Martin Mystère

[Recensione] Storie da Altrove n. 16 - 'Il vampiro che fece la rivoluzione'

Tutte le storie di Altrove + MM 329 'La minaccia di Allagalla'

05/10/2013
[Recensione] Storie da Altrove n. 16 - 'Il vampiro che fece la rivoluzione'

STORIE DI ALTROVE n. 16

“Il vampiro che fece la rivoluzione” 

 

Settembre 2013
 
 
Storia di Carlo Recagno
Arte di Alfredo Ortandi

 
Commenti di Franco Villa.

 

 

 
Nello stile tipico del Chris Claremont dei tempi migliori, questo albo sviluppa una vicenda che era stata solo brevemente accennata in Storie di Altrove n. 7. “La Creatura che venne dall’Inferno” (2004), dove si parlava delle conseguenze di un’avventura di Amanda Janosz e Jean-Louis Bientôt ai tempi della Rivoluzione Francese, ma senza scendere nello specifico (tranne che per la perdita subita da Amanda).
Se da questo punto di vista siamo quasi nel campo del prequel, allora lo stesso vale per la saga personale di Dracula, che cronologicamente compare qui prima della sua avventura d’esordio (se così si può dire), e cioè Storie da Altrove n. 9 “Il principe che tornò dalle tenebre”.
L’aver citato il Principe delle Tenebre ci permette di sottolineare come l’aspetto umano dei personaggi (anche dei “mostri”) e le motivazioni profonde per le loro azioni siano una chiave fondamentale per la lettura di questo SdA: non c’è solo Dracula ad essere guidato dal dolore della perdita di una persona cara, infatti.
C’è anche un altro personaggio cruciale, e cioè il Generale Jarjayes, disperato per la perdita della figlia e pronto a tutto per riaverla. Oltre che essere il motore dell’intera storia, questo elemento è anche ciò che trasforma l’albo in un sequel di altre vicende, sebbene si tratti di un aggancio inevitabilmente non dichiarato: come spiegato da Recagno nell’intervista, in termini storici l’omaggio alla serie giapponese Versailles No Bara non può che restare implicito.
Se “Oscar” può apparire nella presa della Bastiglia e poi in un dipinto, ma senza essere chiamata per nome, il vincolo non vale invece per i personaggi storici che sono anche personaggi portanti della sua saga. Ecco quindi che la sensazione di sequel si rafforza, quando vediamo ritornare in scena il marchese Lafayette (a dire il vero un personaggio minore nell’anime), la contessa(o duchessa?) di Polignac (che ora rivela agganci con Cagliostro), il dissoluto e sprovveduto cardinale di Rohan (solo nei flashback), Nicolas La Motte e la ben più famosa moglie Jeanne Valois (con tanto di chioma corvina, neo in bella vista e espressioni rapaci molto fedeli alla sua versione dell’anime).
Molto piacevole risulta la scelta di ampliare l’intreccio, senza complicarlo, proponendo il coinvolgimento effettivo di Cagliostro con Jeanne, nonché il raro duetto Jeanne/Polignac: quest’ultimo è interessante sia perché spiega come Jeanne sia potuta fuggire impunemente dalla sua prigionia, sia perché fa interagire due potenti donne che in Versailles No Bara non si sono mai ma dico mai incontrate.
Con simili personaggi in zona, come poteva non trovare spazio nella trama (e che spazio) il famigerato affare della collana? Questo celebre fatto storico viene quindi dettagliatamente descritto, ma, come le sequenze dedicate agli sviluppi della Rivoluzione Francese, risulta fin troppo noto ai fan di Versailles No Bara: sarà per questo che il riepilogo che ne fa Bientôt risulta un po’ noioso? E’ difficile dirlo in maniera obiettiva, anche perché rileggendo l’albo esso risulta già più scorrevole e agile che non a una prima impressione, e l’intreccio e tra fatti storici e fatti di fantasia acquisisce maggiore efficacia.
Tutti i personaggi citati godono di una caratterizzazione netta e forte, in parte “di rendita” (in quanto personaggi storici già romanzati altrove in modo incisivo e indelebile). Lo stesso vale per Amanda, che mantiene la sua personalità determinata degli esordi, mentre Bientôt esce dal confronto sconfitto, niente più che una spalla non-comica col compito di documentare i fatti storici. A voler guardare, neanche Dracula se la cava troppo bene, impegnato com’è a recitare il ruolo di nobiluomo-che-però-diventa-sanguinario: troppo legato agli stereotipi del genere, finisce con il non avere nulla da offrire (e no, non pensiamo che brillare al sole potrebbe essere una valida innovazione).

Tornando al tema iniziale dei collegamenti interni della collana, segnaliamo infine un interessante doppio riferimento stilistico/tematico, sottolineato ancora una volta dallo stesso Recagno: quello con Storie di Altrove n. 15, "La dama che incantò Arsenio Lupin" (2012), non solo per la collocazione geografica (sempre la Francia), ma anche per la presenza di Cagliostro, che non compare mai nelle sequenze ambientate nel “presente”, ma funge da inquietante eminenza grigia: in un caso c’è una sua discendente, nell’altro è in prigione, pazzo, forse morto. Sono solo agganci utilizzati a vantaggio della trama dei due albi, o si allude ancora una volta a una vicenda ad ampio respiro che emergerà solo fra qualche anno? Purtroppo dovremo attendere, per saperlo.


L’ARTE

L’arte di Alfredo Orlandi, da sempre piacevolmente atipica nel panorama della monotona serie regolare di Martin Mystère, funziona molto bene anche su SdA, soprattutto per i suoi abituali punti forti. Le figure umane molto curate per composizione, posa, fisionomia (e per i volti realistici, a volte anche troppo simili a celebrità della vita vera); la documentazione visuale, che per abbigliamento, architetture, antropologia ed epoca si dimostra convincente e dettagliata; l’uso di ombre e luci; le suggestioni dei paesaggi naturali; la spettacolarità delle scene in cui all’artista viene data carta bianca, come il crescendo che porta all’apocalittica esplosione finale.
Che differenza rispetto a un certo albo di quest’anno, dove una scena altrettanto spettacolare si è ridotta a ghirigori simili a molle di un fumetto umoristico! (E non vi annoierò oltre con le mie ossessioni).
Purtroppo, Orlandi si dimostra avaro con gli sfondi, in alcune sequenze: nella scena di apertura ciò è relativamente giustificabile (si tratta di un sogno); in altre invece lo è meno. Viene il dubbio che l’autore si sia concentrato sul completamento delle chine “chiave” della storia e abbia lasciato per ultimi gli sfondi generici e anonimi, con lo scopo di rispettare i tempi di consegna.
Se questa ipotesi è vera, per il bene della collana, ci auguriamo che l’anno prossimo gli venga dato più tempo. O un inchiostratore di supporto!
Da segnalare, per la particolare forza suggestiva della loro impostazione, ci sono almeno altre due scene: il momento in cui Amanda sviene dopo la “visione”; la sequenza di Amanda a bordo della carrozza, che guardando dal finestrino si trova faccia a faccia col suo “mentore arcano”.


PUNTI DEBOLI

Lo scarso pathos che scaturisce dalla prima lettura di questo albo può essere considerato uno dei punti deboli della storia, che ha una trama dallo sviluppo ben orchestrato, ma nello stesso tempo risulta poco coinvolgente.
E’ anche vero che dalle collane di Martin Mystère noi vorremmo quello che negli altri fumetti invece non c’è: più interesse culturale/intellettuale, che non il disimpegno da film d’azione con personaggi scolpiti con l’accetta. Ma probabilmente la discrepanza tra aspettative ed effettivo contenuto è una colpa da attribuire al titolo stesso dell’albo, che viene sistematicamente disatteso: Dracula non partecipa alla Rivoluzione né tanto meno la “fa”, e alla prima lettura è inevitabile restare delusi dalla piega presa dalla storia.

Un altro punto debole della storia, almeno rispetto alle nostre aspettative, è quello che sta diventando ricorrente nella produzione mysteriana degli ultimi tempi: la scarsa attenzione riservata alle origini del mystero di turno. In questo caso, parliamo delle origini e della storia della Pietra di Sangue, naturalmente: purtroppo, essa sembra essere destinata a cadere nel limbo, tra i tanti MacGuffin dimenticati della serie.
In stile Castelliano antico, la Pietra viene proposta come elemento ispiratore di ben quattro leggende diverse. Ma la saga di Martin Mystère ci ha spesso mostrato come queste unificazioni vengano poi smentite da storie successive, in quanto la fame di nuovi argomenti costringe gli autori a compiere spesso e volentieri queste opere di retcon.
La pietra caduta dalla fronte di Lucifero è già stata citata in storie di MM relative ad altre pietre (ma poi il telefilm Supernatural ha convertito questo oggetto nella “grazia”, che a quanto pare è liquida). L’ametista di Cleopatra (solo simile alla Pietra di Sangue) è invece comparso in Martin Mystère n. 300, "I Sette Signori dell'Iride" (2008).

Un altro elemento tradizionale assente, a causa di esigenze narrative piuttosto difficili se non impossibili da aggirare, è la classica passeggiata nella base di Altrove, con tanto di carrellata di citazioni da altre serie e situazioni paranormali suggestive. Siccome la base in questione doveva ancora essere costruita, all’epoca in cui si svolge la storia, c’era poco da fare (a meno che non si volesse inscenare l’abituale circo in un museo di Filadelfia).

Come detto in precedenza, Dracula risulta abbastanza convenzionale, ma la colpa non è né sua nè della storia. Il fatto è che i vampiri sono ormai inflazionati all’inverosimile, tra romanzi, universi narrativi di nazioni vampire, telefilm, film atroci e per adolescenti fumetti di ogni continente. E’ impossibile dire qualcosa di nuovo al riguardo (anche se, per esempio, Da Vinci’s Demons è riuscito a dire cose vecchie in modo nuovo), e anche questo contribuisce all’effetto noia, perché la gamma di azioni disponibili è fin troppo nota.


CITAZIONI

Dall’immaginario statunitense, l’albo propone due immagini veramente famose.
Una è quella del quadro “George Washington attraversa il Delaware” (presumo quello di Edward Gottlieb).
L’altra è invece una rielaborazione (a mo’ di prefigurazione in anticipo di qualche secolo) della celebre fotografia della Seconda Guerra mondiale che mostra alcuni soldati statunitensi che innalzano la bandiera degli USA sulla cima del monte Suribachi (in Giappone) durante la battaglia di Iwo jima.

Il discorso di Thomas Jefferson per il matrimonio dei protagonisti ricalca quello che in Star Trek viene tenuto da Jean Luc Picard al matrimonio di William Riker e Deanna Troi: anche in quel caso, Picard perde (temporaneamente) due collaboratori preziosi, in quanto si tratta del primo ufficiale e del consigliere. La scena compare in uno dei film dedicati alla serie, Star Trek: Nemesis del 2002.

I “Lupi dell’Ontario” e il Comandante Mark vengono citati (e mostrati in una vignetta), definendoli come un corpo speciale equivalente ad Altrove (senza la competenza paranormale di quest’ultimo). A quanto pare, erano i prediletti di George Washington, mentre Jefferson ovviamente era più Altroviano.

Nella descrizione dei fattori scatenanti della Rivoluzione Francese, si parla di come i Nobili e il Clero godessero di privilegi di ogni genere e vivessero fuori dal mondo, mentre sul Terzo Stato ricadeva il fardello di tasse sempre più esose: ancora una volta, negli eventi storici su cui si concentra SdA non è difficile vedere un parallelo con situazioni contemporanee.

Nella sua esperienza “astrale” sulla Luna, Amanda visita la Città degli Angeli (quelli veri?) ampiamente illustrata nell’epico Martin Mystère Gigante n. 11, “Il Re Rosso”.

Mentre Dracula e la popolana si appartano nella locanda parigina, è possibile riconoscere Recagno, Castelli e Filippucci tra gli avventori.

 

== ANCORA RECENSIONI ==

E' in linea anche la recensione di Martin Mystère n.329, "La minaccia di Allagalla".

 

== PARLIAMO DI NOI ==

Come promesso quando recensito Martin Mystère n. 325, "Voci dal passato", è in lavorazione un episodio di GET A LIFE! che risolverà la presunta contraddizione delle date del passato di Mark Mystère. Ecco intanto gli studi per la copertina de "La prima volta di Mark".

 

== IN ENGLISH ==

GET A LIFE! goes English again, presenting a 10-pages episode: GaL #19 and #21 - Jonathan Swift's Secret Travels. The cover by Elisa Romboli features all new colors in modern style!