Fumetti

Gipi e 'unastoria' (Coconino): 'I fumetti? Sono tornati aggredendomi alle spalle'

A Lucca Comics il nuovo libro dell'autore pisano

11/08/2013
Gipi e 'unastoria' (Coconino): 'I fumetti? Sono tornati aggredendomi alle spalle'

Il libro, il primo dopo due anni di silenzio "fumettistico", uscirà a fine ottobre, per Lucca Comics. Quindi, in questa chiacchierata, non parleremo del contenuto, per rispettare i tempi editoriali e di promozione. "C'è dentro una storia di guerra, ma non si parla solo di quello”, racconta l'autore. Una storia è il titolo. Semplice, come spesso capita ai titoli di Gianni "Gipi" Pacinotti. "Il mio ritorno ai fumetti": lo chiama così il disegnatore pisano. Online in molti lo avevano additato come un traditore della patria vignettistica, per il suo – a dire il vero per niente affatto recente – dedicarsi al cinema da regista, principalmente con il lungometraggio L'ultimo terrestre e il documentario Smettere di fumare fumando. Ma bando alle ciance: ecco la nostra intervista, realizzata alle 19 di un sabato d'agosto messaggiandosi su Facebook (“È meglio così, ho la febbre e relativa voce da febbre”, dice il nostro, che ha completato il nuovo fumetto pochissimi giorni fa).

Gianni, qual è il sentimento che accompagna il tuo ritorno ai fumetti?

"Sollievo. Era tantissimo che non riuscivo a lavorare a una storia nuova. Non ho mai desiderato smettere, ma era successo. Era il fumetto che se n'era andato: mi aveva lasciato lui. Ho i testimoni!”.

Parecchi mesi fa scrivesti sul tuo blog di non essere più convinto del tuo disegno, del tuo narrare a fumetti. Poi che è successo?

"Vero, mi sembrava di ripetermi. Poi sono ripartito dall'idea che ancora non sapevo fare un cazzo e mi sono rimesso a studiare, soprattutto tecniche di pittura. Mi guardavo i tutorial dei giapponesi su YouTube, e ho visto che usavano dei pennelli piatti, grandi, che io non avevo mai usato. Li ho imitati e pian piano ho cominciato a fare cose nuove...".

Ok, facciamo un altro passo avanti: dalle prove di disegno al fumetto vero e proprio. Come è andata?

"Non lo so: un giorno sono stato aggredito dal disegno. Aggredito alle spalle. Davvero, la sensazione è stata quella. Così mi sono ritrovato al tavolo ed ho scritto la prima frase del libro: 'Dammi risposte complesse'. E da lì non mi sono fermato più".

Rispetto ai precedenti libri tuoi che cosa cambia, come hai realizzato il tuo bisogno di non "ripeterti"?

"Il disegno qui è diverso. E anche l'approccio, che non è quello umoristico-furbino stile La mia vita disegnata male".

Nel senso...?

"Che è tutto molto più severo, più serio, nel tentativo di rendere la storia 'monumentale' e distante da me, dall'autobiografia, dalla contemporaneità. Non c'è neppure una battuta nel libro. Neppure una".

Non possiamo parlare del contenuto. Ma l'ispirazione qual è stata?

"Mi sono rifatto al sentimento raccapricciante che mi da l'idea di avere 50 anni, di invecchiare, di sentire il corpo che prende la china discendente. Soprattutto questo mi ha ispirato. Poi, come al solito, non riesco a fare un racconto di sola realtà: c'è sempre un altro piano che si sovrappone e si fonde".

Alla prossima farai un film o un fumetto?

"Non lo so ancora. Sto scrivendo una cosa per il cinema, adesso, ma chi lo sa...".

Ti piace dire la tua su Il Post, dove hai un blog che spazia dal sociale alla politica all'attualità agli squarci diaristici...

"Sì, mi piace farmi dei nemici. Mi spiego: non mi piace polemizzare, mi piacerebbe ragionare. Ma sembra che sia molto difficile: almeno con gli interlocutori che mi sono scelto ultimamente ho avuto grosse difficoltà. Nei miei post e relativi commenti online parto spesso per divertimento. Poi il sentimento muta in desiderio di comprensione. Poi in desiderio di... bomba atomica! Poi su grande tristezza e arrivederci...".

Che significa avere circa 50 anni in questa Italia qua?

"Che finirai barbone quasi sicuramente".

Beh, non esageriamo!

"Io ho abbastanza paura: quello che guadagno dipende dalla mia capacità di invenzione. Che non durerà per sempre. Del resto quello che ho guadagnato nei momenti migliori l'ho polverizzato per idee pazze, tipo autoprodursi un film. Così al futuro evito di pensarci, faccio un passo alla volta".

Hai ripreso a fumare?

"No. Ho chiuso con le sigarette".

Sono subentrate altre abitudini, fissazioni...?

"La chitarra. Mi sono messo in testa di imparare a suonarla. Così suono e canto a squarciagola, come un deficiente: al momento è una delle cose che mi piace di più in assoluto. Dipendenze... Da questo cavolo di web: una roba che somiglia molto a un disturbo ossessivo compulsivo... Ma spero di porvi rimedio, prima o poi".

E che ti dicono in casa delle tue abitudini e dipendenze?

"In casa c'è la mia fidanzata. Lei lo sa che sono fuori di cervello, non si stupisce. Ogni tanto le faccio un ritratto ed è contenta. Ma lei è proprio l'opposto di me: l'equilibrio, il controllo. Non so come cavolo fa e rendo grazie a dio ogni giorno di avermela messa accanto... Probabilmente è segretamente pazza".

Nei tuoi fumetti hai raccontato spesso della tua infanzia-adolescenza-giovinezza: ma tu quando hai avuto per la prima volta la sensazione di essere diventato "grande"?

"Quando è morto mio padre. È stato un passaggio di testimone definitivo. Sono sempre un gran cazzone, diciamo un 'subadulto', ma qualcosa di serio quel giorno è successo. Alla fine è come essere su un campo di battaglia, e tu sei uno stupidissimo soldato semplice. Poi muore il comandante e un colonnello ti dice: 'Tu, in piedi, prendi questi uomini della squadra e portali al sicuro'. Questi uomini sono la tua famiglia. E tu non sei pronto. Non hai studiato per questo. Ma intanto sparano e non ci puoi stare troppo a pensare. È come quando ti mena la polizia: non puoi mica chiamare la polizia a salvarti... Sei rimasto in testa alla catena alimentare, te la devi cavare da solo".

Dal nostro canale Fumetti:

Chine di ferro e Dylandogofili: in arrivo la silouhette del maggiolone

Guido Crepax. Il romanzo e l'erotico nel romanzo

Caso Disney-Panini: Topolino resta a Milano!