Pasquale Frisenda

'Il deserto dei Tartari' di Dino Buzzati - l'audiolibro

Un'avventura che si fa riflessione profonda e lucida sull'inevitabile 'battito del tempo che scandisce avidamente la vita'.

08/12/2014
'Il deserto dei Tartari' di Dino Buzzati - l'audiolibro

"Il silenzio eterno degli spazi infiniti mi sgomenta."
(Blaise Pascal, 1623-1662)

"Trascorreranno quindici anni prima che egli inizi a rendersi conto che il tempo è fuggito, prima che riesca ad individuare, a ritroso, perfino l'attimo esatto in cui la giovinezza gli è sfuggita di mano. La prima sera che fece le scale a un gradino per volta."
(da Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati - 1940)

"Al di là della Fortezza c'è un deserto, e poi il nulla. Il deserto dei Tartari. Lo hanno certamente attraversato, secoli fa. Poi sono scomparsi, dopo aver distrutto l'antica città. Il deserto ha conservato il loro nome, ma più la storia è remota, più gli uomini la deformano con le leggende, e così la verità diventa indecifrabile."
(da Il deserto dei Tartari di Valerio Zurlini - 1976)

"Posso dire che "Il deserto dei Tartari" è il libro della mia vita, perché quando stavo lo stavo scrivendo capivo che avrei dovuto continuare a farlo per tutta la durata della mia esistenza e concluderlo solo alla vigilia della mia morte."
(Dino Buzzati)

Il deserto dei Tartari viene pubblicato nel 1940, mentre l'Europa è sotto i colpi di una delle peggiori guerre affrontate dall'uomo.
E' il terzo romanzo di Dino Buzzati (di cui trovate altre notizie QUI) ed è quello che segna la sua consacrazione tra i grandi scrittori del '900 italiano.
In un'intervista, lo scrittore e giornalista bellunese affermò che lo spunto per il romanzo era nato "dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi. Molto spesso avevo l'idea che quel tran tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. È un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell'esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva".

Il tema centrale del romanzo è, dunque, quello della fuga del tempo.

Ambientata in un immaginario paese che ricorda l'Austria dell'800, la trama racconta la vita del sottotenente Giovanni Drogo dal momento in cui, divenuto ufficiale, viene assegnato alla Fortezza Bastiani, un luogo molto distante da casa sua.
La Fortezza, l'ultimo avamposto ai confini settentrionali del Regno, domina la desolata pianura chiamata "il deserto dei Tartari", un tempo teatro di rovinose incursioni da parte di quella misteriosa popolazione.
Ma da moltissimi anni nessuna minaccia è però più apparsa su quel fronte; la Fortezza, ormai svuotata della sua importanza strategica, è rimasta solo una costruzione arroccata su una solitaria montagna, e di cui molti ne ignorano persino l'esistenza.
Il giovane ufficiale si lascerà presto assimilare dai rituali militari che organizzano la quotidianità della Fortezza e dei suoi occupanti, e che ne determinano comportamenti e relazioni, nell'eterna attesa di un evento eroico e glorioso, magari di un'invasione, o di una battaglia finale dalla quale ognuno potrà ricavare gloria e prestigio.
Tutto si svolge in un'atmosfera sospesa nel tempo, in un clima di speranze pietrificate, vaghe, illogiche, ma che contagiano Drogo come tutti i componenti dell'avamposto.

Simbolicamente, la Fortezza rappresenta forse noi tutti, che conteniamo la speranza in un futuro indefinito ma che ci si augura comunque migliore del presente, e i Tartari, invece, sono forse i nostri fantasmi più personali, quelle paure che da bambini non siamo riusciti a vincere e che ci accompagneranno per il resto della vita (perché i Tartari, la popolazione nomade dell'Asia centrale a volte identificata con i Mongoli, non hanno in realtà nulla a che vedere con il romanzo. Buzzati ne sfrutta il nome per evocare l'idea di una minaccia militare, di un'invasione da parte di un popolo guerriero e sconosciuto).

Il deserto dei Tartari è stato e resta un magistrale esempio della rappresentazione della vita come attesa, oltre che come sconfitta e rinuncia.
Una visione senz'altro pessimistica delle umane cose, dove forze oscure ne guidano l'esistenza, coincidenze assurde ne determinano il corso e dove le angoscie dell'essere umano possono essere liberate solo dalla morte (altra fonte di angoscia), che, con dignità, lo consegni ad una dimensione eterna ed eroica.
Con uno stile molto evocativo, ricco di misteri e visioni, Buzzati conduce il lettore in uno spazio fantastico, surreale, in un'avventura che si fa riflessione profonda e lucida sull'inevitabile "battito del tempo che scandisce avidamente la vita".

Nel 1976, il regista Valerio Zurlini trasse un film dall'opera di Buzzati, che anche se si concentra solo su alcune parti del romanzo, tralasciando quelle più oniriche, risulta ancora oggi essere comunque suggestivo e poetico, trovando nella sua regia asciutta e quasi teatrale e nell'interpretazione del ricco cast di attori, che include Vittorio Gassman, Jacques Perrin, Philippe Noiret, Max Von Sydow e Giuliano Gemma, il suo punto di forza.
Da segnalare è anche la bellissima e ispirata colonna sonora eseguita da Ennio Morricone (il brano qui riportato, che nel film accompagna Giovanni Drogo nel suo iniziale viaggio verso la Fortezza, si intitola Il deserto come estasi):

Il deserto dei Tartari fu l'ultimo lungometraggio diretto da Zurlini, e prima di lui altri registi (tra cui Michelangelo Antonioni e Miklós Jancsó) tentarono di portare sullo schermo il romanzo, ma si scontrarono con le inevitabili difficoltà produttive, sia di tipo narrativo che di tipo economico.
La situazione per Zurlini si sbloccò invece grazie all'attore Jacques Perrin, che si impegnò personalmente nella ricerca di finanziamenti, e soprattutto grazie alla fortunosa scoperta, nell'Iran sud-orientale, dell'antica fortezza di Arg-e Bam, che sarebbe diventata la perfetta ambientazione del film.
La città, patrimonio dell'umanità UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization), fu poi quasi completamente distrutta dal terremoto che colpì l'Iran nel dicembre del 2003, causando più di 40.000 vittime.
Alcune scene del film aggiuntive furono girate poi a Bressanone, in Alto Adige, e nella zona di Campo Imperatore, in Abruzzo, mentre gli interni furono creati a Cinecittà.

Oltre a consigliarvi l'ascolto dell'audiolibro, ma anche di recuperare ovviamente sia il libro di Buzzati che il film di Zurlini, ci sono altri testi che possono essere interessanti al riguardo di quest'opera, come ad esempio: Invito alla lettura di Dino Buzzati di Antonia Arslan, oppure Come leggere "Il deserto dei Tartari" di Dino Buzzati di Marcello Carlino.

Intanto, l'audiolibro del romanzo, diviso in un due parti, lo trovate qui: .

Buon ascolto e letture!

P.S. l'immagine presente qui sotto è un omaggio al romanzo di Buzzati ad opera di Sergio Toppi.