La mia prima Dana Cup: diario di un'avventura pazzesca
Dieci giorni passati in Danimarca ad arbitrare nel terzo torneo giovanile più grande del mondo
Ho visto cose che... voi umani nemmeno lontanamente immaginate. Potrebbe iniziare proprio così questo diario di sette giorni incredibili passati in uno degli angoli più lontani e magici dell'Europa. Chi mi conosce sa che sono un “malato” di calcio, sa che ne provo a raccontare le vicende, che alleno i ragazzini e che provo ancora (magari male, ma mi diverto troppo) a giocarlo. Giornalista, allenatore, maldestro calciatore. Cosa mi mancava? Fare l'arbitro. Uno dei “mestieri” del pallone che meno conosco, mettermi dall'altra parte della barricata.
Il tutto nasce da una breve esperienza con le rappresentative provinciali Giovanissimi del Comitato di Biella. In mancanza di volontari, in qualità di vice-allenatore, avevo diretto alcune amichevoli. Visti i complimenti fattomi anche da chi abitualmente mi piglia per i fondelli, eccomi, un anno dopo, mentre sto gironzolando su internet alla ricerca di un posto dove andare in vacanza sul sito ufficiale della Dana Cup.
Perchè Hjørring, perchè l'estremo Nord della Danimarca? Complicato da spiegare, ma ci provo.
Sono da sempre un grande appassionato della cultura, non solo sportiva, di questo piccolo ma Grande Paese. I danesi me li immaginavo come gli omini della Lego, sempre ordinati, perfetti, puliti e sorridenti. Ora che li conosco di persona, so che hanno un cuore grande così e che se hai la fortuna di entrare nelle loro grazie, avrai delle soddisfazioni che non puoi nemmeno immaginare.
Ma torniamo alla Dana Cup, perchè in quel famoso giorno in cui entro nel sito, i miei occhi balzano su un annuncio: WE ARE LOOKING FOR REFEREES. Lo apro e scopro che in questo mega-galattico torneo internazionale, con circa 8 mila calciatori e calciatrici provenienti da tutto il mondo, i direttori di gara non bastano più. Gli organizzatori sono disposti ad offrire vitto e alloggio, a pagare una simbolica, ma non trascurabile cifra per ogni partita arbitrata o in cui si opera come guardalinee. Unici requisiti, parlare un discreto inglese ed avere la qualifica di dirigente-arbitro federale nel settore giovanile del proprio Paese.
Mando la mia domanda svogliatamente e corro a giocare il mio calcetto del venerdì con gli amici di sempre.
Passano tre settimane ed ecco la risposta del sig. Kasper: “ti abbiamo selezionato, sei dei nostri”. Oddio, panico, gioia, ma anche preoccupazione, questi fanno sul serio ed io sono troppo sovrappeso. Scatta così l'operazione dieta. In tre mesi, in cui rivedo le mie abitudini culinarie, ma soprattutto passo un'ora ogni mattina tra parco per una sgambata di jogging e cyclette: prima della partenza, eccomi pronto. Da 114 kg., a 94, praticamente un figurino!
Venerdì 20 luglio - Gambe in spalla, si parte!
Sono sul volo da Bergamo-Orio al Serio per Billund. Quest'anno niente Legoland, bisogna prendere un treno che mi porti ad Aalborg (tre ore più a Nord). Arrivo puntuale, ma alla stazione non c'è nessuno ad attendermi. Eccomi così su un taxi che si mette alla ricerca della “Tennis Hallen”, il posto dove dormono gli arbitri. Primo problema, il taxista vuole l'indirizzo esatto, altrimenti non lo trova. Hjørring è una città deserta a mezzanotte e non c'è nessuno a cui chiedere. Finalmente, dopo un'ora, arrivo esausto e mi fiondo a dormire.
Sabato 21 luglio - In bicicletta per le vie di Hjørring
Mi alzo di buon'ora, alle 6,30, un po' infreddolito, perchè avere solo il lenzuolo ed essere a 30 minuti di traghetto dalla Norvegia non è proprio il massimo. La schiena duole un po': ma chi ha fatto il militare può ben adattarsi a dormire sul pavimento con uno striminzito materassino.
Eccomi in centro a cercare una City-Bike da affittare a 20 corone (circa 2,70 euro). E' ancora tutto chiuso, ma qui i netturbini ti salutano cortesemente.
Pedalo tra le vie della città e vedo pian piano venire fuori come funghi piccoli “trolls” che nel giro di mezza giornata mettono in piedi tendoni in stile accampamento romano. C'è la mensa, c'è la zona check-in, ci sono i negozi di articoli sportivo, ma soprattutto ci sono campi in erba a undici come se piovesse. E che cura! Siamo quasi pronti.
Passo la giornata da turista, facendo una capatina in biblioteca e conoscendo i primi arbitri internazionali: lego subito con gli inglesi, molto cordiali e prodighi di consigli. Tra loro anche le sorelle Steph e Alex, di chiare origini italiane. Poi c'è John Heyman, un mostro dell'arbitraggio, così come Alan. Decenni di onorata carriera alle spalle. E Wally, dalla simpatia prorompente, che tiene tutti allegri.
Domenica 22 - Piedi a bagno nel mare del Nord e partita di Serie A ad Aalborg
Eccomi di nuovo di buon'ora in piedi, mentre la Tennis Hallen si inizia a riempire. Ecco i tedeschi, numerosissimi, poi gli olandesi e tanti altri. C'è pure un americano sulla cinquantina, si chiama Kevin ed è un grande appassionato di vini, soprattutto italiani.
Saluto tutti e mi infilo sul primo autobus per Hirtshals. La voglia di bagnare i piedi nel Mare del Nord è tanta. E' una bella giornata, ventosa, ma mite. Arrivo fino al faro, alto 35 metri e vado sopra per uno scatto, ma ovviamente non esco, vista la mia fobia – una delle tante – per l'altezza.
Qui, nella Seconda Guerra Mondiale, venivano avvistate le navi naziste. C'è anche un bunker. Poi entro in un pub pieno di marinai tatuati per un caffè e vengo squadrato un po' come un marziano, ma solo perchè alle 10 del mattino sono l'unico che non beve birra. Partono alcune canzoni dei Runrig di sottofondo. La band scozzese da queste parti è molto popolare.
Rieccomi in breve a Hjørring, quando un amico olandese, Luuk, mi saluta così «So, you are the “fucking italian”...». Ha addosso la maglia del grande Christian Eriksen, lui tifa Ajax. E' un simpaticone, ma anche un grande arbitro. Gli voglio già bene.
Riparto e alla sera sono alla Nordjyske Arena di Aalborg, a 36 km più ad est. Ho spedito una richiesta da accredito come giornalista per il match AaB Aalborg-Brøndby. Trovato il posto, eccomi in sala stampa, dopo una cena che definire luculliana è poco. Faccio amicizia con un paio di giovani colleghi ed ammiro le gesta di una promessa, il centravanti Nicklas Helenius, che trascina i suoi al 2-1 finale, in rimonta. Tenetelo d'occhio, ha solo 20 anni e ricorda il primo Elkjær.
Lunedì 23 - Cerimonia inaugurale: ecco il vostro "Balotelli"
E' il giorno della cerimonia di inaugurazione. Arrivano gli ultimi arbitri: ci sono romeni, croati, svizzeri, svedesi, danesi, norvegesi e i formidabili finlandesi, gran bevitori di birra, ma anche dalla simpatia prorompente e io nel mezzo, unico italiano. Tutti mi tirano per la giacca...
Alla sera uno dei momenti più belli: sfilata in mezzo al paese. Escono tutti a salutarci dalle case, con i bambini in braccio. Con la mia bandierina italiana, sì, faccio il “figo” e mi sento importante. Dentro lo stadio, quasi 3 mila persone impazzite di gioia. Sembra di essere alle Olimpiadi. C'è chi balla e poi c'è Leslie, un 70 enne inglese in gambissima che regala giochi di prestigio con tre palline da tennis.
Martedì 24 - Il debutto a Bjergby: un rigore dopo 7 minuti!
Eccomi, in mattinata a Bjergby per il mio debutto. Arrivo prestissimo, due ore prima del fischio d'inizio. Sono troppo eccitato e seguo tutte le altre gare. Prima di me c'è Kurt, ottimo fischietto tedesco e gran tifoso del Kaiserslautern. Non gli dico che è la prima gara ufficiale della mia vita, mi vergogno un po'...
Fischio l'avvio: sono ragazzi di 14 anni di una squadra tedesca (Apensen) contro i norvegesi dello Skedsmo. Fischio un rigore (netto) dopo appena 7 minuti. Non so se è un primato. Vincono facile i teutonici, 3 a 0. Nessun ammonito. Buona la prima.
Al pomeriggio eccomi a Højene, nei pressi di una scuola. Mi toccano i russi del Rhythm, brutta gatta da pelare, con un allenatore che si è portato dietro l'interprete. Hanno 13 anni e un centravanti grosso come una casa che sembra il figlio di Ivan Drago e me ne stende due. Gli faccio una bella ramanzina, lo ammonisco, vedo che sta per scoppiare a piangere. Non è cattivo, solo troppo grosso e gli risparmio il rosso. Poi ci sono i lituani dell'Ateitis, abbastanza maleducati e ne ammonisco tre. Vincono di poco, mi fanno sudare, ma va tutto liscio.
Alla sera eccomi a cena fuori con gli amici inglesi. Dopo tre mesi mi sparo una pizza margherita, ma solo per stare in compagnia. E che compagnia...
Mercoledì 25 - L'islandese che cade a terra e si rompe il braccio
Forse il mio giorno migliore. Mi tocca per due gare di file il Breidablik. L'Islanda, magico Paese, ne sono sempre stato affascinato. Ho sempre gli Under 14 e nella sfida contro lo Spjelkavik (Norvegia) un ragazzino, Christopher, cade male a terra e si rompe un braccio. Sospendo la partita 15 minuti, perchè non possiamo muoverlo, fino a che non arriva una “papamobile” a portarlo in ospedale. Riprendo un po' scioccato, ma sono cose che capitano. Poi c'è la seconda sfida, contro l'Hinna, che vince 6-1. A fine gara foto di gruppo con l'arbitro e si mettono tutti in posa. Ma che bella gente e quanti complimenti per l'arbitraggio. Sì, me la tiro un po'...
Alla sera vado a letto presto, perchè il giorno dopo ho gare importanti.
Giovedì 26 - Che bravi i "nanetti" macedoni...
Eccomi pronto per 4 partite di playoff per le finali. Inizio con i lituani, ancora loro, ma stavolta travolti dalla bravura tecnica dei tedeschi dello Stadtlohn, che li surclassano, 3 a 0. Un ragazzino si rifiuta di darmi la mano a fine gara, ma gli dico che è un suo problema.
Subito dopo ecco l'Albarsa Skopje, formazione macedone di Under 13. Tra loro un centravanti gigante che non la vede mai, ma anche tre “nanetti” dal tocco felpato. Che delizia vederli giocare così bene, palla a terra... Non vorrei mai interrompere il gioco. La migliore squadra delle 24 che dirigo.
Alla sera, verso le 19, eccomi alla mia prima volta da guardalinee, con lo svizzero Daniel (da Zurigo) e il tedesco Patrick. Tra loro parlano in tedesco. Sono un po' a disagio all'inizio, anche perchè abbiamo le bandierine con i pulsanti e si tratta di Under 15, già grandicelli. Facile il primo tempo, con i tedeschi sotto 5-0 dal Polonia Varsavia. Nella ripresa qualcuno di loro perde la testa e Daniel inizia a tirar fuori cartellini, uno rosso per una bruttissima parolaccia razzista. Credete che io l'abbia capita? No, me l'ha spiegata lui a fine gara.
Sono quasi le nove di sera e resto da solo per una partita di Under 17, senza guardalinee. C'è da correre e farsi un discreto mazzo, ma i giocatori sono molto corretti ed educati. Tra i norvegesi del Vardal, a metà gara, entra in campo un ragazzo con problemi di nanismo. Mi si apre il cuore a vederlo giocare con quell'applicazione e passione. Ma anche bravura perchè, pur con problemi di mobilità, si piazza in mezzo al campo e non sbaglia un passaggio.
C'è anche un “gol fantasma”, ma il portiere norvegese mi aiuta e gli stringo la mano, non prima di non averlo segnalato per il premio fair-play. Arrivo esausto alla Fortuna House, dopo aver “sgarrato” con patate fritte e maionese e un pølsen, tipico wurstel danese. Tre quattro birrozze ed a nanna.
Venerdì 27 - Parlando in... siciliano con i maltesi
Sono di nuovo nella bellissima scuola di Lundergaard, un vero paradiso nel verde. Nelle aule, mappamondi e scheletri, animali da studiare e cartine geografiche. E ben tre campi a undici in mezzo alla natura. Fa caldissimo, ma il vento mitiga la calura.
Aprò con gli Under 13 di Hjørring, i padroni di casa e i maltesi del Pietà Hotspurs. Bella partita: la squadra danese schiera ragazzini più giovani di un anno, di cui tre di sicuro talento. Il centrale di difesa che ricorda Daniel Agger, il regista alla Christian Eriksen e un ottimo portiere. I maltesi mi accolgono bene e in campo scambio qualche parola in... italo-siciliano! A fine gara mi regalano penna, portachiavi e altri souvenire.
Di seguito eccomi con gli Under 17 di Schledehausen (Germania) e Bjaerreds (Svezia). I ragazzi sono un po' stanchi, ma troppo innamorati di questo sport per risparmiarsi. Vincono 2-0 gli svedesi e a fine gara faccio una bella foto con due “vichinghi”, ovvero i tifosi con il classico copricapo fornito di corna.
Vado alla Vendiahallen, per parlare con Søren, capo-organizzatore, che mi stringe la mano e con un sorriso largo così mi dice “se vuoi tornare l'anno prossimo, sei il benvenuto”.
Alla sera, rieccomi al tavolo dei norvegesi. E' la mia ultima sera a Hjørring e non vorrei esagerare, ma dopo la settima birra media, trovo la forza disumana di alzarmi e salutare tutti, rientrando un po' barcollante alla base.
Non mi toccano le finali (e sarebbe clamoroso, visto che mai un “newcomer” è stato designato al primo anno) così lascio lo Jylland del Nord per far tappa a Sud, a Vejle, dove mi attende Jette, la mia entusiasta fidanzata. Un meritatissimo premio per una faticaccia. Il resto ve lo lascio immaginare...
Addio Danacup, anzi, arrivederci al 2013. Non mancherò.
DAVIDE ROTA
rotaldo@alice.it