Pasquale Frisenda

Settima arte (36): 'Stalker' di Andrej Tarkowskij (1979)

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12/10/2017
Settima arte (36): 'Stalker' di Andrej Tarkowskij (1979)

Stalker di Andrej Tarkowskij (Сталкер - Unione Sovietica/Germania est - 1979)

Sceneggiatura: Andrej Tarkovskij, Arkadij e Boris Strugackij, liberamente tratta dal romanzo Picnic sul ciglio della strada (Pikník na obóčine - 1971) dei fratelli Strugackij.

Con: Aleksandr Kajdanovskij, Anatolij Solonicyn, Nikolaj Grin'ko, Alisa Frejndlikh, Nataša Abramova.

"Che cos'è stato? La caduta di un meteorite? La visita di abitanti dell'abisso cosmico? Sta di fatto che nel nostro piccolo paese è comparso uno straordinario prodigio: la Zona. Vi abbiamo mandato subito dei soldati. Non sono tornati. Allora abbiamo circondato la Zona con un cordone di polizia... E probabilmente abbiamo fatto bene. Del resto, non lo so, non lo so... "
(da Stalker - 1979)

"La debolezza è potenza, e la forza è niente. Quando l'uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l'albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagne della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell'esistenza."
(da Stalker - 1979)

"Mi hanno sovente domandato cos'è la Zona, che cosa simboleggia, ed hanno avanzato le interpretazioni più impensabili. Io cado in uno stato di rabbia e di disperazione quando sento domande del genere. La Zona è la Zona, la Zona è la vita: attraversandola l'uomo o si spezza o resiste. Se l'uomo resiste dipende dal sentimento della propria dignità, dalla sua capacità di distinguere il fondamentale dall'effimero."
(dal libro Scolpire il tempo di Andrej Tarkovskij - 1988)

"Se si esclude dalle attività umane tutto quanto attiene al raggiungimento del profitto, rimarrà soltanto l'arte."
(Andrej Tarkowskij)

"Le autorità hanno interdetto l'accesso ad un ampio territorio, ormai conosciuto da tutti come la Zona, dopo che al suo interno si sono verificati fatti inspiegabili. Nessuno ne conosce più l'origine: alcuni parlano di una catastrofe radioattiva, altri della caduta di un meteorite o della discesa di un'astronave. Da tempo si è comunque diffusa una voce tra la gente, e si dice che in quell'area abbandonata ci sia una stanza, all'interno di un edificio isolato, dove i sogni e i desideri delle persone si trasformano in realtà. Entrare nella Zona eludendo la sorveglianza armata è quasi impossibile, ma qualcuno conosce il modo di farlo e, dietro ricompensa, è disposto ad accompagnare chi vuole tentare di scoprirne i segreti. Queste guide sono note con il nome di Stalker. Ma l'agognata Stanza non ammette menzogne, e solo il più grande desiderio verrà esaudito, come accadde ad uno Stalker che ci entrò dicendo di desiderare di poter riabbracciare suo fratello defunto, ma la Stanza gli diede in realtà quello che davvero lui desiderava di più, portandolo poi, per conseguenza, al suicidio. Anche per quello, la guida attuale non ha mai tentato di entrare in quel luogo e solo una volta arrivati lì si scoprirà, quindi, a cosa davvero anelano i due uomini che lo hanno ingaggiato..."

Stalker è un'ambiziosa, raffinata e stimolante allegoria sulla sete di conoscenza e sulla paura della stessa.
Il film è ricchissimo di elementi simbolici, a cominciare da come inizia, con immagini in un mesto bianco e nero (per l'esattezza un "seppiato"), che rappresentano il quotidiano vivere, fatto di rinunce, fatica e dolore, fino a quando i personaggi arrivano nella zona proibita, dove risiede la speranza, e le immagini diventano a colori, per quanto quel luogo rappresenti comunque un ambiente ignoto e anche ostile.
La Zona, il mondo nel quale si aggirano i tre protagonisti, è pervaso da un'atmosfera che comunica sia l'idea di una società decaduta che quella di un mondo primordiale, dove persino le leggi della fisica risultano alterate.
I personaggi del film sono uomini perdenti, battuti dalla vita, e le parole e le domande che si scambiano sembrano rincorrere ideali e tradire sconfitte.
La minaccia che incombe su di loro in realtà se la portano dentro ed imparano a conoscerla: il loro viaggio è metafora di una conquista interiore, che pur non riuscendo a incrinare la prigione fisica ed esistenziale in cui è costretto dell'individuo, dà un nuovo stimolo a come può essere percepita la propria esistenza.

Ispirandosi liberamente al racconto dei fratelli Arkadij e Boris Strugackij - che è ambientato in una città immaginaria del Canada, Harmont, limitrofa ad una delle diverse Zone disseminate sulla Terra, dove lo Stalker è una figura reietta, un ex fisico caduto in disgrazia, convertitosi alla malavita subendo condanne, e la ricerca è diretta verso una misteriosa sfera dorata attraverso la quale si avverano i desideri -, la pellicola rappresenta una personale interpretazione di Andrej Tarkovskij dello scritto originale (come già accadde per il suo Solaris, tratto dal libro di Stanislaw Lem).
Artista meticoloso e perfezionista, il regista prosegue la sua pensosa, attenta e sofferta indagine filosofica su cosa significa essere uomini.
Le idee che gli stanno più a cuore e che cerca di esprimere nel film sono un'ode alla fragilità, sia dell'uomo che dell'ambiente in cui vive, che per Tarkowskij rappresenta un elemento essenziale e irrinunciabile dell'esistenza, in opposizione alla forza, che viene descritta invece come un irrigidimento della vita, che si manifesta in presenza della morte; e la ricerca della fede da contrapporre alla ferree regole del dogma.
Tarkowskij avrebbe voluto più di ogni altra cosa che gli spettatori vivessero l'idea della Zona come metafora della vita, ma quando, in una conferenza, i giornalisti gli fecero domande su eventuali significati politici nascosti nel suo film si alzò e se ne andò indignato, davanti a un mondo che, a suo intendere, ormai non è più capace di riflessione disinteressata sull'animo umano.

Stalker si rivela essere un'opera brillante, acuta e con una meravigliosa cura delle immagini, che risulta essere ammaliante anche grazie alle splendide scenografie curate dallo stesso Tarkowskij, oltre che alla bellissima fotografia: tutto contribuisce a ricreare la sensazione di attraversare quadri desolati, che si fanno ideale specchio della vita e dell'anima dei personaggi e perfetto sfondo per le vicende del film.
Alcuni dialoghi, scritti con un'attenzione non comune, sono poi impreziositi dalle citazioni di alcuni celebri poeti russi, tra cui figura il padre del regista, Arsenij Aleksandrovič Tarkowskij.
Non basta essere ambiziosi, tecnicamente preparati e inserire tematiche complesse per ottenere un grande film; per raggiungere quell'obbiettivo serve un'ispirazione e un certo tipo di passione, quella che solo un vero artista può avere.
La sensazione che il film comunica è che Tarkovsky abbia girato quest'opera al momento giusto, con l'ispirazione e la convinzione necessarie.

Stalker non è un film facile, presta anche il fianco a diverse critiche (estetismo, dialoghi a volte didascalici, una certa prolissità ed ermetismo del racconto), eppure coinvolge, emoziona, stimola riflessioni, raggiunge vette di lirismo e misticismo rare nel cinema, e la storia, per quanto i ritmi siano dilatati, mantiene sempre una buona tensione.

La pellicola venne girata fra Dolgopa (Russia), Tallinn (Estonia) e Isfara (Tagikistan) e fu presentata al Festival cinematografico di Mosca nell'agosto del 1979 ed al Festival di Cannes nel 1980.

Qui trovate due trailer, una clip e Un poeta nel cinema: Andrej Tarkowskij, un documentario dedicato alla figura di questo grande autore realizzato da Antonella Baglivo nel 1983:

P.S. Altri post su cinema, televisione, fumetti, romanzi ed altro li potete trovare QUI.