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Panini Comics - ‘X-O Manowar 1: Chi di spada’, la recensione

Un barbaro, una armatura senziente, duemila anni di salto nel tempo

13/02/2014
Panini Comics - ‘X-O Manowar 1: Chi di spada’, la recensione

Abbiamo, nella recensione al volume Harbinger 1, introdotto ai neofiti l'argomento Valiant e qualche accenno alla travagliata vita e rinascita editoriale dell'editore statunitense. A questo punto possiamo, nel caso del volume X-O Manowar, dedicarci essenzialmente alla recensione dell'albo senza ulteriori premesse.
Si tratta della seconda uscita della Panini Comics per quel che riguarda il Valiant Universe, ma questo albo presenta le storie (quelle dal numero uno al numero quattro) del mensile X-O Manowar, il effetti il primo del nuovo corso.

Ai testi una rising star del fumetto statunitense, uno dei nuovi autori che sono arrivati alla scrittura del fumetto seguendo un percorso particolare, Robert Venditti. Famoso per la storia che ha poi dato vita al film Il mondo dei replicanti con Bruce Willis (il fumetto si chiamava The Surrogates) ora è a tutti gli effetti uno scrittore di fumetti anche se non è mai stato un lettore assiduo, neanche da bambino.

Ai disegni Cary Nord, disegnatore canadese dal tratto abbastanza essenziale, coadiuvato molto spesso da Stefano Gaudiano, disegnatore italianissimo molto attivo sul mercato statunitense dei comic book e da tempo trasferitosi in Usa.

Entrambi raccolgono l'eredità pesante di Jim Shooter, Bob Layton e John Hartz che nei primi anni novanta crearono il personaggio e ne portarono il mensile a sfiorare le 800 mila copie mensili di vendita.
Venditti, appassionato lettore e fruitore di Sci-Fi, ha ammesso di essere anche molto interessato alla storia e pertanto di trovarsi pienamente a suo agio in questa serie: la vicenda prende le mosse in Italia, nel 402 d.C.; Aric di Dacia ci viene introdotto mentre si lancia in un sconsiderato attacco a capo dei suoi soldati contro una apparentemente immensa falange romana.

La caparbia di Eric e una combinazione fortuita di eventi lo fanno rientrare al campo sano e salvo; ma le sorprese sono dietro l'angolo e quelli che si pensa essere soldati romani in avanscoperta non sono altro che alieni (che, a latere, provvedono a sostituire bambini con loro pargoli che ne assumono le sembianze, i cui discendenti compariranno alla fine del volume...) che lo rapiscono. In cattività Aric si dimostra l'ultimo (dopo anni) a perdere la fiducia in una fuga e, una volta messo in atto il suo piano, entra in contatto con una misteriosa armatura, Manowar.

L'armatura, si vedrà, pare non essere un semplice strumento di difesa e offesa ma gli permette di fare, vedere, capire e sapere cose nuove.

All'epoca della prima edizione del personaggio, visto che fra i creatori Bob Layton aveva un importante passato sulla testata di Iron Man, si parlò dei debiti che X-O Manowar aveva nei confronti dell'oggi famosissimo Tony Stark. Indubbiamente, quando è in azione, la somiglianza fra i due è importante, se non fosse che qui abbiamo a che fare con un guerriero barbaro del 402 d.C. e non con uno scienziato miliardario.

Il volume finisce molto rapidamente, lasciando un po' l'amaro in bocca; la sensazione è che il tutto sia stato un po' allungato nei tempi e che forse in quattro albi le vicende siano un po' rallentate. Viene la voglia di vedere il seguito perché, alla quarta puntata della serie mensile, si è ancora nel "prologo" della vicenda e non nel vivo dell'azione. Per la cronaca il volume si conclude con Aric a Roma, ai nostri giorni, diretto verso Nord (secondo quanto dicono da Pratica di Mare... a proposito, singolare che la storia passi per Roma con uno sceneggiatore di cognome Venditti).
I disegni di Nord, completati dalle chine di Gaudiano, sono decisamente scarni; gli sfondi, sia nelle prime tavole ambientate in battaglia o nell'accampamento così come quelle disegnate dove Aric sconta la sua prigionia, sono sempre essenziali, molto spesso solo affidati alle cure del colorista che ha l'impegno di riempirli. Questa scelta grafica, oltre a rendere il volume omogeneo da questo punto di vista a quello di Harbinger, è particolarmente azzeccata (scarno è un commento quantitativo, non per forza negativo) nella prima parte, magari strizzando l'occhio ai cartonati francesi, in questo una vera e propria Bibbia del fumetto storico a colori.
Sarà interessante vedere come saranno affrontate le ambientazioni moderne negli albi successivi.

L'approccio dello scrittore al personaggio ed all'epoca in cui lo stesso viveva è abbastanza didattico; non vi sono picchi particolari e lo stesso si limita a fare le uniche cose che sa fare, stare con la sua donna e combattere. Quel che appare evidente è che questo barbaro del V secolo d.C., dopo essere stato avvolto dall'armatura Manowar, sembra acquisire e migliorare anche le attività intellettive e cognitive oltre a quelle belliche.

La Valiant, come spiegato nell'articolo precedente, è una casa editrice con un parco personaggi non particolarmente gigante; la cosa più rilevante però è che sono tutti esistenti nello stesso universo e che quindi, alla lunga, gli autori faranno di tutto per far fare capolino nelle varie serie personaggi di altre serie. A tal proposito è recente la notizia della partenza della serie dedicata a Eternal Warrior, personaggio che per forza di cose è destinato ad incrociare la sua strada con il buon vecchio Aric.

Per concludere, in attesa di poterci dedicare agli altri volumi (magari a quello con le storie di Archer & Armstrong della nostra Emanuela Lupacchino, che abbiamo intervistato qui), un appunto di colore e neanche tanto. La Valiant, nei fatti, sta provando ad affermarsi come terza forza nel mercato fumettistico supereroistico statunitense. A differenza di Marvel e DC non ha alle spalle alcun gruppo multimediale in grado di supportare i fumetti eppure risulta chiaro che la divisione fumetti delle due aziende citate prima è sicuramente quella meno redditizia e quindi, dopo aver reso costante le vendite dei fumetti, prima o poi la Valiant dovrà mettere la testa fuori dal mercato fumettistico e cercare di abbordare altri campi, come i videogiochi, i cartoni animati, il cinema, i giocattoli. Insomma, sviluppare il brand partendo dal fumetto per raggiungere (ahimè) strumenti che permettono di arrivare ad un numero maggiore di persone.

La spedizione statunitense di bob alle Olimpiadi invernali di Soči (dal 6 al 23 febbraio 2014) sono state realizzate dalla Valiant sulla falsariga dell'armatura di X-O Manowar. Linkiamo di seguito il sito ufficiale della squadra di bob statunitense nel quale si possono vedere alcune immagini delle loro tute; l'albo Unity n.1, pubblicato dalla Valiant, è stato pubblicato anche con una copertina speciale nella quale attorno al personaggio principale si trovano tutti gli atleti della spedizione olimpica. Un piccolo passo di marketing che però non deve essere sottovalutato; quando si combatte con colossi come la Marvel o la DC (o meglio delle multinazionali alle loro spalle) e si è ancora relativamente piccoli è il caso di far funzionare meglio e più rapidamente e trovare strade alternative. Questa ci sembra un piccolo punto di partenza, singolare e simpatico, piccolo ma indicativo.

 

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