Martin Mystère

[Recensione] Gli enigmi del giovane Martin

Martin Mystère Speciale n. 29 (luglio 2012)

20/07/2012
[Recensione] Gli enigmi del giovane Martin

Martin Mystère Speciale n. 29 (luglio 2012)
Testo di Carlo Recagno; arte di Rodolfo Torti

Fermi tutti: perché nessuno ci ha avvertiti che lo Speciale di quest’anno sarebbe stato persino più celebrativo del celebrato albo 'Anni 30' della serie regolare? 

Dobbiamo essere sempre noi dell’enclave degli Scheletri di Cristallo a dirvi tutto?

E allora diciamolo, perché 'Gli enigmi del giovane Martin' è un trionfale festeggiamento, presentato sotto forma di compendio della mytologia che negli anni è andata caratterizzando la serie di MM. Una 'summa mysteriana', per usare un termine familiare, delle numerose tematiche che il BVZM adulto ha affrontato nella sua carriera (o affronterà, dipende dal punto di vista). Un riassunto che non è tale, perché si tratta invece di una prefigurazione delle cose a venire: un modo davvero intelligente per salutare il traguardo raggiunto da Martin Mystère, quello di rivelare che le caratteristiche della sua vita futura già ruotavano tutt’intorno al buon Martin quando non era altro che un giovane nipote.

Una visione del futuro, una carrellata di presagi, un destino in nuce: qualcosa che Martin non può cogliere, ma che noi ci godiamo appieno. E, a dire il vero, anche a lui viene concesso qualcosa, alla fine della storia; è questo il motivo ultimo del particolare ruolo giocato da Chris Tower: svelare a Martin che il suo futuro era già iniziato ai tempi del college.

Come se non bastasse, questo elemento celebrativo è stato felicemente incastrato nella serializzazione di una trama iniziata l’anno scorso (gli UiN che mettono gli occhi su Martin), dimostrando una notevole capacità di pianificazione.

Non è finita: esso rispetta anche la regola del tono 'leggero' dedicata agli albi estivi. E’ davvero efficace come i due livelli si fondano, ed è così che, tra una goliardata e l’altra, Tower e il professor Morrow ci anticipano i temi delle numerose avventure a venire: fantasmi, vampiri, licantropi, mappe nascoste in antichi volumi (e come non collegarci a Vincent Von Hansen, qui!), scienziati pazzi, macchine impossibili, androidi, steampunk, visitatori alieni che portano sulla Terra conoscenze e/o oggetti avveniristici, presunti personaggi della letteratura che si scopre essere esistiti davvero, eventi storici rivisitati secondo l’ottica delle pulp novel (in uno stile che ammicca anche a Storie Da Altrove).

Questo albo è un tripudio di mysterianita, dipanata in modo modesto, quasi sottovoce, ma nello stesso tempo rigoroso e infallibile. Sì, mancano Atlantide e Mu, ma non certo per una distrazione o perché fosse troppo difficile citarle: è solo che di quelle si occupa già l’albetto allegato, per cui includerle qui sarebbe stato un inutile doppione.

All’aspetto celebrativo si uniscono comunque ulteriori livelli di 'sostanza' che arricchiscono e completano la storia. In apparenza, il tema portante sembra essere quello delle 'Edisonades' di Frank Reade, che ricevono gli onori della copertina: in realtà, esso è comunque secondario, sebbene integrante, in quanto il fulcro dell’albo è un’ulteriore espansione della vita di Martin Mystère. L’occasione per regalare ai lettori più attenti un altro nuovo segmento della storia del BVZM, incastrato nella riscoperta di una avventura giovanile mai narrata e incentrato sul percorso di crescita psicologica e maturazione emotiva di Martin.

Più di una volta abbiamo sottolineato che le storie retrospettive ideate da Recagno raccontano in maniera impeccabile una delle 'prime volte' inedite del personaggio: invece ci sbagliavamo. Perchè questa volta non ne abbiamo una, ma bensì due, di queste 'prime volte' (e scusate la ridondanza).

In un solo colpo, Martin Mystère compie due passi fondamentali per la sua vita.

Innanzitutto, respinge (sebbene senza saperlo) l'ideologia degli Uomini In Nero, nonostante questa sia insidiosamente presentata sotto una luce davvero ragionevole e convincente, in un 'attacco' condotto sui due livelli dell'emozione e della ragione (per non parlare poi della simpatia e dell'autorevolezza che si mescolano nella figura quasi paterna del professor Morrow).

 

 

Come conseguenza (e questa è la seconda 'prima volta'), Martin sviluppa anche quella posizione nei confronti della tecnologia che lo porterà ad affrontarla sempre con curiosità, apertura mentale e voglia di sperimentare: uno dei fattori che negli anni gli permetteranno di uscire vivo dalle situazioni più disastrose!

Il fatto che Martin affronti gli UiN senza saperlo, resistendo al canto di sirena che invece sedusse suo padre, rende inoltre l’intera vicenda molto ironica, in ossequio a una delle stra-ribadite caratteristiche di volta della serie.

A proposito degli Uomini in Nero, va sottolineata anche l’ottima gestione a più livelli del professor Morrow: tramite questo personaggio, Recagno illustra una filosofia degli UiN più articolata e consapevole, che inquadra Morrow nella (futura?) fazione delle 'colombe', in opposizione ai brutali 'falchi' in azione sin da Martin Mystère n.1.

Da notare anche come i discorsi di Morrow inquadrino l’epoca del college di Martin in un contesto politico e storico ben preciso. Ciò non dovrebbe stupire, in quanto ciò è da sempre una regola fissa della serie di MM (che la rende diversa da tante altre): quel che deve stupire, invece, è che questi discorsi stabiliscano una data senza che questa mai venga citata.

Non so se l’avete notato, ma in queste storie retrospettive, l’anno dell’azione non viene mai citato, così come nella serie regolare si è smesso di insistere sull’invecchiamento del BVZM. Si tratta di due indizi della 'retcon morbida' a cui si sta sottoponendo il personaggio, per interrompere il suo invecchiamento e allinearlo ai suoi colleghi Bonelliani.

Recagno si adegua all’esigenza, spostando MM in un limbo dove gli anni non passano, ma non senza per questo tradire la tradizione che ha sempre visto Martin come spettatore critico del mondo 'reale': un doppio risultato davvero notevole. (Per i più pignoli, l’anno dovrebbe essere compreso tra il 1960 e il 1962, stando alla ineffabile cronologia ricostruita dal nostro Jinx).

Tornando al tema delle Edisonades, che si affianca alla fantascienza sociologica, all’horror mescolato al giallo e agli altri elementi narrativi 'popolari' citati in questo albo: oltre all’utilizzo a scopo celebrativo/prefigurativo, la loro presenza è anche tangibilmente significativa per il giovane Martin stesso, in quanto delineano a trecentosessanta gradi il panorama culturale (letterario-fantastico) di cui si è imbevuta la mente di Martin nel periodo della sua formazione.

Ciò significa che questo tema svolge un triplo ruolo nella storia: quello strumentale alla trama 'goliardica', quello celebrativo (e quindi metafumettistico) e quello di formazione culturale del personaggio.

Il risultato è una vicenda che 'parla' direttamente al lettore (la celebrazione delle tematiche della serie), sfondando il quarto muro, ma lo fa senza che i personaggi se ne accorgano (il giovane Martin effettivamente esperisce le tematiche in oggetto e non sa nulla del trentennale).

Recagno ci lancia alcuni indizi giganteschi per farci capire che la trama di Mary Frances non è al centro dei suoi sforzi, dicendo chiaramente al lettore che la sventurata Mary è un automa in un numero infinito di occasioni, la più clamorosa delle quali è il momento in cui Betty e Veronica la definiscono 'artificiale' (in grassetto) dopo che questa ha sfondato una sedia col suo peso. Se questa non è una strizzatina d'occhio per dire al lettore smaliziato 'tu hai già capito, ma i ragazzi no, sono inesperti, per cui non serve un intreccio complesso, per loro, così come non serve a me che ho altri obiettivi qui', non sappiamo cosa possa esserlo!

Tornando al tema delle prime volte, è la prima volta che il secondo nome di Chris Tower (Francis) viene menzionato? Forse.

Di certo è la prima volta che il giovane Chris mostra certi lati del suo alter ego adulto: il sarcasmo sull’essersi perso la guida sportiva di Martin e la rispostaccia data a Veronica su quanto poco gli interessi immischiarsi in certe cose anticipano senza dubbio le sfuriate che il Direttore di Altrove riserverà a un po’ tutti i suoi collaboratori. Ancora una volta, questo albo ci mostra abilmente il futuro attraverso le lenti del passato.

Si rivela felice anche la scelta dell’utilizzo del Chris Tower adulto, per introdurre la rievocazione di questa avventura scolastica. La prima impressione è che lo sceneggiatore abbia scelto di dargli il ruolo di voce narrante per evitare di ripetere/usurare lo schema degli albi precedenti; invece, come abbiamo già sottolineato prima, lo scopo è quello di creare una simmetria con chiusura simbolica del cerchio.

Sempre in tema di prefigurazione del futuro, il tormentone d'obbligo della gioventù di MM ('Martin Y') si affianca ora a un altro classico: la ricerca di una adeguata esclamazione ad effetto. Dopo aver anticipato il primo incontro con gli UiN senza soluzione di continuità, riuscirà Recagno a cambiare anche la data di nascita di 'diavoli dell'inferno'?

Il cast di Riverdale (Betty, Veronica, Moose e amici degli Archie Comics) continua a tenerci compagnia, ma non è che una delle numerose citazioni che affollano l’albo (e che vi inviterei a completare). E non possiamo esimerci dall’elencare almeno quelle più evidenti, per rispetto alla tradizione e per unirci ancora una volta alle celebrazioni di trenta anni di simili omaggi.

Un Andorriano (da Star Trek) compare a pagina 1. L’Arciduca Gorgon (dalla saga di Mazinger) è a pagina 2; e con lui, molti altri personaggi che suonano familiari ma non mi riesce di mettere a fuoco (Ripley di Alien? Quantum Leaps?).

Star Trek ricompare anche nel racconto di fantascienza, dove gli alieni (il cui comandante si chiama Xindi , dalla serie Star Trek: Enterprise) svolgono una missione QUINQUENNALE dagli esiti catastrofici (capovolgendo il significato e lo scopo della Federazione). 
L’amico di Milwaukee che non riesce a dire di avere sbagliato non è altri che Arthur 'The Fonz' Fonzarelli della serie televisiva Happy Days.
E come non notare, in mezzo a tutte le dime-novel, la copertina della versione mysteriana di Zagor?

Altra citazione, ma di diverso tipo, è il motto dell'Uomo Ragno riguardo al grande potere, che il professor Morrow riporta con una leggera variante ('con un grande potere' invece che 'da un grande potere'): la filosofia degli UiN è capace di volgere a proprio vantaggio veramente qualunque cosa! 
 

L'arte di Torti, sempre uguale a se stessa, continua a trascinarsi con la stessa fiacchezza e monotonia di sempre, sebbene questa volta il suo lavoro sugli alieni sia più che discreto (specialmente rispetto allo Speciale n. 26). Ovviamente, da lettore, non posso che pensare ci vorrebbe un ricambio di tanto in tanto, magari dando una possibilità ai numerosi talenti che si affacciano su questo mondo ogni anno (e che SONO interessati anche a MM, nonostante qualcuno lo dipinga come un fumetto geriatrico); altrettanto ovviamente, è facile prodursi in tali affermazioni senza conoscere le meccaniche interne della produzione di un fumetto. 
 

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Alfredo Castelli, Carlo Recagno (testi)

Esposito Bros ('Se questa è la... sconfitta!')

Lucio Filuppucci ('La fine del mondo!')

Bruno Brindisi ('Mysterik')

Daniele Caluri ('squaletto' monopagina)

Giuseppe Palumbo (copertina di 'Mysterik')

Giancarlo Alessandrini (tavole originali di Martin Mystère n. 1)

Paolo Morales (sequenze di connessione)

 

Essendo la natura di questo albetto già spiegata dallo stesso Castelli nell'introduzione, passiamo ad analizzare direttamente il metafumetto che ci propone.

Le sequenze di raccordo si svolgono qualche mese prima del 1982, poco prima della partenza di Martin e Java per le Azzorre (dove vivranno l'avventura di Martin Mystère n. 1): molto azzeccate le trovate ironiche, come il nome dell'abilissimo sceneggiatore che la Bonelli vuole assegnare al nuovo fumetto (Gianluigi Bonelli? Giancarlo Berardi? Tiziano Sclavi? No, un tipo mai sentito).

Più svogliate e un po' brutali quelle su Thor e Flash Gordon. Davvero felice l'uso di Jerry, l'agente di MM che così 'anticipa' la sua prima apparizione (non contando quelle del college).

Molto bella anche l'apertura con la carrellata sugli eventi importanti di quell'anno, di cui la nascita del fumetto è sicuramente il maggiore!

Curiosa scelta narrativa quella di usare la vendita di 'Mystère's Mysteries' a un'emittente italiana: è la stessa cosa che accadrà anni dopo per dare avvio ai Mysteri Italiani. E allora, quante volte la vendono 'sta trasmissione?

Ma d'altra parte questi libretti sono da considerare storia a sé: non s’è forse visto, poco tempo fa, un Java parlante che dava del 'voi' a Martin, rivelando di voler mantenere le distanze? Be', nella serie regolare abbiamo visto Java scrivere e parlare più di una volta, e ha sempre dato del 'tu' a Martin!

Ma torniamo alla storia: come già detto in mailing list, questo albetto ricorda molto lo storico albo Marvel She-Hulk #50 della gestione di John Byrne, nel quale l'autore (dovendo abbandonare la serie) proponeva la sua verde eroina in brevi ed esilaranti storie realizzate da altre celebrità tipo Frank Miller, Walt Simonson, Dave Gibbons.

Nel caso in esame, gli sceneggiatori non cambiano e solo un artista è relativamente 'ospite': cioè che cambia è il contesto narrativo e l'epoca a cui si porge omaggio con questi quattro 'What If'.

Il più esilarante è il fulmineo 'squaletto' mono-pagina vigorosamente illustrato da Daniele Caluri, che però fa vergognare di aver riso, alla fine, visto l'argomento (davvero esplicito per un albo del censuratissimo e verecondo MM!).

Da segnalare i titoli immaginari quali 'Sdracula' e 'Bagorda' (sublime creazione di Castelli).

Il mio preferito è naturalmente 'Se questa è la... sconfitta!' , in cui Recagno e gli Esposito Bross subentrano a Jack Kirby e Stan Lee, realizzando un doppio omaggio al lavoro del Re: certo, l'omaggio dichiarato è a 'Fantastic Four', ma come non riconoscere anche il loro prototipo, 'The Challengers Of The Unknown'? Dopotutto, Recagno usa apertamente la definizione di 'esploratori del mistero'!

Il marchio di fabbrica di Stan Lee è presente ovunque: dialoghi ipertrofici sovrapposti a scene d'azione che dovrebbero commentarsi da sole, attenzione ossessiva per la caratterizzazione dei personaggi, drammi irrisolti, grande attenzione per 'Sue Storm' nonostante i fan la detestino.

Le citazioni si intrecciano a un gran numero di livelli, dimostrando quanto MM somigli involontariamente a FF: lo 'zio Alfred' di Von Hansen è la zia Petunia di Ben Grimm (oltre ad essere un richiamo al creatore della serie); Martin che si tormenta per il destino di Java è ovviamente Mr. Fantastic che non sa come riportare la Cosa alla normalità; curiosamente, Java e Von Hansen sono tutti e due basati su Ben Grimm, mentre per la Torcia Umana non c'è quasi spazio. Diana è ovviamente Sue Storm e ha un potere invisibile, poco spettacolare, ma potenzialmente letale... ed è affine alla personalità di Diana! Davvero queste due donne hanno parecchio in comune!

Manca solo un Sergej Orloff-Dottor Destino, ma non si poteva avere tutto, essendo qui Atlantide il tema principale: e anche in questo, le due serie si incontrano; non è forse Atlantide il regno dell'acerrimo nemico/amico dei FF, Namor?

Non a caso, la storia si conclude con un bel 'prossimo episodio: Atlantide attacca!' , titolo che sembra rifarsi a MM ma cita invece numerosi celebri eventi Marvel.

(Chissà, magari l'episodio successivo avrebbe rivelato che il Namor innamorato di Sue Storm non è altri che Orloff!).

Anche il super-androide che affronta gli Esploratori è tratto direttamente da FF: si tratta di una Sentry dei Kree, che i FF furono i primi ad affrontare. 
 

'La fine del mondo!' gioca su un'altro dei padri nobili di MM, e cioè Flash Gordon, a cui Martin ritiene di somigliare (o è lui o è Brick Bradford o altri mascelloni biondi dell'epoca). Lo stile narrativo cambia di conseguenza, riducendo i dialoghi e aumentando le didascalie che velocizzano l'azione (due vignette bastano perché il mostro attacchi e MM lo sconfigga con la pistola a raggi, neanche si trattasse di un riassunto!). Orloff si trova benissimo nei panni del malvagissimo Ming, e l'immaginario di MM rivela di avere molto in comune con quello di Flash Gordon: le Ombre Diafane e le Nobili Scimmie si trovano infatti a loro agio, tra i variegati abitanti di Mongo (uomini falco, uomini leone eccetera). Oltre allo sviluppo picaresco, Recagno gestisce bene tutti gli aspetti 'ingenui' delle storie dell'epoca, come la mutevolezza di Aura o il quadro comandi che sostiene la città e che Orloff tiene con leggerezza in camera da letto (!).

Come nella storia precedente, c'è un'attenzione non da poco alla continuità parallela: se prima si trattava di Von Hansen docente di Martin, ora c'è invece il suo storico rivale Von Ericksen (che Recagno aveva ripescato proprio di recente).

A chiudere le rivisitazioni ci pensa 'Mysterik' di Castelli, che vede un autocitazionismo a triplo salto carpiato, visto il coinvolgimento dell’autore con Diabolik e con il precursore Fantomas (di cui ha curato proprio quest'anno un robusto e documentato volume). La storia fa soprattutto il verso ai luoghi comuni di Diabolik (con una 'Clairville' che ha di tutto, dal ghiacciaio al deserto; e una Ferrari che ha meccanismi per viaggiare ovunque, compresa la funivia). Anche le maschere di Diabolik vengono bersagliate e il signore stempiato coi capelli dipinti ci porta alla mente un altro criminale che sfugge sempre alla giustizia, ma con molta meno classe.

Delle quattro, è forse la rivisitazione Mysteriana meno mysteriosa di tutte, ma ha anche una trovata che da sola vale tutto l'albo: per adattarsi allo stile di Diabolik, Orloff si ritrova ora dotato di un nome rigorosamente nostrano ed è quindi Sergio Orloff. Per la serie: è proprio vero che basta un niente per togliere l'aura di internazionalità avventurosa di un fumetto e ridurlo a parodia provinciale!

Come divertissment celebrativo, questo albetto è riuscito molto meglio della storia del trentennale sulla serie regolare, sia per la velocità della narrazione (che evita di impegolarsi in macchinosi cervelloticismi per far quadrare una trama che dovrebbe essere irrilevante, dato il contesto), sia per la qualità artistica (con assenza o scarsa evidenza di correzioni e disegni rifatti).

Splendidamente realizzata anche la copertina, dove si amalgamano il puro stile Marvel anni 1960, la grafica anni 1930 di Flash Gordon e lo stile ingenuo di Diabolik.

 

E altrettanto notevole è la copertina di 'Mysterik', con lo scambio di ruoli dei personaggi che porta a Martin Mystère con il fisico di Diana (aaaagh!), realizzata nientemeno che da Palumbo!


Per bilanciare l'entusiasmo, ecco la controrecensione di MaxBrody. Il problema è che condivido o comprendo quasi tutto, quindi non è "contro", ma "parallela". Succederà mica che la prossima recensione sarà scritta a quattro mani?

Franco Villa

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