Martin Mystère

[Recensione] Martin Mystère nr. 325: 'Voci dal passato'

Martin Mystère nr. 325 Febbraio/Marzo 2013

20/02/2013
[Recensione] Martin Mystère nr. 325: 'Voci dal passato'

Storia di Alfredo Castelli. Arte di Giulio Camagni.

La trasformazione a cui viene sottoposto Martin Mystère da qualche tempo (ai fini di garantire la sua sopravvivenza in edicola) comporta una standardizzazione della struttura delle storie, riconoscibile in certi elementi obbligatoriamente ricorrenti che risultano essere abbastanza noiosi per il Mysteriano medio, specialmente in un albo di 160 pagine, perché si distaccano dalle caratteristiche 'culturali' di MM e riconducono la serie al livello di un qualunque altro prodotto da edicola. Chiaramente ciò garantisce l’aspetto economico e la continuità della pubblicazione, ma così si perde anche quell’unicità che rendeva interessante Martin Mystère. Preso atto di ciò, senza che sia da intendersi come critica, ma come banale constatazione di un dato di fatto, non resta che sperare che lo sceneggiatore di turno sia abbastanza abile da riuscire a infilare i propri stilemi in questa gabbia commerciale: dopotutto, 160 pagine sono tante e le occasioni ci sono.

Con Alfredo Castelli ai testi, è inevitabile che ciò accada, forse anche perché è il creatore della serie e quindi può concedersi una deroga alle sue stesse regole. Ecco quindi che 'Voci dal passato' si rivela essere un albo squisitamente mysteriano, capace di proporre i leitmotiv più affascinanti e stimolanti della serie: la ricostruzione (in una sequenza non lineare) di eventi di diverse epoche storiche in una chiave 'impossibile', l’indagine nel presente che connette e spiega il quadro d’insieme di questi eventi, il manufatto 'impossibile' intorno a cui ruota ogni cosa, la mytologia della serie (in chiave minimalista) e le raffinate strutture narrative del 'racconto nel racconto' (come sempre, ricordiamo che è una tecnica assai utilizzata dai romanzieri, che spesso e volentieri presentano la loro storia come raccontata da altri; si veda lo stra-citato 'Il nome della rosa' di Umberto Eco, ma anche 'I promessi sposi'). Ma soprattutto, questo albo si caratterizza per un viaggio nel viale dei ricordi che trasmette una struggente sensazione di nostalgia, pur raccontandoci un aspetto intimo della giovinezza di Martin Mystère che è del tutto inedito: solo Castelli poteva darci l’impressione di 'ripensare' con piacere a eventi passati che in realtà non conoscevamo.

L’emozione 'generazionale' davvero intensa che accompagna l’intera storia (ben sintetizzata dalle parole di Diana e Java: Martin sta letteralmente conducendo un’indagine mysteriosa insieme al padre) è gestita con classe, sobrietà e intelligenza, nello stile tipico di Castelli, fortunatamente lontano dalle esposizioni isteriche, sguaiate e urlate a cui ci hanno purtroppo abituato certi pessimi esempi televisivi (che purtroppo il mondo del fumetto si sente spesso obbligato a inseguire per compiacere la 'pancia' dei lettori).

 

Il “viaggio nel passato” di questo albo ha una forza narrativa notevole anche grazie a un altro aspetto di cui Castelli è maestro incontrastato. Si tratta dell’efficacia della ricostruzione di un’epoca (in questo caso, gli anni 1950), che si impone con naturalezza in ogni minimo dettaglio: le riviste dell’epoca, l’apparecchio (simil?) “Geloso”, le traversie della realizzazione e proiezione dei film a 8 mm eccetera. Sono apparenti minuzie come queste che distinguono il vero Martin Mystère (quello accuratamente documentato, in cui le scene storiche trasmettono una sensazione di vita vissuta, invece che di imitazione superficiale dei telefilm alla moda del momento).

Lo stile della narrazione si adegua al tono della storia, e procede in modo accorto e meditato, quasi come se stesse camminando in punta di piedi per non disturbare qualcuno: la sensazione, assai felice, è quella di muoversi in un solenne museo della memoria dove il nostro silenzio ammirato è la migliore manifestazione di rispetto per ciò che stiamo osservando. Nello stesso tempo, però, la progressione narrativa è anche incessante: ogni sequenza espande il quadro generale della trama, sviluppando le vicende dei numerosi personaggi (oppure oggetti) coinvolti in questa storia a incastro (Ipazia, Kircher, Mark, Robert, Martin, gli Uomini in Nero, i macchinari e i rotoli); ogni sequenza contiene inoltre rimandi e collegamenti alle altre, in modo che ogni personaggio abbia il piacere e il dovere di completare le vicende altrui, creando così le appaganti connessioni narrative che il mysteriano ama ricostruire (lo ribadiamo ancora: leggere un albo di Martin Mystère deve essere una sfida intellettiva, altrimenti non serve a nulla scegliere proprio questo fumetto invece che altri). E' un viaggio nella storia, da intendersi in senso letterare e letterario, una scoperta del passato sia nel senso ampio del termine (Ipazia, Kircher) che in quello "stretto" (Mark e Martin), dove ogni pagina rivela nuovi dettagli sempre capaci di comunicare una malinconica sensazione di perdita che diventa tragica in certi casi (come per la fine di Ipazia) o struggentemente bella in altri.

Un altro paragone letterario che sembra molto pertinente è quello dei 'romanzi fiume' generazionali, che appunto si comportano come quegli immensi fiumi che in apparenza scorrono lenti, ma intanto attraversano la storia: la vastità della saga dei Mystère, sebbene circoscritta per ora al solo ambito padre-figlio, è anche questo. Da qui l’approccio di Castelli, decisamente impegnativo e poco commerciale, specie per le generazioni abituate alla narrazione 'a videoclip': una benedizione per noi esigenti lettori della vecchia guardia.

(Nota a margine: l’idea Generazionale sembra richiamare l’albo 'Generazioni' di Carlo Recagno che uscì per il ventennale: sarà un caso che il trentennale si chiuda proprio con questa storia?)

Il versante storico dell’albo mescola eventi documentati, come il naufragio di Athanasius Kircher o la tragica storia di Ipazia, a elementi di fantasia che, almeno a parole, richiedono una certa 'sospensione dell’incredulità'. A rifletterci un attimo, non è per nulla vero: la richiederebbero se si trattasse di un film o di un romanzo a se stanti, ma fino a prova contraria e nonostante il maquillage in atto, Martin Mystère ha ancora una continuità, che permette in maniera elementare di spiegare come possa Ipazia aver costruito un congegno così elaborato, oppure da dove sia giunta l’idea originale al saggio greco senza nome vissuto nel 1000 a.C. Veramente, ci ricordiamo o no delle altre storie della serie?

Da un certo punto di vista, queste omissioni (come anche l’apparente squadratura tra le date della relazione tra Mark Mystère e gli UiN) sono una benedizione per noi: come da motto 'una apparente contraddizione di MM è in realtà una storia che aspetta di essere raccontata', si tratta solo di nuove opportunità per i fumetti di Get a Life!.


Sul versante artistico, non possiamo che elogiare un’altra eccellente prova di Giulio Camagni, illustratore impareggiabile nel creare un’atmosfera intensa e avvolgente, oltre che mantenere uno stile personale e unico nel caratterizzare i personaggi storici della serie. In altre parole: la redazione di MM, dopo il massacro dell’albo precedente, questa volta sembra essersi astenuta dalla malsana tentazione di 'correggere' le facce dei protagonisti. Ed è un bene, perché a nostro avviso mescolare più stili su una tavola non funziona per nulla.

Recensione di Franco Villa

Per un approfondimento: discussione sul forum Agarthi.