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Panini Comics - ‘Harbinger 1 - L'ascesa di Omega’ , la recensione

Prima uscita, nello scorso ottobre, dell'edizione italiana delle nuove serie a fumetti Valiant

06/02/2014
Panini Comics - ‘Harbinger 1 - L'ascesa di Omega’ , la recensione

Prima di parlare dell'albo Harbinger 1: L'ascesa di Omega sarà necessario un cappello introduttivo che varrà in futuro anche per le recensioni di altri volumi di questa stessa collana. Nell'ottobre dello scorso anno la Panini Comics, continuando la sua opera di acquisizione di diritti di pubblicazione di molte case editrici straniere (nonché di quelli per la pubblicazione degli albi da edicola della Disney, come più volte accennato anche sulle pagine web di PostCardCult), ha dato il via alla distribuzione di agili volumetti mensili che raccolgono e raccoglieranno l'edizione italiana degli albi editi in Usa dalla neonata casa editrice Valiant.

Un nome che dirà poco ai neofiti del fumetto o a quelli poco addentro alle vicende supereroistiche statunitensi. Ma che molto invece suggerisce a chi ha vissuto il boom (soprattutto commerciale in Usa) degli anni novanta che questo genere ha vissuto, poi deflagrato in varie esplosioni (il fallimento di moltissime case editrici, dalla Valiant stessa alla Continuity, alla Marvel stessa).

Alla fine degli anni ottanta, dopo aver cercato di acquisire la Marvel con una cordata di imprenditori, Jim Shooter, scrittore disegnatore ed ex Editor in Chief della Casa delle Idee, partecipò alla nascita di una casa editrice, la Valiant, che nel giro di due-tre anni si impose sul mercato come portatrice sana di buon fumetto supereroistico di qualità.

Il tutto durò poco ma in quel breve lasso di tempo la Valiant ebbe modo di mettere a segno qualche colpo importante nell'approccio al genere e nella gestione di varie testate supereroistiche in maniera omogenea. Shooter si avvalse dell'aiuto, giova dirlo, di valenti collaboratori (Bob Layton, Barry Windsor Smith tra i migliori reclutati e, fra gli esordienti o quasi, anche di un certo David Lapham, destinato ad una lunga carriera tra supereroi e fumetto indipendente) e mise in piedi un universo, come dicevamo, omogeneo con una fortissima continuity (anche facilitata dalla mancanza di storie pregresse dei personaggi da dover "far combaciare") ma soprattutto con lo stesso approccio al genere: supereroi sì ma quanto meno inverosimili possibile.

Sembra un controsenso ma uno dei punti cardine era fare in modo che le reazioni del mondo raccontato nei fumetti Valiant fossero quanto più possibile simili ad eventuali reazioni del mondo reale. Oltre a questo una pulizia grafica e una semplicità quasi spartana nella confezione degli albi oltre che la nascita di molte iniziative editoriali (numeri zero, copertine speciali, etc), furono altre caratteristiche peculiari delle uscite Valiant dell'epoca.

Uno dei cavalli di battaglia della casa editrice, su testi dello stesso Shooter, fu la serie Harbinger (disegnata, come accennato, da David Lapham) che narrava le vicende di un gruppo di giovanissimi supereroi alle prese con i loro superpoteri da gestire con la loro scarsa esperienza di vita e con i loro numerosi difetti. Quanto di più verosimile si fosse visto all'epoca nel genere, per essere chiari. Poi vennero X-O Manowar, Rai, Shadowman, Eternal Warrior (serie sulla quale lavorò anche il nostro Stefano Raffaele) e Archer & Armstrong.

Seguirono successivamente Bloodshot, Ninjak, H.A.R.D. Corps, Second Life of Dr. Mirage, Timewalker oltre alla rivitalizzazione di alcuni personaggi della defunta Western Publishing, quali Turok (negli anni sessanta disegnato, in Usa, dai nostri Alberto Giolitti e Giovanni Ticci), Dr. Solar e Magnus Robot Figther (disegnato all'epoca dal Maesto Russ Manning).
La casa editrice ebbe diversi rovesci economici, Shooter abbandonò dopo un paio di anni per divergenze con i soci (anche se la sua versione dei fatti è molto più dura) e in breve la casa editrice fallì (successivamente all'acquisto da parte della Acclaim, produttrice di videogiochi che tentò una rivitalizzazione delle serie collegandole ai loro videogiochi). La breve vita editoriale dei loro prodotti nel momento di maggior successo fu costellata di premi e riconoscimenti sia da parte della critica sia da parte del pubblico.
Dopo qualche tentativo per riportare le serie in vita nel 2011 la "nuova" Valiant (nata dall'acquisto dei diritti sui personaggi Valiant -e non su quelli Western-) finalmente ha ripreso a lavorare alacremente per ricostruire nuovamente il mondo così come pensato da Shooter.

Gli imprenditori che "fecero l'impresa" sono Dinesh Shamdasani e Jason Kothari e Peter Cuneo, ex CEO della Marvel, prese le redini della divisione editoriale. Quel che è accaduto successivamente è storia attuale ed è, nella sostanza, quel che la Panini Comics si accinge e editare in Italia; dall'agosto 2012 gli storici personaggi Valiant hanno ripreso ad uscire mensilmente: X-O Manowar, Harbinger, Bloodshot e Archer & Armstrong. E succesivamente anche Shadowman. L'edizione vedrà albi mensili brossurati che raccolgono 4 o 5 storie consecutive di una singola testata; quindi Harbinger 1 (raccoglie i numeri 1/4), X-O Manowar 1 (numeri 1/4) e così via, a rotazione, riuscendo più o meno con due/tre uscite annuali per testata a mantenere il ritmo delle uscite statunitensi.

Si tratta, infatti, di personaggi e testate che non potrebbero reggere l'impatto con l'edicola italiana ma che hanno una forte serialità e continuity e che quindi devono essere pubblicati alternativamente per non perdere quel che è una delle caratteristiche della Valiant che fu e della Valiant che è ora. Quando poi nell'albo X-O Manowar n.5 si vedrà apparire il personaggio Ninjak si capirà come l'intreccio fra personaggi e testate è un comune denominatore della casa editrice nuova e della vecchia.
Questo è il lungo preambolo che ci permette di aprire il volume Harbinger n.1; l'eredità che gli autori hanno raccolto, da Jim Shooter e David Lapham è decisamente pesante. La serie originaria è stata ricordata a lungo come serie simbolo di un certo approccio al genere supereroistico più maturo senza però perdere di vista il fantastico e l'entertaiment (ovvero senza degenerare in visioni più apocalittiche e negative).

Lo scrittore Joshua Dysart e il disegnatore Khari Evans (quasi tutti suoi gli albi di questo volume), entrambi con esperienze lavorative in DC, Marvel, Image la raccolgono con coraggio, rinarrando le origini degli "Harbinger" (messaggeri di una nuova razza) e dei personaggi principali, introdotti in questo stesso albo, Peter Stancheck e Toyo Harada.

Particolare da non trascurare il fatto che Peter, all'inizio della prima storia, sia a Pittsburgh, città natale di Jim Shooter e città nella quale lo stesso Shooter aveva fatto cominciare la sottoetichetta editoriale della Marvel chiamata New Universe nella quale aveva provato ad introdurre personaggi e vicende sullo stesso tenore di quelle poi narrate nell'esperienza Valiant (per la cronaca nel New Universe la città di Pittsburgh verrà poi rasa al suolo...).

La storia parte in medias res, con il protagonista già pienamente conscio dei suoi poteri in fuga da un (ennesimo) ospedale con il suo problematico amico Joe. Contestualmente abbiamo una prima spiegazione di cosa sia diventato da grande il Toyo Harada del quale vediamo qualche immagine a 18 anni che solo vagamente riesce a farci immaginare quali poteri abbia in realtà ora.

L'Omega del titolo del volume è Peter; destinato, secondo il "santo che sanguina e non muore mai" a diventare il più grande oppositore di Toyo, il grande distruttore. I cinque albi volano via veloci; la narrazione è quella tipica di un film d'azione (alla Michael Bay, citato nel volume così come sono frequenti le citazioni a personaggi ed eventi della nostra cultura contemporanea) e anche visivamente non si disdegnano gli effetti speciali che la colorazione al computer permette. Il disegno è omogeneo, anche quando non realizzato da Evans; il riferimento è  quello stile simil realistico senza alcun tratteggio, contestualizzato in scenari essenziali nei quali i personaggi si muovono spesso in vignette larghe e basse, a simulare un effetto widescreen. Le profondità e i panneggi sono spesso affidati (come gli effetti di luce, il cielo, i tipi diversi di materiale) al colorista, che utilizza comunque toni molto accesi anche se variandoli a seconda del contesto. Seppia (senape quasi, a dire il vero) per molti flashback, rossi e blu elettrici per il presente quando ambientato nel contesto iper tecnologico delle torri di Harada.
Dicevamo della velocità; vi sono alcuni rallentamenti per le (poche) spiegazioni ma fondamentalmente si riesce a raggiungere la fine del volume tutto d'un fiato, apprezzando la sorpresa finale davvero inaspettata. La storia è quella di un ragazzo disadattato, che ha vissuto i suoi poteri come una disgrazia (e tali sono stati, nella realtà, visto che han causato la morte del padre) e che vorrebbe solo una vita normale, rifuggendo da quello che può fare da "psiota" (ovvero nato con poteri speciali). Un romanzo di formazione oseremmo dire, durante il quale i tradimenti e gli inganni sono all'ordine del giorno e dove vediamo delinearsi quella che sarà la composizione futura della squadra dei buoni che si opporrà al progetto di Harada di convogliare nella sua Fondazione Harbinger tutti gli "psioti" del mondo al fine di autoalimentare continuamente la dittatura economica in incognito della sua multinazionale.

Alla fine, neanche a dirlo, è solo una battaglia per accrescere il proprio potere... Il volume si chiude con il nostro, malconcio, che, dopo aver accarezzato l'idea di partecipare al progetto di Harada, decide di prendere cappello e schierarsi contro la dittatura del più grande psiota al mondo. Inutile chiedersi da che parte viene naturale schierarsi; molto più intrigante sarà, invece, vedere in che modo il giovane e problematico Peter riuscirà a evitare gli attacchi di Toyo Harada e battagliarlo.

 

 

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