Martin Mystère

[Recensione] La Terza Stirpe

‘Martin Mystère’ n. 318, Dicembre 2011

13/01/2012
[Recensione] La Terza Stirpe
Soggetto e sceneggiatura di Paolo Morales
Disegni di Fabio Grimaldi


La letteratura si compone di molti generi narrativi: epico, avventuroso, giallo, fantastico, gotico, horror e così via. Per noi lettori di Martin Mystère esiste anche il genere mysterioso che, partendo da uno dei generi succitati, conduce a storie non inquadrabili negli altri generi, grazie a quell'enigmatico quid in più.

Se venisse a mancare la componente mysteriosa non potremmo più parlare di narrativa mysteriosa, ma al massimo di racconto fantasy, novella fantastica, avventura fantascientifica o, combinando i generi, di giallo fantascientifico o persino avventura misteriosa, ma appunto non mysteriosa.

Morales, a detta di molti, è bravissimo a scrivere storie avventurose, fantastiche, adrenaliniche e persino arcane. Ma, contrariamente a Recagno, Beretta e naturalmente Castelli, a volte gli manca quel quid che le renderebbe mysteriose.

A tale critica, spesso è stato risposto che le avventure del nostro Biondo Archeologo non sono solo mysteriose. Lui stesso, del resto, si definisce 'detective dell'impossibile' e non 'del mystero'. Il confine è labile, lo ammetto, ma, per citare la copertina, di 'grandi enigmi' si dovrebbe comunque trattare, e spesso con Morales questo non avviene.


Tralasciando un attimo gli argomenti trattati nelle sue avventure, neppure l'approccio psicologico di Morales al personaggio è canonico: il suo Martin Mystère è un uomo qualunque, uno qualsiasi dei protagonisti di uno qualsiasi degli albi della casa editrice.

Prendiamo l'ultima storia e proviamo a sostituire Brandon a Martin: non cambierà nulla. Questo Martin non usa il suo intuito, non sfoggia le sue doti, non evidenzia né le sue peculiarità fisiche né quelle psichiche, non fa ricorso alle sue amicizie, nulla di nulla.

Arriva dove arriva perché viene rapito: a Tower o Cico Cayetano sarebbe successa la stessa cosa; sconfigge i nemici solo perché è un essere umano, e in tal senso anche Travis o Tex sarebbero andati bene; si muove per la storia un po' vagando, quasi a istinto, come anche Dee e Kelly o Volto Nascosto sarebbero stati capaci di fare; scopre i trasposoni quasi accidentalmente, leggendo un libro, ma anche Mister Jinx o Julia ci sarebbero riusciti.

Unico vero contributo alla storia? Il fatto di conoscere l'altro mondo e di essere un uomo di spettacolo: è proprio grazie a quest'ultima caratteristica che il Professor Mystère viene interpellato all'inizio della storia, ma Dylan Dog o qualsiasi predicatore mediatico avrebbero benissimo potuto sostituirlo.

L’unico contributo che resta è dunque quello di aver partecipato alle avventure dell'albo I PREDATORI (Martin Mystère n.264), ben magra consolazione per un personaggio come il BVZM.


Da tutto ciò potremmo quasi dire che la storia in edicola (e forse per estensione ogni storia di Morales) sia un'avventura di Martin Mystère senza Martin Mystère!

Né, del resto, ci sono Java (in questo albo e nel precedente è sì presente, ma non dice o fa praticamente nulla) o Diana (che si limita a commentare i trasposoni come fosse un'Angie qualsiasi). Persino Travis (che nella precedente avventura almeno seguiva sempre il caso, anche se in ritardo di qualche pagina) è stato qui introdotto a forza, per farci credere di essere nell'universo mysteriano. Invece siamo in quello Moralesco senza eccezione di canoni.

Insomma, è come essere catapultati in un'altra dimensione, diversa da quella Castelliana, in cui troviamo sempre e solo i personaggi di Morales, i temi di Morales e le avventure di Morales.

Va bene, benissimo così. A molti piace e Morales in fondo scrive bene, con piglio molto cinematografico.

Ma non è ciò cui siamo abituati, quello che ci aspetteremmo, il 'mondo di Martin Mystère'. Certo, anche l'universo di Recagno è a volte autoreferenziale. Ma lo fa rimanendo mysteriano.

Quello di Morales è avventuroso e a volte persino bello, ma non è per nulla mysterioso.



Tornando alla storia, scopriamo subito che, come dicevamo, riprende in tutto e per tutto i personaggi della saga precedente (I Predatori, MM 264) della quale costituisce il seguito a ben sette anni di distanza.

Allora Martin si improvvisò Assistente Sociale sostituendosi a Diana per salvare (fintamente controvoglia) un ragazzino dalla strada e instradarlo alla cultura. Come corollario dell'avventura sociologica alla Pretty Woman, Martin e Ronny (questo il nome del ragazzino) si scontrarono con una stirpe di uomini evolutasi parallelamente alla nostra, più progrediti di noi, ma limitati dalla caratteristica fisica di poter manifestarsi agli umani normali solo quando c'è Morales ai testi.

Unico sfoggio di mystero e di cultura mito-folcloristica del Nostro, nell'ultima tavola si scopre che forse questa stirpe potrebbe essere quella dei discendenti di Lilith, mentre la nostra quella dei discendenti di Eva.

Poi sette anni di buio: Martin e Ronny non si sentono più, né ripensano mai al caso.

Martin da bravo archeologo curioso, non si interessa neppure più di questo fantomatico leggendario lignaggio, finché una madre apprensiva lo contatta per un caso mysterioso: sua figlia Aila (particolarmente antipatica ed isterica quasi quanto quella della Barbatiana protagonista di Davvero) presenta poteri psichici strani, forse ereditati dal padre. La menzione al fatto che l'uomo fosse senza ombelico fa ricordare a Martin il popolo dei lilithiani, così il Nostro decide di rincontrare il suo nipotino Ronny di cui non sentiva per nulla la mancanza (e neppure molti di noi lettori).

Scena bellissima e memorabile: mentre Martin cerca Ronny assiste ad un acquisto di droga da parte di un ragazzo e non fa, dice, né pensa nulla. Anzi, sembra quasi addirittura sorridere della cosa... almeno il suo viso e le parole che dice danno quest'impressione.

Certo, l'episodio fa pendant con il precedente albo, quando Martin si scandalizzò appena del fatto che Ronny avesse scassinato una casa. E anzi, ne approfittò anche lui. Ma perché stupirci anche noi? Del resto è questo il Martin di Morales, molto simile al carismatico Orloff che al noioso Mystère, dunque proseguiamo senza scandalizzarci.

Trovato Ronny ed avuto con lui uno scambio di battute simpatiche, ma completamente fuori dal personaggio (se si esclude il personaggio dell'albo 264 da cui le battute sono state prese di pari passo), i due riescono a contattare Ofelia (il loro contatto con l'altro mondo) e ad informarla del problema. La comunicazione con Ofelia viene però improvvisamente interrotta e Martin e Ronny, solo vagamente stupiti dalla cosa, decidono di dimenticarsi di tutto (il primo) e di conoscere Aila (il secondo). Comportamenti certamente condizionati da menti aliene, perché ben poco si addicono ai loro caratteri.

Ronny trova Aila e con una mossa jedi (Non sono questi i droidi che state cercando) convince la madre di essere un noto, ma giovane, psichiatra che si chiama casualmente proprio come il padre della psichiatria (dimostrando contrariamente al suo carattere una scarsissima fantasia). Conosciuta la giovane mutata e divenuto per lei un libro aperto (e dopo averne conquistato la fiducia in un'ora, il cuore in due e il corpo in tre), la mette incinta.

Nel frattempo Martin conosce un poliziotto lilithiano che con un abile stratagemma carpisce allo stralunato professore i dati anagrafici della sventurata ragazza. Martin corre ad avvertirla, ma lei rientrata in casa improvvisamente lo aggredisce: 'Mamma, che cosa ci fanno qui queste persone?'.

Potrebbero essere due postini, o dei consulenti finanziari, o per quanto ne sa lei anche due notai che stanno portandole l'eredità paterna. Ma che diavolo, avrà letto i loro pensieri, no? Eh già, li ha letti e dunque chiede alla madre cosa ci facciano in casa quando, avendoli letti, sa già cosa ci facciano. Tutt'altro, avendo letto le loro menti sa che sono i buoni, sa che sono lì per salvarla, sa che è davvero in pericolo.

Ma in fondo il personaggio dev'essere PER FORZA odioso, se no che gusto c'è?

Del resto è questo quello che in molti criticano in Morales: spesso la logica manca e le storie vanno avanti 'a pugni nello stomaco del lettore, sensazionalismo e fumo negli occhi'.

Dunque, indipendentemente da tutto, Aila, arrabbiata, deve giocoforza scacciare Martin fuori di casa, così che possa compiersi il misfatto: il poliziotto arriva sul posto, uccide la madre della ragazza e a sua volta si fa uccidere da Aila. Occasione ghiotta per Java che finalmente riesce a fare l'unica cosa che gli lasciano fare nell'albo: sfonda la porta con un calcio! Martin, invece, chiama la polizia, senza dare spiegazioni alla ragazza che, disperata e ignorata da tutti non può far altro che scappare.

Il ritmo si fa ora serrato e da illogicità ad illogicità, in un’escalation di assurdità, Aila incontra Ronny, scopre di essere incinta, sente i ricordi del padre, scappa nella città proibita e da qui non la vedremo più fino alla fine dell'albo anche se scopriremo che partorirà 12 figli degeneri e cattivi che un po’ uccideranno e un po’ si limiteranno a soggiogare il popolo lilithiano (e non chiedetemi in base a cosa uccidessero o risparmiassero perché sulle loro motivazioni Morales lascia (volontariamente?) una grossa lacuna).

Nel frattempo, finalmente, Ronny informa Martin della sua nuova relazione lampo, ma poi entrambi decidono di nuovo di disinteressarsi della cosa per cinque mesi, finché Ofelia non li rapisce, li trasporta nella città proibita e li costringe ad una sceneggiata mettendoli di fronte ai neonati ragazzi della terza stirpe, i quali si autofonderanno il cervello cercando di trattare Martin e Ronny come lilithiani, nonostante la loro capacità di leggere il cervello avrebbe dovuto metterli in allerta. Nessuno (Martin, i lilithiani, i ragazzi della terza stirpe, i lettori) che abbia notato l'assoluta mancanza in tutta la storia di quel tratto prettamente lilithiano che era il buco nella fronte? Eppure Ronny chiaramente non lo sfoggia quando si trova di fronte ai potenti telepati che lo scambiano per uno dei loro nemici e non per uno della razza della madre. Ma tant'è, sospendiamo anche qui la nostra razionalità e crediamo che, morte della ragazza a parte, tutto finisca bene, i buoni vincano e Ronny e Martin vadano a vedere una conferenza su Medea e siano felici, anche se ingannati come ammette Ofelia stessa.


Ronny senza nessun segno sulla fronte




Nonostante tutto, dunque, anche se l'universo di Morales è spesso appassionante, questa volta non riesce a superare la prova e, se si escludono i siparietti di battute tra Ronny e Martin (di cui si è già detto sia pro che contro), bisogna ammettere che i lettori hanno abbastanza castigato l'ultimo numero dell'anno.

Molte le incongruità riscontrate, dalla già citata scomparsa dell'ombelico frontale, allo strano intervento di Martin durante la discussione di esame di Ronny con un professore, alle molte che fa notare anche Aldous (la procreazione di Aila avviene a Central Park in gennaio, ma i suoi genitori non paiono avere freddo e Aila stessa vola su un Vimana senza dar segno di provare freddo).

Analogamente, come dicevamo, gli argomenti sottaciuti sono tanti (le origini dei lilithiani; i collegamenti atlantidei ipotizzabili vista la distruzione dell'isola d'origine dei lilithiani e l'uso da parte degli stessi dei Vimana).

Particolare attenzione vorrei poi riporre sulle labili motivazioni dei ragazzi dell'11 che uccidono i lilithiani, poi li risparmiano, poi li riuccidono, ma poi si rifermano in attesa di un nuovo e fantomatico attentato (e in entrambi i casi non si capisce il perché). C'è chi ha ipotizzato che i lilithiani fossero utilizzati come schiavi, ma questo non viene mai esplicitato in alcun modo. Specie dopo la morte del fratello, quale motivo poteva trattenere i bimbi della terza stirpe dallo sterminio totale? Mantenere la manodopera per costruire il mausoleo (che, tra l'altro, è un'opera faraonica costruita in poche settimane. Va bene la tecnologia avanzata, ma a tutto un limite!) poteva ancora andare, ma dopo la costruzione? Unici lilithiani veramente impegnati sono la guardia privata e il cuoco, ucciso per una banale questione di gusti (tra l'altro, vi è forse un riferimento ad un cuoco definito da altri pazzo? :o) )

Qualcuno ha correttamente scritto che vi erano troppi argomenti da trattare e sarebbe stato come condensare la bibbia in un albo a strisce. Forse è proprio vero, visto quanto sopra e viste la trama zoppa, le spiegazioni deboli e le caratterizzazioni precarie.

Netta divisione, anzi, tra i lettori sull'analisi psicologica dei personaggi: a chi paiono completamente fuori luogo, a chi, invece, assolutamente calzanti; qualcuno li ha persino trovati 'squallidi come sempre: meschini e con motivazioni a livello di asilo'.

In effetti, come riportato altrove, la storia sembra molto solita: la solita civiltà nascosta, la solita manica di cattivoni, il solito ragazzino che si redime, i soliti disegni...



Per fortuna proprio su questi ultimi i pareri sono abbastanza uniformi e sembrano quasi voler salvare o redimere l'albo. A detta di molti le tavole sono belle, lucide, realistiche e ben tratteggiate. Forse un po' ondivaghe a volte, e con qualche perplessità sui volti, ma inezie trascurabili vista la storia capitata.

Già che siamo in argomento grafico, la copertina è definita una delle peggiori e non a torto ci si chiede quando Alessandrini tornerà ai fasti iniziali. In un post del forum Alessandrini stesso interviene (tramite FZ75) per dire che sebbene la firma sia sua, ben poco della copertina è effettivamente opera sua. A questo punto, se vero, invitamo la redazione a cambiare le cose: o lasciano lavorare il copertinista in tranquillità o se non sono soddisfatti, lo devono cambiare e lasciare Alessandrini libero di disegnare gli albi. Del resto, Martin Mystère è uno delle poche serie pluriennali che non ha mai cambiato il copertinista, forse solo Zagor è in questa situazione.

Buone come sempre le rubriche, non per nulla tenute dal Maestro.


Per concludere, volevo riportare quanto letto su uBC, dove Morales veniva dipinto come un autore che cerca di raccontarci Martin, le sue sensazioni, i suoi sentimenti. Sinceramente, a parte il suo arrabbiarsi nel sentirsi chiamare vecchio (come del resto lui stesso si definisce spesso), non ho notato particolari sensazioni o sentimenti.

Scrivono ancora nello stesso articolo che 'diventa più vivo e vitale che mai, rivelandoci aspetti del suo carattere che nessun altro (tranne forse l'alter ego e biografo ufficiale del BVZM ;-)) sembra conoscere e voler mostrare'. Mi chiedo dunque il motivo di tutta questa reticenza. Sia forse perché quegli aspetti del suo carattere non ci sono? Non gli sono propri?


Rimane quindi un mystero, l'unico dell'albo: cosa ci faccia Morales su MM. Sì, servono autori: Recagno e Alfredo da soli non ce la fanno, Mignacco collabora anche con altre serie e Beretta ci ha abbandonato, ma possibile non ce ne siano altri?*
Perché Morales non fa una serie tutta sua o non passa a Julia, dove si troverebbe certamente meglio con i profili psicologici e i gialli misteriosi ma non mysteriosi?

Marco Tonolli



* Ed ora dite la vostra: quali autori vorreste leggere sugli albi di Martin Mystère?
Qualcuno che sappia scrivere storie mysterose, però, mi raccomando! :o)