Pasquale Frisenda

Alberto Breccia (parte 2 di 2)

Seconda parte del post dedicato ad uno dei più grandi maestri del fumetto oltre che uno padri dell'historieta argentina.

25/07/2011
Alberto Breccia (parte 2 di 2)

"Mort Cinder, oltre a Breccia, ha un altro padre, Héctor Oesterheld, che ha contribuito all'ideazione del personaggio e ne ha sceneggiato le storie. Ma chi è dunque Mort Cinder? Apparentemente e superficialmente un uomo che non muore mai, o meglio, che può resuscitare per vivere altre avventure dove può ancora morire. In realtà, Mort Cinder è solo un trucco per farci sentire più reali, più vere, situazioni dove la vera protagonista è proprio la morte. Mort Cinder ha vissuto in tutti i tempi e in tutte le situazioni storiche. Era uno schiavo sulle navi negriere. Era uno dei tanti che hanno costruito la Torre di Babele. Era uno degli spartani alle Termopili. Un condannato nel penitenziario di Blue Dove. Un combattente nella Seconda Guerra Mondiale. Mort Cinder è stato dappertutto, ha sofferto dappertutto. Mort Cinder è in realtà un non-personaggio".
(dall'introduzione di Beppi Zancan al volume "Gli Uomini dagli occhi di piombo" - ed. Oscar Mondadori - 1974).

Nella storia del fumetto non sono molti gli autori che hanno tentato di allargarne i confini espressivi e narrativi, e ancora meno sono quelli che ci sono riusciti, ma Alberto Breccia è sicuramente uno di questi.

Breccia comprende le potenzialità contenute nell'historieta, mezzo di comunicazione molto amato dall'autore, e sa che gli possono permettere di esprimersi in modi differenti e inediti, quelli che per lui stanno diventando pressanti.
Grazie anche all'intelligenza di alcuni editori che intuiscono il valore di tale tentativo, l'artista comincia quindi ad imprimere il suo mondo interiore sulla carta, facendo capire, forse meglio di tanti (se non di tutti), quanto il fumetto, ritenuto erroneamente secondario e volgare (ai tempi di Breccia come, in parte, ancora oggi), abbia invece in sé proprio in fatto di possibilità espressive.

Dopo aver ampiamente dimostrato il suo valore come disegnatore, collaborando ad un'infinità di pubblicazioni di vario genere (nel mondo del fumetto di quel primo periodo, è necessario ricordare almeno i suoi lavori per le serie di Vito Nervio e Sherlock Time), dove la sua attenzione è già in cerca di nuove soluzioni, Breccia comincia un percorso che lo porterà a sperimentazioni davvero notevoli, ma senza mai farle sembrare fini a se stesse o modaiole, ma anzi ricche di significato e importanti dal punto di vista di possibili nuove strade espressive da percorrere nella narrativa disegnata.
Accanto a disegni chiari, di stile classico e ben definito, l'autore comincia ad accostare le tecniche più disparate: un segno più tormentato, molto istintivo e in stile espressionista, con inchiostrazioni fatte solo di masse bianche e nere oppure utilizzando spesso la tecnica della mezzatinta, o veri e propri collage, dove sulle tavole viene sovrapposto un'infinità di materiale diverso, come strisce di giornale, foto di ogni genere e disegni.
In questo senso sono rappresentative opere come: Chi ha paura delle fiabe?, Dracula, Rapporto sui ciechi, Un tal Daneri, Gli occhi e la mente, Quattro raccontiPerramus o la sua versione de L'Eternauta.

Padre di due disegnatori di calibro internazionale, Enrique e Patricia Breccia, Alberto Breccia ha anche insegnato per diciassette anni alla Escuela Panamericana de Arte, istituto che ha anche contribuito a fondare.
Dopo varie collaborazioni con Hector G. Oesterheld, in cui realizzano anche uno dei capolavori assoluti del fumetto mondiale, Mort Cinder, i due autori si ritrovano anche in altre produzioni, tipo La vita del Che, fumetto del 1968 incentrato sulla vita del rivoluzionario Ernesto Guevara ed alla cui realizzazione collabora anche Enrique Breccia.
Un'opera scomoda, a causa della drammatica situazione politica che in quegli anni stava vivendo l'Argentina, uscita a puntate su una rivista nel 1968 e poi in volume, ma che viene bandita quando Isabelita Perón salì al potere.
Dopo il colpo di stato militare del 1976, l'editore del volume fu ucciso, Oesterheld (e gran parte della sua famiglia) finì nelle liste dei desaparecidos (e non solo per quella storia), e i Breccia, temendo la stessa sorte, distrussero tavole e lastre originali, salvandone solo una copia, che seppellirono in giardino, e che tornò a vedere la luce nel 1987 in Spagna, e nel 1995 in Italia (per la Topolin Edizioni).

Nel 1989, e grazie al suo splendido lavoro per Perramus, serie scritta da Juan Sasturain e che ben testimonia l'ultimo periodo artistico dell'autore, Breccia ottiene il premio Amnesty nella categoria del miglior libro in favore dei diritti umani.

Alberto Breccia viene a mancare il 10 novembre 1993 a Buenos Aires.

Nei video qui presenti, che sono una puntata (qui divisa in tre parti) del programma televisivo argentino "Continuarà" (dedicato completamente all'historieta), sono presi in esame la figura di Breccia e il suo lavoro su Mort Cinder, una delle opere più importanti della storia del fumetto, realizzata insieme a Oesterherld, autore anche dell'Eternauta, nel 1962.
La puntata, condotta da Juan Sasturain, dura complessivamente una mezz'oretta (è in lingua originale, ma il tutto è comunque piuttosto comprensibile).
Vale sempre la pena di riascoltare la voce del grande Maestro sudamericano, anche (soprattutto?) per quello che dice dal minuto 6.05 in poi del primo video.
E se lo dice lui...

Buona visione!

parte 1:

parte 2:

parte 3:


Il precedente post su Alberto Breccia lo trovate QUI


P.S. Altri post sui Maestri del Fumetto o su altri argomenti li potete trovare invece QUI.