Fumetti

Diábolo Edizioni - ‘Various Horror Visions’, la recensione

Dalla piccola e coraggiosa etichetta una raccolta di storie orrorifiche, frutto del genio visionario di Santipérez

28/01/2014
Diábolo Edizioni - ‘Various Horror Visions’, la recensione

No, gli zombi non sono stati inventati in occasione del telefilm The Walking Dead. E il telefilm, comunque, è stato realizzato dopo il fumetto e non viceversa.

E no, non le storie brevi horror non sono una novità.

E andando a ritroso per cercare dei precedenti si potrà arrivare alla notte dei tempi, visto che storie di "paura" e racconti brevi (di narrativa o fumetti) sono una costante da sempre, praticamente. Nel fumetto poi, il connubio storia breve e horror è da sempre vincente; ultimamente abbiamo recensito un volume nostrano di singolare fattura (Altre storie brevi e senza pietà) ma, se dovessimo scomodare un precedente illustre su tutti, la ristampa della 001 Edizioni delle storie della EC Comics (qui il link alle loro pubblicazioni), francamente, taglierebbe la testa al toro.

Non si discosta infatti dallo spirito di quelle storie il volume della coraggiosa Diábolo Edizioni, Various Horrior Visions il cui sottotitolo, "Storie di terrore quotidiano", spiega dettagliatamente cosa aspettarsi dall'interno. All'interno sei storie autoconclusive realizzate da Santiago Perez Dominguez in toto, per testi, disegni e anche colori (alcune sono in bianco e nero, altre a colori).
Va anche aggiunto che, per autoconclusive, si intende che la narrazione non avrà un seguito ma, come nella migliore tradizione del genere, non è per nulla detto che la vicenda narrata sia finita dopo l'ultima vignetta.

Una carta importante che si gioca il volume è la qualità della realizzazione grafica delle storie; Santipérez, come preferisce farsi chiamare l'autore, è chiaramente un professionista a suo agio con la matita, la china e anche i colori, visto che due storie sono dipinte.

In alcune immagini a corredo del volume e anche in alcune vignette dell'ultima storia è facile intravedere la qualità dei suoi disegni a matita; il suo ripasso a china è morbido e caldo, pieno di tratteggi che nella stampa alle volte quasi si perdono.

Sovente oltre al bianco e nero il grigio, in varie tonalità, permette di sfalsare i piani di profondità. Nelle storie in bianco e nero è proprio l'abbondanza di nero, tra l'altro, negli sfondi e attorno alle vignette. a calare i personaggi in un contesto anche graficamente angosciante. La composizione della vignetta è spesso abbastanza banale ma infarcita da inquadrature e prospettive lievemente alterate che acuiscono un senso di grottesco, peraltro elemento sul quale l'autore non spinge neanche tanto.

Discorso, dal punto di vista artistico, ben diverso e se possibile ancora migliore se si guarda alle due storie a colori; tavole dipinte nelle quali svettano figure intere (di donne discinte nella prima) oppure ben realizzati effetti "speciali" (braci che ardono e fumo). A colori anche la copertina del volume ma soprattutto, all'interno del volume, l'illustrazione Motherfucker Clown vero e proprio manifesto artistico di una autore che chiaramente trova nel contesto horrorifico il suo habitat naturale.

Abbiamo volutamente lasciato in coda il commento alla qualità degli spunti delle storie brevi narrate nel volume; non ce ne voglia l'autore ma la sua capacità di trasportare il lettore nell'angoscia grazie alla sua arte grafica è nettamente superiore a quella di trovare spunti. Non è una sua colpa particolare, le storie sono veloci, argute, parlano di temi importanti e affrontano anche alcuni disagi dei nostri tempi, ma temiamo che l'overdose che negli ultimi anni è stata comune agli amanti di narrativa, telefilm, film e fumetti di "genere" stia ormai riducendo al lumicino la capacità di farsi sorprendere.

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