Pasquale Frisenda

'Dune', il film mancato di Jodorowsky e Moebius

Tratto dal romanzo di Frank Herbert, il film aveva un cast faraonico e idee rivoluzionarie.

18/02/2013
'Dune', il film mancato di Jodorowsky e Moebius

- "Perché cercate gli esseri umani?", domandò Paul Atreides alla Bene Gesserit.
- "Per liberarli.", ella gli rispose.
- "Liberarli?"
- "Un tempo gli uomini dedicavano il proprio pensiero alle macchine, nella speranza che esse li avrebbero liberati. Ma questo consentì ad altri uomini di servirsi di quelle macchine per renderli invece schiavi."
(da "Dune" di Frank Herbert - 1963/5)

"Qual è lo scopo della vita? E' crearsi un'anima. Per me il cinema è un'arte, non è un'industria. E' la ricerca dell'anima umana. E così la pittura, la letteratura, la poesia. Il cinema è questo per me. Volevo fare un film che desse alla gente effetti allucinogeni, senza fargli usare droghe. Volevo fare un film che cambiasse la percezione del pubblico. La mia ambizione, con "Dune", fu tremenda. Ciò che volevo creare era un profeta. "Dune" sarebbe stato un profeta. Volevo cambiare la mente dei giovani di tutto il mondo. "Dune" sarebbe stato l'arrivo di un Dio artistico e cinematografico. Per me non era la realizzazione di un'opera, ma qualcosa di più profondo. Qualcosa di sacro, libero, che desse nuove prospettive, che aprisse la mente. Perché a quell'epoca io mi sentivo prigioniero. Fu allora che iniziai la mia battaglia per realizzare il film."
(Alejandro Jodorowsky da "Jodorowsky's Dune" - 2013)

"Io credo che questo film non fu realizzato in America perché lo temevano. Erano spaventati dalla sua immaginazione, dalla sua mente. Temevano quello che avrebbe suscitato."
(Nicolas Vinding Refn da "Jodorowsky's Dune" - 2013)

"Questo sistema ha fatto di noi degli schiavi, senza dignità, senza spessore, con il diavolo nelle nostre tasche. Questi maledetti soldi che non hanno nulla dentro. I film devono avere un cuore pulsante, dell'energia, delle ambizioni, devono espandere la mente. Volevo fare una cosa del genere. Perché non è stato possibile? Perché no?"
(Alejandro Jodorowsky da "Jodorowsky's Dune" - 2013)

Dopo l'uscita e il successo ottenuto con i suoi due "mistici" e psichedelici film, "El Topo" (1970) e "La Montagna sacra" (1973), Alejandro Jodorowsky Prullansky (noto  semplicemente anche solo come Jodo), il famoso scrittore, regista, attore, drammaturgo, poeta, saggista, fumettista e, a quanto si dice, anche mago, di origine cilena ma naturalizzato francese, intraprende nel 1975 un'altra impegnativa sfida cinematografica, quella, cioè, di portare sul grande schermo "Dune", il notissimo romanzo di Frank P. Herbert uscito poco più di dieci anni prima e diventato un vero classico della letteratura di fantascienza.

Il produttore Michel Seydoux gli dà carta bianca per scegliere il suo nuovo progetto, e Jodorowsky punta direttamente su "Dune".
Una sfida monumentale, quella che si prefigge l'estroso regista, perché "Dune" è un manifesto e un riferimento per intere generazioni, uno dei primi romanzi di sf che, probabilmente, pose la coscienza dei lettori di fronte alle terribili conseguenze del consumismo estremo imposto dal sistema capitalistico: il romanzo di un autore che già nel lontano 1960 aveva visto le tristi conseguenze di un'insensata predazione delle risorse del pianeta da parte dell'umana società.
"Dune" fu pubblicato infatti proprio in un momento in cui sia la fantascienza che il mondo intero erano sull'orlo di un mutamento radicale, e quando, agli inizi degli anni '70, arrivò la prima crisi energetica, Frank Herbert si ritrovò immediatamente ricoperto dalle vesti di guru del movimento ambientalista (e del nuovo millennio che stava per arrivare), seguito e adorato dalle masse dei giovani politicamente e socialmente più impegnati.

Tale effetto il romanzo di Herbert lo fece probabilmente anche su Jodorowsky, che per riuscire nel suo intento di realizzare il film raduna intorno a sé, e non certo senza fatica, un gruppo di collaboratori di livello internazionale che comprende: Hans R. Giger, Dan O'Bannon, Chris Foss (questi tre hanno poi segnato comunque l'immaginario della fantascienza mondiale collaborando nel 1979 ad "Alien", il famoso fantahorror firmato da Ridley Scott), la band inglese dei Pink Floyd, incaricata di realizzare la colonna sonora e, ultimo ma non ultimo, un nome di primissimo piano della fantascienza a fumetti di quegli anni, vale a dire Jean Giraud, alias Moebius.
Nel cast degli attori e personalità proposto da Jodorowsky alla produzione c'erano poi nientemeno che Orson Welles, Mick Jagger e Salvador Dalì (o così si vociferava allora, almeno, con il pittore surrealista che, non smentendo neanche in quella occasione la sua celebre faccia tosta, chiese 100.000 dollari al giorno per interpretare l'imperatore Shaddam Corrino IV).

Ma il faraonico progetto non vide mai la luce, e la storia del cinema sci-fi (e anche il sistema produttivo del cinema mainstream) cambiò invece due anni dopo, nel 1977, quando George Lucas realizzò il primo capitolo delle sue "Guerre stellari".
Con 9,5 milioni di dollari già spesi in pre-produzione e costi che diventano sempre più incontrollati, il progetto perde l'appoggio dei finanziatori, risultando ai loro occhi troppo bizzarro, e per il regista risulta impresa impossibile ottenere altri soldi da Hollywood per sovvenzionare il suo film, il "Dune" filtrato attraverso la sua immaginazione (che, si narra, avrebbe dovuto durare una cosa tipo 14 ore), e Jodorowsky abbandona l'idea, anche se con grande rammarico.
I diritti del libro vengono venduti a Dino de Laurentiis, e "Dune" venne infine realizzato nel 1984, con la regia di David Lynch (un film non privo di un certo valore estetico e immaginifico, ma certamente assai confuso e incerto nel procedere, nonostante le innumerevoli versioni della sceneggiatura riscritte dallo stesso regista).

Molto materiale realizzato per questo progetto è però sopravvivissuto, tra cui ampie note del lavoro fatto da Jodorowsky, fra idee e parte della sceneggiatura, e i disegni di produzione di Moebius, Giger e Foss.
Questi rivelano tutto il potenziale del film; una fantascienza quasi metafisica, assolutamente sganciata dagli immaginari proposti fino ad allora dal cinema di genere:

Il lavoro fatto per "Dune" è stato poi presentato anche nella mostra intitolata "Alejandro Jodorowsky's Dune: An exhibition of a film of a book that never was" (trovate maggiori dettagli e molte immagini QUI), che comprende il lavoro di produzione realizzato dai già citati Moebius, H.R. Giger e Chris Foss, oltre che i disegni, i dipinti, i video e le sculture di Steven Claydon, Matthew Day Jackson e Vidya Gastaldon.

Racconta Jodorowsky: "Avevo bisogno di una sceneggiatura precisa, di realizzare il film sulla carta prima di girarlo... oggi tutti i film con effetti speciali sono fatti come volevo fare questo, ma allora no, non era possibile, e le cose che avevo in mente non erano ancora state viste sullo schermo. Volevo al lavoro un autore di fumetti, con del genio ma anche con la velocità necessaria all'esecuzione dei disegni, per utilizzare il suo talento come una macchina fotografica per le mie visioni. Ho pensato a Jean Giraud, alias Moebius (e in quel periodo non aveva fatto ancora né "Arzach", né "Il Garage ermetico", voglio precisarlo), vado da lui e gli dico: "Se accetti questo lavoro dovrai partire domani con me per Los Angeles, per parlare con Douglas Trumbull (responsabile degli effetti speciali di "2001: Odissea nello spazio" e "Blade runner", oltre che regista di "2002: La seconda Odissea", un incontro che però non dette i risultati sperati, a causa di evidenti differenze di carattere tra Jodorowsky e Trumbull)". Moebius chiede qualche ora per pensarci... ma il giorno seguente siamo partiti per gli Stati Uniti. Sarebbe troppo lungo da raccontare... la nostra collaborazione, i nostri incontri in America con quelli di Hollywood ed altri artisti, le nostre conversazioni alle sette del mattino chini in un piccolo caffè in fondo alla strada dove lavoravamo... Giraud fa circa 3000 disegni, tutti meravigliosi... lo script di "Dune", grazie al suo talento, è un capolavoro. Ora lo si può vedere, vivere i personaggi, si seguono i movimenti della macchina da presa... ora si può visualizzare il taglio delle scene, le decorazioni, i costumi..."

Nel suo film, Jodorowsky voleva evidenziare in maniera netta alcuni temi del romanzo, sovrapponendoli con la realtà del mondo che lo circondava: fazioni e nazioni in guerra tra loro, il fanatismo religioso, la guerra per le risorse dei territori, il degrado ambientale... tutte cose che, purtroppo, abbiamo intorno anche noi oggi.

Chi ha avuto modo di visionare quel materiale, tipo il regista Nicolas Winding Refn, ne parla come un progetto unico, assolutamente meraviglioso, e che probabilmente, se portato a termine, avrebbe raggiunto le aspirazioni che si era prefissato Jodorowsky.

Dopo l'arrivo della notizia che il progetto del film si era arrestato, e l'inevitabile delusione che la cosa suscitò nell'autore che diede spazio ad una amarezza che durò per parecchio tempo, Jodorowsky riuscì comunque a reagire, iniziando ad utilizzare almeno in parte l'enorme lavoro messo a punto per il suo "Dune" trasferendolo in alcune saghe a fumetti da lui ideate e che si sono distinte nel genere fantascientifico, come "L'Incal", disegnata da Moebius, e "La casta dei Metabaroni" (una serie nata come costola dell'"Incal" ma che porta avanti alcune situazioni in altre direzioni), affidata all'estro artistico di Juan Giménez.

Nel 2013 è uscito "Jodorowsky's Dune", un film documentario diretto da Frank Pavich che ripercorre le tappe del tormentato progetto.
Qui ne trovate il trailer:

Jean Giraud, più noto con gli pseudonimi di Moebius e di Gir (nato a Nogent-sur-Marne, l'8 maggio del 1938, e scomparso a Parigi, il 10 marzo 2012) è stato uno dei maggiori autori di fumetti mai esistiti ed è universalmente considerato uno dei più influenti disegnatori di sempre.
Noto soprattutto per le sue storie fantastiche e/o fantascientifiche (firmate come Moebius), esordisce nel 1963 invece con un western di stampo classico scritto dal grande sceneggiatore Jean-Michel Charlier, "Le avventure del tenente Blueberry", che, grazie alla sua perizia grafica e alla lezione imparata dal suo maestro Jijé, emerge di prepotenza a serie di culto fra gli estimatori del genere e del fumetto in generale.

Nel 1974 crea, con il disegnatore Philippe Druillet e lo sceneggiatore Jean-Pierre Dionnet, "Métal Hurlant", la sperimentale e psichedelica rivista di fumetti di fantascienza che porterà idee narrative e grafiche fino ad allora assolutamente inedite.
Come già detto, con Alejandro Jodorowsky inizierà (nel 1981 e proprio su "Métal Hurlant") la lunga serie fantascientifica de "L'Incal".
De "L'Incal" venne sviluppato dall'animatore canadese Pascal Blais alla metà degli anni '80 un progetto per un film animato, che purtroppo non ebbe uno sviluppo concreto (qui trovate il trailer originale e uno aggiornato alle moderne tecniche digitali):

Il suo lavoro rompe gli argini del mondo del fumetto e influenza anche molti autori che si muovono in altri ambiti artistici, soprattutto nel cinema.
Collabora attivamente infatti a titoli come il già citato "Alien", di Ridley Scott, "Tron", di Steven Lisberger, "Abyss", di James Cameron, "I padroni del tempo", di René Laloux, "Willow", di Ron Howard, ma il suo lavoro si sente massicciamente anche nelle scenografie e nei temi trattati da film come "Il Quinto elemento", di Luc Besson e, soprattutto, in "Blade runner", sempre di Ridley Scott, suo fervente ammiratore da sempre.
Non è un segreto infatti che Scott abbia ampiamente ripreso, per suggerire agli scenografi di "Blade runner" quello che lui aveva in mente di fare, una breve storia scritta da Dan O'Bannon e disegnata da Moebius, "The long tomorrow", pubblicata nel 1975 sempre sulle pagine di "Métal Hurlant" (la storia in questione e i fumetti presenti nei vari numeri della rivista furono usati da Scott anche per modificare le scelte dello sceneggiatore iniziale di "Blade runner", Hampton Fancher, che aveva ambientato tutta la storia in interni. Alla domanda del regista: "Ma fuori dalla finestra che cosa c'è?", lo sceneggiatore rispose con una scrollata di spalle, perché per lui non contava. Il giorno dopo Ridley Scott tornò nell'ufficio di Fancher con una pila di numeri di "Métal Hurlant" e gli disse: "Fuori dalla finestra c'è questo."):

Con "Dune", forse Moebius avrebbe avuto la consacrazione finale, in campo cinematografico, del suo genio, ma di certo il suo lavoro ha segnato e continuerà a segnare il mondo delle immagini per ancora tanto, tanto tempo.

Buona visione e buone letture!