Pasquale Frisenda

Settima arte (37): 'Laputa - Il Castello nel cielo' di Hayao Miyazaki (1986)

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05/01/2018
Settima arte (37): 'Laputa - Il Castello nel cielo' di Hayao Miyazaki (1986)

Laputa - Il Castello nel cielo di Hayao Miyazaki (Tenkū no shiro Rapyuta - Giappone - 1986)

"Pazu, un giovane operaio che lavora in una grande miniera, un giorno, poco prima di iniziare le sue mansioni, assiste ad un evento incredibile: una ragazza sta precipitando dal cielo, ma lentamente e accerchiata da una strana luminescenza azzurra. Lui riesce a raggiungerla poco prima che arrivi a terra, e le presta i primi soccorsi. Viene poi a sapere che la ragazza si chiama Sheeta, che era prigioniera su un aeronave che è stata attaccata da una banda di pirati dell'aria e che è precipitata giù nel tentativo di scappare. E' riuscita a sopravvivere alla caduta grazie alla pietra che porta al collo, che sembra avere misteriosi poteri. I due fanno amicizia, e Pazu decide di raccontare alla ragazza di Laputa, una leggendaria città volante che viaggia nel cielo da centinaia di anni nascosta dalle nuvole. In pochi credono alla sua esistenza, ma Pazu ne è convinto perché suo padre, anni addietro, riuscì a fotografare parte dell'imponente struttura durante una rischiosa manovra aerea. I due ragazzi si convincono che anche la pietra di Sheeta arrivi da Laputa, e decidono di provare a scoprirne le origini e i segreti..."

Laputa - Il Castello nel cielo è il terzo lungometraggio d'animazione diretto da Hayao Miyazaki (dopo Lupin III - Il castello di Cagliostro, del 1979, e Nausicaä della Valle del vento, del 1984), e il primo titolo prodotto dall'allora neonato Studio Ghibli, fondato da Isao Takahata e dallo stesso Miyazaki, in collaborazione con la casa editrice Tokuma Shoten, dopo il successo ottenuto proprio con Nausicaä.
Il titolo del film è un esplicito riferimento all'isola immaginaria descritta nel romanzo I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift (1726), dove Laputa è, come nella pellicola, un'isola fluttuante nel cielo e manovrata dai suoi abitanti.
Nell'opera di Miyazaki le tremende armi presenti a Laputa vengono illustrate prendendo come ispirazione la potenza divina dei miti biblici della distruzione e quelli del poema epico induista Rāmāyaṇa (VI/III secolo a.C.. Anche il nome della ragazzina, Sheeta, potrebbe essere un riferimento a Sītā, la protagonista femminile del poema stesso).

Le architetture del villaggio di Pazu sono basate invece sulle città minerarie gallesi; Miyazaki visitò per la prima volta quei luoghi nel 1984 ed ebbe modo di assistere in prima persona allo sciopero dei minatori di quegli anni, come ebbe anche modo di raccontare: "Sono stato in Galles subito dopo la fine dello sciopero dei minatori. Ho ammirato il modo in cui i sindacati dei minatori hanno lottato fino in fondo per il loro lavoro e per le loro comunità. Proprio come facevano anche i minatori in Giappone. Molte persone della mia generazione vedono i minatori come un simbolo; una razza di combattenti, ormai in estinzione. E ora non ci sono più, in effetti. Volevo riflettere la forza di queste comunità nel mio progetto".

Il film contiene poi quasi tutti gli argomenti cari al regista, tra cui l'ecologia, uno spiccato antimilitarismo, l'avversione verso l'arrivismo ad ogni costo e una fiducia incrollabile, invece, verso un sentimento come l'amicizia.

La splendida colonna sonora è stata composta da Joe Hisaishi (ne trovate una traccia nel secondo video qui presente), allora alla sua seconda collaborazione con Miyazaki ma ormai da tempo ritenuto uno dei più validi compositori giapponesi.

QUI trovate 100 concept art di Laputa, mentre i video presentano un trailer e i titoli di testa del film, oltre che un omaggio alla carriera di Hayao Miyazaki:

Buona visione!

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