Pasquale Frisenda

Settima arte (29): 'Orizzonti di gloria' di Stanley Kubrick (1957)

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09/12/2016
Settima arte (29): 'Orizzonti di gloria' di Stanley Kubrick (1957)

Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick (Paths of glory - USA - 1957)

Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Calder Willingham e Jim Thompson, tratta dall'omonimo romanzo di Humphrey Cobb (uscito nel 1935 e ispirato ad alcuni episodi realmente accaduti all'interno dell'esercito francese durante la Prima Guerra Mondiale).

Con: Kirk Douglas, Ralph Meeker, Adolphe Menjou, George Macready, Wayne Morris, Richard Anderson, Joe Turkel, Timothy Carey, Peter Capell, Suzanne Christian Kubrick.

"Marzo 1916. Durante la Prima Guerra Mondiale, due generali francesi ordinano un attacco suicida alle truppe del Fronte occidentale, a Souain. Bisogna conquistare una roccaforte nemica chiamata il "Formicaio", cosa notoriamente impossibile per i soldati coinvolti nella zona. L'attacco, come previsto, si rivela un disastro. Serve allora un capro espiatorio per giustificare il fallimento: tre uomini scelti a caso, a conclusione di un processo farsa, vengono condannati a morte. Solo il loro diretto superiore, il colonnello Dax, da sempre molto critico verso le gerarchie militari,tenterà di difenderli ad ogni costo..."

Il romanzo di Humphrey Cobb da cui è tratto il film è una decisa denuncia della follia autorizzata dalle istituzioni, che si riversa in questo caso nel contesto militare, con la durezza di regole manipolabili dall'ambizione dei singoli verso effetti tutt'altro che prevedibili.

Alla sceneggiatura del film collabora anche Jim Thompson, uno dei maggiori rappresentanti della letteratura noir americana, che aveva già lavorato con Stanley Kubrick allo script di Rapina a mano armata (una collaborazione segnata dall'amara delusione di Thompson che aveva visto il suo lavoro solo in parte riconosciuto, con l'attribuzione dei dialoghi ma non anche della sceneggiatura del film).
Ma Orizzonti di gloria, che si muove sulla sottile e incerta linea che separa la colpa e l'innocenza, esplorata da Thompson in quasi tutti i suoi romanzi, è materiale perfetto per lo scrittore - in quegli anni in balia di problemi con l'alcol e minacciato dall'ombra del maccartismo - per raccontare a modo suo una guerra dove il nemico non è l’esercito che siede nell'altra trincea, ma le aberrazioni del potere che, per perpetuare se stesso, insulta e calpesta la vita, cercando unicamente di propagare il morbo della corruzione, del sospetto e della paura.

Diretto con enorme sicurezza, capacità, senso del racconto e della messa in scena da Stanley Kubrick (allora appena ventinovenne), il film è sostenuto dall'interpretazione di un Kirk Douglas decisamente ispirato (l'attore aveva già collaborato con Kubrick in Spartacus, film iniziato e poi abbandonato dal regista Anthony Mann, e proprio per scelta di Douglas fu messo in mano e completato da Kubrick), dove nella parte dell'unico ufficiale umano in una banda di ambiziosi individui che usano la guerra come possibilità di carriera e gratificazione personale, riesce a rappresentare con grande efficacia sullo schermo la disperazione delle parole scritte da Cobb nel suo romanzo (solo nel finale il regista concede in qualche modo spazio all'idea e alla speranza che gli esseri umani non siano orribili come riescono a sembrare).

Quando a Kubrick fu chiesto perché avesse fatto un film contro la guerra, lui rispose semplicemente: "Non ho fatto nulla del genere. Ho fatto un film politico, sull'ignoranza e sull'autorità".

Qui trovate un trailer e due clip del film:

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