Pasquale Frisenda

Giovanni Ticci - Il quinto pard

Tra i tanti disegnatori che hanno dato il loro contributo alla saga del ranger, l'artista senese merita senz'altro una nota particolare.

29/06/2011
Giovanni Ticci - Il quinto pard

"Rimasto fedele al personaggio di Bonelli, Ticci è il protagonista di una meravigliosa evoluzione del segno: se una quarantina di anni fa nei suoi personaggi emergeva il dinamismo attraverso la loro deformazione e una particolare ricerca delle inquadrature, negli anni è proprio il movimento, la tensione e la poesia del west a travolgere i loro corpi e i loro volti."
(Luca Boschi)


Che Tex Willer, il celebre personaggio nato nel 1948 dalla penna di Gian Luigi Bonelli e dal pennello di Aurelio Galleppini, sia accompagnato nelle sue avventure da tre inseparabili compagni, o pards (e cioè suo figlio Kit, il navajo Tiger Jack e l'inossidabile Kit Carson), è cosa nota ai più, ma Tex ha al suo fianco, da sempre, un numero ben maggiore di amici che lo hanno sostenuto in tutte le sue battaglie, e cioè tutti i suoi autori, decine di persone, tra sceneggiatori e disegnatori.
Tra questi, il senese Giovanni Ticci merita senz'altro una nota particolare.


Disegnatore di rara capacità grafica, sin dal suo esordio nella serie di Tex (e precisamente nel n. 91, "Vendetta indiana", uscito nel 1971), Ticci ha subito messo in chiaro di che pasta era fatto e il suo lavoro si è immediatamente distinto, pur tra i tanti talenti che già realizzavano le avventure del mitico ranger, per la cura dei dettagli, la profonda conoscenza del genere che illustrava e un notevole senso di dinamismo e vigore nelle sue figure (umane e animali), tutti elementi del suo stile che mi hanno sempre colpito in maniera profonda.
Le sue panoramiche sui paesaggi del West sono rimaste ineguagliate, per quanta bellezza esprimono e per l'efficacia con cui riescono a portare (scaraventare?) il lettore all'interno del mondo dove si muove Tex.
L'immagine stessa dell'eroe data da Ticci è diventata quasi da subito un'icona, a cui poi decine di disegnatori si sono ispirati.
Giovanni Ticci è anche la testimonianza di un'incredibile professionismo, messo al "servizio dell'eroe", come si dice in questi casi, per più di quarantacinque anni e senza avere mai un cedimento qualitativo nella sua produzione, ma, anzi, seguendo coerentemente un percorso stilistico davvero affascinante.


Nato a Siena nel 1940, Giovanni Ticci debutta nel mondo del fumetto collaborando con il famoso Studio D'Ami (il celebre e mitico studio di fumetti di Rinaldo Dami, il grande disegnatore italiano conosciuto anche con lo pseudonimo di Roy D'Ami, da cui usciranno nomi come Gino D'Antonio, Mario Uggeri, Sergio Tuis Ruggero Giovannini, Ferdinando Tacconi, Aldo Di Gennaro, Sergio TarquinioEnrico Bagnoli, Dino Battaglia, Franco Bignotti, Renzo Calegari, Antonio Canale, Leone Cimpellin, Giorgio Trevisan e molti altri) alla realizzazione di storie per il mercato internazionale.



Il primo lavoro realizzato per Sergio Bonelli risale al 1958, quando - appena diciottenne - realizza le matite (poi inchiostrate da Franco Bignotti) di "Un ragazzo nel Far West", su testi di Guido Nolitta (lo pseudonimo usato da Sergio Bonelli per firmare le sue storie a fumetti).
Nel 1960 inizia invece a lavorare nello studio dell'amico e maestro Alberto Giolitti, disegnando fumetti di genere perlopiù western o fantascientifici, destinati al mercato statunitense.
Diversi anni dopo, approdato definitivamente alla Daim press (la futura Sergio Bonelli Editore), esordisce su "Tex": nel volgere di pochi anni l'artista  diventa uno dei maggiori disegnatori western del panorama fumettistico nazionale (e non solo).
Un'altra meritevole opera di Ticci, forse poco conosciuta, è stata la sua lunga collaborazione con la casa editrice La Frontiera edizioni per la serie di romanzi "I Grandi western" (dal numero 118, del gennaio 1987, al numero 202, dell'ottobre 1992), le cui cover erano state prima affidate ad un'altra grande firma del western italiano a fumetti: Renzo Calegari.






Nel 1993 viene incaricato da Sergio Bonelli di realizzare le tavole per "Il pueblo perduto", il 7° albo speciale di Tex (il cosiddetto texone) pubblicato nel giugno dell'anno successivo.
Sempre nello stesso anno proseguirà e concluderà il lungo episodio intitolato "La strage di Red Hill" (i n. 431, 432, 433, 434 e 435 di "Tex", scritti ancora da Sergio Bonelli) e incominciato da Alberto Giolitti, venuto a mancare in quel periodo.


Le storie di "Tex" da lui disegnate e da segnalare sarebbero davvero troppe, e dunque mi limito a questi titoli (che sono, tra gli albi di Ticci, i miei preferiti):
"Vendetta indiana" (n°91) 
"Sulle piste del nord" (n°121, 122, 123, 124)
"Terra promessa" (n°146, 147, 148, 149)
"Il quinto uomo" (n°179,180) 
"A sud di Nogales" (n°199) 
"Gli eroi di Devil Pass" (n°233, 234, 235, 236) 
"Fuga da Anderville" (n°298, 299)
"La montagna sacra" (n°358, 359, 360, 361, 262)




Di recente è uscito nelle librerie specializzate "Giovanni Ticci - un "americano" per Tex", un libro a lui dedicato scritto dagli esperti Moreno Burattini e Graziano Romani, che consiglio a tutti gli appassionati lettori di Tex e ai fans di questo grande disegnatore.
Un altro volume assolutamente da recuperare è "Un senese nel West - Con Tex e...", di Alberto Becattini, Gianni Brunoro, Franco Spiritelli e Antonio Vianovi, pubblicato nel 1995 dalla Glamour international production (che è poi il catalogo della mostra antologica tenutasi a Roseto degli Abruzzi e dedicata alla lunga carriera di Ticci).
Chiudo lasciandovi con due brevi video a lui dedicati, che ritraggono il suo lavoro:

...e il suo studio:

Buone letture e buona visione!


P.S. Altri post sui Maestri del Fumetto o su altri argomenti li potete trovare QUI.