Martin Mystère

[Recensione] Almanacco del Mistero 2013: I cavalieri di Oz

Almanacco del Mistero 2013, novembre 2012

27/12/2012
[Recensione] Almanacco del Mistero 2013: I cavalieri di Oz

Almanacco del Mistero 2012
'I Cavalieri di Oz'
 
Di Alfredo Castelli ed Alfredo Orlandi

 
Scheda dei contenuti

di Franco Villa


Come annunciato dal titolo stesso della storia, questo Almanacco e il relativo fumetto sono dedicati al fiabesco mondo che lo scrittore Lyman Frank Baum creò con il suo 'Il mago di Oz' ed ampliò poi per anni, realizzando qualcosa come quattordici volumi dedicati a questa fascinosa realtà parallela.

Il fumetto sceneggiato da Alfredo Castelli raccoglie questa illustre eredità e la coniuga all’universo di Martin Mystère, con una naturalezza tale da far credere che questo crossover fosse stato pianificato da sempre. La natura fiabesca e impossibile (appunto) delle vicende di Oz resta tale anche in questa avventura, ma si affianca in modo speculare alle vicende più prosaiche del 'mondo reale', in una curiosa quanto efficace coesistenza. E’ la natura stessa della saga di Oz che lo impone: il fiabesco, la fantasia, le emozioni devono avere comunque la meglio sullo squallore della meschina realtà (sebbene debba esistere un parallelo/connessione).

Ed ecco quindi che Castelli individua, con una felice intuizione, i migliori rappresentati 'reali' di questo bisogno: i Real Life Superheroes, cioè persone che sono cresciute nutrendosi di fumetti supereroistici e, una volta adulte, hanno deciso di mettere in pratica gli ideali e i sogno della loro giovinezza, cercando di emulare le gesta dei loro eroi (e per di più, per citare un commento trovato in rete, questi Real Life Superheroes avranno superato la linea tra fandom e fanatismo, ma a differenza di gran parte delle sottoculture basate sulla narrativa, non usando i loro costumi per fuggire dalla realtà, bensì per migliorarla: è più di quanto molti di noi possano dire).

Il parallelo tracciato è quindi generazionale: dai bambini cresciuti con le avventure di Oz ai bambini cresciuti con i comics della DC Comics o della Marvel. E a seguire, i lettori dei fumetti Bonelli? Di certo, la scelta di coinvolgere Altrove, Aldous e Max Brody, come fondamentali trait d’union tra il Mondo di Oz e la Terra (per non parlare dei rispettivi popoli e 'valori') è significativa e rappresentativa, non solo dell’universo mysteriano con tutto il suo potenziale, ma anche del suo fandom.

Questo continuo parallelismo è parte programmatica della trama, e Castelli continua a tracciarlo in ogni aspetto affrontato: il tornando che solleva una casa senza sfasciarla, per esempio, passa dall’essere un elemento fantasticamente impossibile al venire spiegato in termini fantascientifici come un wormhole; Dorothy Gale diventa una agente di Altrove; le visite al Mondo di Oz, nel contempo, diventano possibili anche tramite altri metodi di fantasia, come l’esperienza onirica e il viaggio astrale.

In tutto ciò, si coglie l’essenza non dichiarata di altre avventure di Martin, che infatti modera il suo scetticismo di facciata con adeguate affermazioni che mescolano ironia e riconoscimento di tutte le esperienze impossibili oggettivamente vissute in trenta anni: il wormhole, ma anche l’accesso ad Altrove, sono descritti con le stesse caratteristiche dei 'sentieri' basati sulle Ley Lines; il viaggio onirico corrisponde alle esperienze nell'Alterjinga (o Dreamtime, o Mondo dei Sogni, o comunque la si voglia chiamare); la letteratura che si rivela essere storia camuffata non è solo quella di Dorothy e Oz, bensì tutto o quasi l’immaginario noto, da Peter Pan a Sherlock Holmes. E tutto ciò sembra implicare che il mondo di Oz, alla pari di molti altri luoghi altrettanto pazzeschi visti in passato, sia classificabile come una regione di confine, un 'luogo' a metà strada tra la nostra realtà e la dimensione dei sogni puri: un reame, quindi, dove le regole dei due mondi si mescolano, dando origine a un ibrido dove ogni bizzarria è consentita (e obbligatoria): dalle cadute vertiginose che non uccidono ai telecomandi al contrario.

Ulteriore elemento di contatto/fusione è una caratteristica del Martin Mystère storico, il primo e il migliore: il racconto di parte delle vicende a opera del 'cliente di turno' (Martin non ne ha avuti tanti quanti Dylan Dog, ma di certo è molto più selettivo in quanto a originalità dei casi presentati). Non solo è giusto che la vicenda goda (in parte) della mediazione della narrazione intermedia, in quello stile squisitamente letterario che pone Martin Mystère (quello vero) una tacca al di sopra del resto dei prodotti di intrattenimento da edicola, ma soprattutto in questo caso, è necessario e poetico che ciò avvenga, perché la saga di Oz è una favola ed è quindi ovvio (e bello) che venga raccontata da due dei suoi personaggi.

Questo stesso approccio stilistico di 'fusione' dei temi comuni, che credo sia splendidamente rappresentato dalla breve e programmatica sequenza in cui Martin rievoca le sue emozioni di bambino che scopriva il mondo di Oz, è presente anche nella risoluzione della vicenda, che è quanto di più pertinente, coerente e sincretistico si possa trovare. Un'adunanza delle forze de bene che sanno ancora sognare, una battaglia epica, degna tanto dei supereroi quanto del conflitto bene/male tipico della narrativa fantastica, ma anche un commovente tributo alla capacità di credere nei sogni che è tipica dei Real Life Superheroes (e di noi lettori, si spera). Insomma, è una favola e in quanto tale deve finire bene e in modo emozionalmente appagante per i fanciulli che noi siamo ancora 'dentro' (o dovremmo essere, altrimenti andate a soddisfare il vostro adolescente interiore con Twilight).  

 

La componente artistica di Alfredo Orlandi è la salvezza grafica di questo albo: dove altri autori inadeguati avrebbero affrontato il tema della favola disegnando tutti i personaggi come Popeye e Tiramolla, Orlandi mescola invece il realismo (si è documentato sui Real Life Superheroes e li ha disegnati fedelmente, tanto che ho riconosciuto Dark Guardian per ben due volte) e la squisita iconografia classica di Oz (film e illustrazioni di libri e merchandising: anche qui si è documentato). Il risultato è coerente con lo spirito della sceneggiatura, che ambisce con successo a mescolare realtà e fantasia, sfumandone i confini fino a farle sovrapporre per far trionfare la seconda.  

 

Le citazioni del fantastico (e della realtà) sono numerosissime ed è difficile capire da chi siano state volute: di certo Orlandi è un esperto di comics, come dimostrato in passato, per cui è probabile che abbia contribuito in maniera molto ampia.

Ci limitiamo quindi a segnalare le più ovvie.

Il donnone nero che si fa chiamare 'Red Tornado' e combatte con una padella sembra essere un omaggio a Ma’ Hunkel della DC Comics, famosa 'tata' della Justice Society Of America che ebbe un passato di supereroina con quello stesso nome in codice (e con un pentolone come maschera). Angelo (anzi Arcangelo) ricorda Warren Worthington III di X-Men, a sua volta un mutante chiamato prima Angelo e poi Arcangelo. Libellula sembra basata su Wasp, la supereroina della Marvel che ha a lungo guidato gli Avengers, facendoli sopravvivere ad alcune delle loro crisi più grandi. Il costume, però, ha notevoli reminiscenze di quello di Power Girl della DC Comics. Uno dei Real Life Superheroes è niente meno che Asso di Picche!

I supervillain dei fumetti citati qui sono Doctor Octopus (nemico di Spider-Man della Marvel Comics), Doomsday (nemico di Superman della DC Comics) e infine il dottor Sivana (sempre della DC Comics, nemico del Captain Marvel che compare sullo sfondo).

Nella scena (epica) della 'chiamata' dei Real Life Superheroes, c’è spazio per una terrificante 'papamobile' con tanto di pontefice mascherato, e anche per il veicolo usato da Dick Dastardly e Muttley nella serie animata Wacky Races. Uno dei Real Life Superheroes ha un costume a metà tra quello del Green Lantern della Silver Age e quello di Ralph Super Maxieroe, ma la sua faccia ricorda l’attore Matthew Perry. All’adunanza dei Real Life Superheroes in Kansas appare un tipo vestito come il malvagio Tarantula della Marvel. Tra i volti delle creature inquietanti che compaiono durante la caduta di Martin e Java, segnaliamo il mostro di Frankenstein, l’Uomo Lupo e la curiosa presenza di Grimilde, la strega nemica di Biancaneve. (Curiosa? Ma non è tutta una favola questa storia?) Lasciamo invece ai lettori il piacere di riconoscere le varie apparizioni di personaggi che sono legati al mondo di Oz, ma provengono da diverse continuità (romanzi, film, film d’animazione eccetera).  

 

I dossier ci fanno la gradita sorpresa di essere tutti pertinenti. A parte quello ovvio sul mondo di Oz, la visionarietà di Jorodowski ben si sposa con il tema del viaggio in mondi fantastici (per non parlare del paragrafo dedicato alla sostituzione dell teste, scena che ritorna anche nel fumetto). In tema è anche l’argomento finale degli onironauti (se esiste questo termine), visto che il fumetto tratta anche di essi e di come Oz sia il mondo del sogno/immaginazione per eccellenza. Un altro, sottilissimo collegamento tra quest’ultimo dossier e il fumetto è dato dalla figura guida di Little Nemo: al pari delle vicende di Oz, si tratta di un fumetto che ha avuto un fortissimo impatto sull’infanzia di Martin Mystère (e come se non bastasse, Castelli e Orlandi hanno lavorato insieme anche nel Gigante dedicato in parte a Little Nemo).  

 

La copertina di Giancarlo Alessandrini non si segnala per nulla di particolare: la legnosità dei personaggi sembra dipendere abbastanza dal contesto e dal tipo di narrazione (sebbene Orlandi nel fumetto mostri che si può fare di più nel ricatturare la grafica dell’epoca e della serie in questione) e l’impostazione è davvero tipica dell’Almanacco.

Molto gradevole la colorazione: almeno qui si capisce che l’arcobaleno è tale! Quello semplicemente tratteggiato che si vede nel fumetto poteva essere qualunque cosa: sarebbe stato auspicabile dargli qualche sfumatura di grigio (magari con l’aiuto di Photoshop, per una volta). O magari sarebbe stato peggio.

La nuova veste grafica degli Almanacchi, come ben noto, si ferma alla copertina.