale è quello dei paradossi temporali, ispirato alla fortunata serie televisiva britannica del Doctor Who, come diversi omaggi testimoniano (ma non è certo un tema nuovo per Recagno); a esso si intrecciano il feuilleton, la ricostruzione storica, l’orrore gotico, il melodramma, l’opera lirica, il romanzo di anticipazione e persino suggestioni delle produzioni nipponiche (dal dichiarato parallelo tra il conte di Cavour e Gendo Ikari di Neon Genesis Evangelion al surreale scontro musicale Svengali/Verdi, che farebbe un figurone tra i migliori capitoli del recente manga Saint Seiya: Lost Canvas). In questa struttura così complessa, è davvero notevole che gli autori riescano a inserire anche una vigorosa dose di continuità su più livelli, con agganci del tutto inattesi alla realtà storica: non parliamo solo di Aldous Morrigan (di cui finalmente viene narrato l’ingresso ad Altrove), ma anche e soprattutto del felicissimo collegamento tra il romanzo Abrakadabra di Antonio Ghislanzoni e il fumetto breve Se a Milano ci fosse il mare di Alfredo Castelli. Chi mai si sarebbe sognato una connessione tra il librettista di Giuseppe Verdi e i “canali del tempo” che Leonardo da Vinci aveva lasciato in eredità nel sottosuolo di Cernusco sul Naviglio? Ovviamente, questa non è che la punta dell’iceberg di un vasto lavoro di ricerca, come testimonia anche la leggenda urbana della “donna velata” di Torino. Sicuramente, è un lavoro ora facilitato dall’esistenza di internet, ma un conto è accumulare documentazione (e leggerla in maniera adeguatamente approfondita), un altro è rielaborarla e utilizzarla con intelligenza, costruendo quella nuova impalcatura narrativa (al contempo fantastica ma plausibile) che è uno dei marchio di fabbrica delle migliori produzioni di Martin Mystere. Come si traduce una premessa tanto vasta, in termini narrativi? Il primo sospetto è che si tratti di 'un mattone', ma l’esperienza dovrebbe già averci insegnato che non è mai così. E infatti la narrazione è tanto robusta e determinata quanto agile e scorrevole. Nello sviluppo della storia, c’è una tensione narrativa quasi palpabile verso la risoluzione finale, che però lascia anche spazio ai personaggi e al contesto, bilanciando adeguatamente la logica ad incastro del mistero che si dispiega e le 'suggestioni' culturali e storiche degli autori. In altre parole, se ogni sequenza contribuisce in maniera determinante allo sviluppo della trama dell’albo, è anche vero che in ognuna di esse trovano spazio ulteriori livelli di lettura (i riferimenti a quel 'qualcosa in più' che i lettori di MM amano cogliere). A questo proposito, è illuminante la lettura di Tutti i dietro le quinte di Carlo Recagno, che confermano il 'manifesto programmatico' dell’albo: un’ulteriore prova dello spessore delle fondamenta di quest’albo, capace di includere i generi più disparati in un unicum organico e consistente nel quale 'c’è posto per tutti'. Chi si sarebbe mai aspettato di trovare Nathan Never (nonostante anche questo personaggio sia un notevole citazionista) fianco a fianco con i concetti mistico/magici della DC Comics? Restando in tema, Recagno ha invitato i lettori a riconoscere un ultimo omaggio relativo a un cantautore italiano: a differenza del tributo alla Rock Of Eternity di Captain Marvel, quest’ultimo non mi è familiare, per cui ho barato (usando Google) per capire che Svengali si presenta a Verdi citando la canzone Il Camionista Ghost Rider del cantautore Davide Van De Sfroos (la trovate nell’album Yanez). Tornando alla costruzione narrativa dell’albo, la sua già citata scorrevolezza è data dalla struttura a rimando di ogni singola sequenza, che, come in un elegante gioco di squadra, passa con leggerezza la palla al giocatore successivo. Dalla (suggestiva e apocalittica) visione della Milano alternativa del 2011 si passa all’Altrove del 1860, dove Aldous e 'Papà' ricostruiscono per noi futuro possibile, presente incerto e passato prossimo, unificando fantascienza, storia e narrativa popolare serializzata. Da qui, si passa a Torino, dove la coprotagonista Christina De Souza affronta una leggenda popolare e nello stesso tempo un ramo collaterale della trama portante. Ricevuto il testimone della narrazione, Christina lo porta metaforicamente a Giuseppe Verdi, che contribuisce a riannodare la narrazione a uno dei flashback forniti in precedenza da Aldous. Ciò è causa del primo scontro con l’antagonista della saga, che a sua volta fa confluire in un solo punto la vicenda di Napoleone III, Garibaldi, Christina e Verdi. Nello scontro finale, lo stesso Aldous ritorna in scena, contribuendo a completare il cerchio narrativo (in tutti i sensi, visto che c’è anche un paradosso temporale di mezzo!). E, quando tutto sembra finalmente risolto, gli ultimi elementi sparsi quasi a caso nell’albo (le parole ambigue che Christina si è lasciata sfuggire in un paio di occasioni) catapultano l’intera narrazione in un remotissimo futuro, raggiungendo un ulteriore e inatteso apice di continuità che collega questa particolare vicenda a tutto l’universo mysteriano (bonelliano?). La copertina di Giancarlo Alessandrini è abbastanza anonima, mentre l’illustrazione interna (qual è il nome tecnico?) è decisamente più in sintonia con la storia, lasciando pensare che il disegnatore Sergio Giardo si sia sentito coinvolto nell’opera a un livello più alto di quello professionale del 'semplice' illustratore. A questo proposito, oltre all’ottima prova grafica (sempre dettagliata e particolarmente evocativa/efficace nell’arduo compito di illustrare la 'nuova musica' di Svengali e Verdi), segnaliamo alcune delle citazioni introdotte da Giardo nei corridoi di Altrove: - Chewbacca di Star Wars - Asoka Tano di Clone Wars Animated - Walter Bishop di Fringe Annotazioni sparse La figura di Aldous spiazza nella sua coerenza: abituati come siamo a vederlo in azione nel presente, ci aspetteremmo di vederlo anche ora in veste di mago saggio, onnipotente e onnoscente, mentre nella realtà l’Aldous di 150 anni fa deve per forza essere abbastanza impreparato agli orrori e alle 'meraviglie' del nostro presente. L’unica nota stonata potrebbe essere la sua incapacità di paragonare la tecnologia moderna agli strumenti magici più classici. Come già Alfredo Castelli osservava anni fa, cosa sono il telefono cellulare, internet e la televisione se non una versione riveduta e potenziata della sfera di cristallo e dello specchio magico? (Ma è anche vero che le visioni apparsegli sono state parecchio arbitrarie, come dimostra l’equivoco dell’aereo di linea). E’ ironico che la Milano del 2011 sembri ad Aldous un trionfo di modernità: l’arbitrarietà della visione gli ha risparmiato cose come l’inquinamento soffocante, il traffico congestionato, i treni in perenne ritardo e i cittadini in preda a continui esaurimenti nervosi. A pagina 25, il 'televisore' è animato con due pupazzi dalle fatture familiari, che però Recagno non cita nel suo “dietro le quinte”, ma che sono inequivocatamente i personaggi di Sesame Street. Chissà se il futuro visitato da Ghislanzoni è apparentabile alla realtà del Jules Verne de La macchina pensante? La caratterizzazione di 'Papà è molto diversa da quella del personaggio di SdA numero 6: sebbene il suo interesse romantico per Garibaldi rimanga, 'Papà' è molto meno brusca e sicura di sé. Forse gli anni si sono fatti sentire. L’Agente 26 ('Christina de Souza') è una felice creazione: nonostante venga da un futuro remoto e sappia compiere scelte difficili all’occorrenza, resta comunque molto umana nella sua timida interazione con personaggi storici leggendari come Giuseppe Verdi e Aldous Morrigan. Franco Villa QUI PUOI VOTARE IL NUMERO 14 DI STORIE DI ALTROVE E NON E' FINITA: QUI LO SCOOP DEL NOSTRO UOMO AD ALTROVE