Fumetti

BeccoGiallo - ‘Piccolo Atlante storico geografico dei centri sociali italiani’ - la recensione

Claudio Calia prova a introdurci al mondo dei Centri sociali del Bel Paese

30/10/2014
BeccoGiallo - ‘Piccolo Atlante storico geografico dei centri sociali italiani’ - la recensione

Continua la storia d'amore fra Claudio Calia e il suo voler essere cocciutamente un divulgatore, un citizen journalist attraverso il medum fumetto. Dopo il Dossier Tav questa volta è proprio lo stesso autore, in prima persona, a farci da cicerone nel mondo dei centri sociali, saltando da una regione all'altra incontrando persone e raccontandoci storie e vicende.

Il volume, edito dai tizi della BeccoGiallo, si intitola Piccolo Atlante storico geografico dei centri sociali italiani.

Il viaggio così come la lista dei centri indicati non vuole e non può essere esaustivo; la realtà, come direbbe chi sa parlare bene, variegata e complessa come quella del mondo raccontato da Calia di certo non può (né questa era l'idea di base del progetto) essere racconta in poche pagine né conosciuta in prima persona in tutte le sue sfaccettature.

Il percorso scelto da Calia, quindi, in prima battuta mette l'autore stesso a rischio di speriamo gentili rappresaglie da parte di chi è stato dimenticato o ricordato solo en passant; come frequentemente accade alcune buone chiavi di lettura e interpretazione del volume ce le dà la prefazione, questa volta a fumetti e realizzata dalla star Michele Rech in arte Zerocalcare. Utilizzo la parola star in maniera chiaramente impropria; nonostante il successo in termini di popolarità e vendite, infatti, l'autore romano (o, di Rebibbia, per essere più precisi) non rientra assolutamente nei parametri che usualmente caratterizzano le stelle, le star. Il suo essere sempre disponibile e alla mano, nonché dubbioso su quello che realizza e dice, esce fuori anche nelle paginette di introduzione nelle quali solleva il dubbio (o meglio evita di sollevare) che una operazione del genere possa causare a Calia qualche problema (testuale sarebbe che si rischia che "ti cachino il cazzo da tutti i fronti"). Questo infatti è un primo punto di vista interessante; dopo la pubblicazione del volume Calia ha iniziato un davvero lunghissimo giro d'Italia per varie presentazioni, toccando quasi tutti i posti segnalati nel libro. Un vero e proprio esporsi in prima persona sia nei confronti di chi è stato descritto che soprattutto nei confronti di chi non lo è stato. Ma quel che interessa sia nella realizzazione del volume sia in questo tour di presentazione è, secondo me, capire se il libro resta e resterà una mera indagine interna dedicata solo ai frequentatori di centro sociali o se può avere ha avuto e avrà un qualche interesse al di fuori di questo ambito.

Personalmente propenderei per la seconda opzione anzi, soprattutto, mi augurerei che la seconda opzione si verifichi. Perché il modus operandi, la narrazione scelta dall'autore, porta a definire e spiegare al meglio (anche se chiaramente da un punto di vista di parte) cosa significhino e a cosa si dedichino i centri sociali.

Un percorso, quello della narrazione, che con calma (quella denotata dall'autore) si pone in primis il problema di far parlare chi coordina e organizza le attività dei vari centri; quel che ne esce fuori, a cavallo fra le esperienze autobiografiche dello stesso Calia sul come si sia avvicinato a questo mondo, è sicuramente un ritratto molto meno complesso e ostico di quanto ci si potrebbe immaginare. Se le declinazioni (anche politiche) dei vari centri sono diverse quel che è comune a tutti è un sottofondo musicale di alcuni valori che in valore assoluto -mi si perdoni il gioco di parole- non possono che essere apprezzati.

Il fatto che, per esempio, sia un mondo dove l'arte, i fumetti e la musica siano sempre presenti e apprezzati e seguiti di certo non può essere un indice negativo, anzi. Il fatto che in questi campi i centri esprimano proprie voci indipendenti e forti sicuramente significa che non solo c'è voglia di esprimersi con la propria voce (per gridare le proprie idee e le proprie lamentele) ma che i mezzi con i quali ci si vuole esprimere sono mezzi artistici. Oltre a lavorare alacremente e talvolta con risultati appassionati e appassionanti, a progetti per valorizzazione del territorio e delle risorse e a progetti per assistenza aiuto, educazione. Questo forse è quello che negli anni non è stato quasi mai esportato al di fuori dei centri: lo sforzo (e sovente il buon risultato) fatto per portare a termine operazioni meritorie per la difesa dei gruppi di persone più deboli, usualmente.

In chiusura, anche qui grazie ad un gancio lanciato da Zerocalcare, va sottolineato che chi ha animato e anima i centri sociali, anche se a volte in maniera non condivisibile nei modi, condivide con i propri amici e compagni di campagne e battaglie interessi, valori e speranze. Nel tempo le persone che hanno frequentato questi centri ha cementato (non con tutti, visto che come in tutte le famiglie, ovviamente, c'è "lo zio stronzo" da qualche parte) un senso di famiglia importante, che resta e resterà per sempre nella loro vita.

Da un punto di vista grafico poco da aggiungere a quanto dicemmo recensendo Dossier Tav; ormai lo stile di Calia è facilmente riconoscibile e personalmente completo. Narratori con sfondi dalla costruzione quasi da grafica pubblicitaria, figure stilizzate, grossi volumi di bianchi e neri a sfidarsi e riempire gli spazi. Insomma, un ormai classico libro in Calia style.

Riferimenti:
Il link
al volume sul sito dell'editore.