Pasquale Frisenda

'Blade runner: Ma gli androidi sognano pecore elettriche?' di Philip K. Dick - L'audiolibro

Il romanzo da cui ha preso spunto uno dei massimi titoli della fantascienza cinematografica esamina il discorso della perdita progressiva di umanità da parte dell'uomo, uno dei concetti cari allo scrittore americano.

18/11/2015
'Blade runner: Ma gli androidi sognano pecore elettriche?' di Philip K. Dick - L'audiolibro

"1992. La Terza Guerra Mondiale ha ucciso milioni di persone e minato definitivamente l'ecosistema planetario. Chi ha potuto (cioè chi non è stato contaminato dalle radiazioni, e questo per preservare la "purezza della razza") è emigrato altrove, in altri pianeti o sulle stazioni orbitanti, anche grazie ad un vasto programma governativo. La meta principale è Marte, e come "premio", dato che è un pianeta dove è tutt'altro che facile vivere, il governo regala ad ogni emigrante un androide: una perfetta replica di un essere umano; uno schiavo, senza volontà propria. Addetti ai lavori pesanti, gli androidi non possono vivere che per quattro anni. Manipolati in ogni modo possibile, anche nei loro ricordi, completamente artificiali, indifferenti ai loro compagni in quanto privi di empatia, in alcuni di questi esseri emerge comunque il desiderio di affrancarsi dai loro padroni, anche a costo di ucciderli, e ad affrontare svariati pericoli pur di tornare sulla Terra, anche se questo è ormai un pianeta morente e privo (ma proprio come loro) di futuro. Chi è rimasto sulla Terra sopravvive invece come può, cercando di non rimanere menomato, fisicamente o mentalmente, dalle radiazioni. Le città sono ormai quasi deserte, invase dalla polvere radioattiva e dal kipple, un tipo di rifiuto che si moltiplica da solo. Un nuovo ordine sociale si è creato, fatto di molte rinunce e pochi privilegi. La guerra ha condannato all'estinzione milioni di specie animali, e ora è diventato un vero status symbol arrivare a possederne uno vero e vivente, non artificiale (se non si ha un vero animale da allevare si viene guardati con sospetto). A San Francisco vive Rick Deckard, un cacciatore di androidi. L'uomo non può allontanarsi dalla Terra a causa del suo mestiere. Ha una vita mortificata da un lavoro che non ama e da una moglie che non lo ama più. Trasferisce allora tutte le sue ambizioni sul sogno di comprare un animale vero, ma per quello occorrono soldi, e molti. Questa occasione arriva grazie allo sbarco sulla Terra di un gruppo di androidi della specie Nexus-6, il modello più avanzato e più simile agli esseri umani. Portare a termine quella missione potrebbe permettergli di esaudire i suoi desideri, ma non mancano i dubbi sul suo crudele mestiere, spingendolo spesso a chiedersi cosa sia davvero un essere umano. Dubbi che aumenteranno in lui dopo aver conosciuto Rachel Rosen, una giovane androide a cui sono state impiantate false memorie per farle credere di essere umana..."

"…Noi non nasciamo mica. Non cresciamo; invece di morire di malattia o di vecchiaia, ci consumiamo come formiche. Formiche, ecco cosa siamo: macchine chitinose dotate di riflessi che non sono veramente vive."

"Dovunque tu vada, ti sarà richiesto di fare cose che ritieni sbagliate. È una condizione costante della vita quella di essere costretti a violare la propria identità. Una volta o l'altra, ogni creatura vivente si trova costretta ad agire così. È l'ultima ombra, la disfatta della creazione. Questa è una maledizione che alimenta tutta la vita. Dappertutto nell'universo."
(da Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick - 1968)

"Non cercano killer nelle inserzioni sui giornali. Quella era la mia professione: ex poliziotto; ex cacciatore di replicanti; ex killer."
(da Blade runner di Ridley Scott - 1982)

Il libro in questione forse non è il più significativo della bibliografia di Philip Kindred Dick (è ritenuto da molti inferiore a titoli come Ubik, ad esempio, o La svastica sul Sole) ma è di sicuro uno dei più conosciuti, e questo per fatto che è stato alla base di Blade runner (1982), capolavoro visivo di Ridley Scott diventato uno dei capisaldi della fantascienza cinematografica e film che ha inciso profondamente nell'immaginario collettivo degli ultimi trent'anni.
In ogni caso, chi ha visto solo il film non pensi che sia la fedele versione del libro, anzi: sono due opere molto diverse, distanti in molti dettagli (soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi) e nello stile di racconto, anche se accumunate da concetti simili (che cosa rende l'uomo davvero umano?) .
Il romanzo di Dick, uscito in America nel 1968, ha avuto in Italia una vita editoriale un po' particolare: pubblicato inizialmente dalla casa editrice Nord con il titolo Il cacciatore di androidi, dopo l'uscita del film di Scott è stato riproposto come Blade runner, e solo infine, nel 2000, l'editore Fanucci lo ha ripresentato traducendo letteralmente il suo evocativo e particolare titolo originale: Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (Do androids dream of electric sheep?).

Il romanzo vive di diversi contrasti, tra cui quello quello religioso, filososofico e scientifico, della capacità o meno di individuare sempre cosa è davvero bene e cosa è davvero male (Dick sembra suggerire che sia quasi impossibile farlo), ma il tema più significativo è probabilmente la difficoltà di discernere tra essere umano e androide, la sua copia perfetta ma artificiale: nel romanzo gli androidi sono macchine, senzienti, certo, e nonostante la loro intelligenza sia spesso superiore a quella di molti uomini possono soltanto simulare la nostra natura, provandoci in tutti i modi; questo sembra essere una priorità per loro.
Gli esseri umani, per contro, hanno invece perso l'umanità, la capacità di provare empatia, assomigliando sempre più alle loro copie meccaniche (nel romanzo, gli uomini si affidano addirittura ad uno speciale congegno - il modulatore di umore Penfield - per decidere quali sentimenti provare).
Il punto emblematico di questo aspetto è nel momento del romanzo in cui il protagonista incontra un androide, il quale riesce ad essere considerato umano perché afferma di essere vissuto sempre in un ambiente inumano, asettico; solo un'ultima domanda svela la vera natura del soggetto, non perché la risposta sia sbagliata, ma perché la reazione è troppo lenta: l'umanità è in un battito di ciglia (il cogito ergo sum di Cartesio qui non basta più ad avere certezza di chi si è).
È questo, secondo alcuni, l'aspetto più terribile che viene narrato da Dick: non sono gli androidi ad assomigliare agli uomini, ma gli uomini che si sono ridotti a somigliare agli androidi.

Philip Dick nacque negli Stati Uniti nel 1928, e quindi visse, anche se giovanissimo, il periodo della Seconda Guerra Mondiale e sopratutto quello successivo, la cosiddetta guerra fredda, durante la quale imperversò un clima di estrema diffidenza, paura (a volte terrore) verso il prossimo (cosa di cui ne vediamo gli effetti ancora oggi).
Per Dick, le cicatrici della Seconda Guerra Mondiale - anche per l'effetto dell'attacco nucleare ad Hiroshima, con le sue devastanti conseguenze - e la decennale tensione fra gli Stati Uniti e la Russia, sembravano rendere inevitabile lo scoppio di una futura Grande Guerra e della conseguente distruzione della razza umana (rischio a cui si è arrivati più volte vicino, come nel 1961 a causa della crisi a Cuba).
Il periodo vissuto da Dick fu anche quello dell'improvviso interesse per l'esplorazione spaziale, ma anche quello della produzione su vasta scala di macchine ed elettrodomestici per "facilitare la vita degli esseri umani".
E i personaggi centrali della storia in questione, gli androidi, come elettrodomestici sono spesso considerati: quando vengono eliminati, gli androidi non vengono uccisi, ma vengono "ritirati".
Non c'è nessuna empatia verso di loro, e loro sono privi di empatia; l'unico sentimento che distingue gli esseri umani dalle macchine, una linea di demarcazione fra le due "razze".
Una sottile questione quella dell'empatia, troppo debole per reggere a lungo, e che in ultimo fallisce nella sua essenza, in quanto spesso anche gli esseri umani hanno dimostrato di esserne privi (non solo nel romanzo di Dick).

Sebbene l'ambientazione delle storie di questo scrittore sia sempre futuristica, è facile vedere in ognuna di esse un tremendo ritratto dell'America di quei tempi, dove vengono messi in risalto i punti critici; fu uno dei primi a sottolineare, ad esempio, la massiccia penetrazione dei mass media nella vita quotidiana e i pericoli che questi contenevano, anche come mezzo per influenzare e condizionare la popolazione (un esempio in tal senso sono, nel libro, alcuni programmi televisivi in onda 24 ore su 24, che assumono un ruolo importantissimo per l'opinione pubblica).
Dick non ottenne particolare fama o successo in vita, e di questo ne soffrì molto.
Fu inoltre affetto da depressione, da diverse ossessioni e disturbi psicologici, oltre che afflitto da problemi economici; fece uso di stupefacenti ed ebbe una crisi mistica.
Si sposò numerose volte, senza mai trovare pace neanche nei rapporti di coppia.
Tutti questi elementi - periodo storico, depressione, uso di droghe, infelicità coniugale e interessi filosofico-religiosi - ricorrono praticamente in tutti i suoi lavori.
La produzione di Blade runner avrebbe forse aiutato lo scrittore a raggiungere almeno un po' di stabilità economica (considerando poi quanti suoi libri sono stati portati al cinema o in televisione dopo il film di Scott), ma Dick morì poco prima dell'uscita del film nelle sale, a causa di un collasso cardiaco, e poté vedere soltanto una proiezione privata composta da alcuni spezzoni di lavorazione.
Inizialmente molto scettico sull'intera operazione, dato che la sua opera veniva di fatto stravolta, fu in seguito uno dei maggiori sostenitori dell'operazione (il film è dedicato alla sua memoria): in particolare Dick rimase molto colpito dal set cinematografico, che a suo dire era stato costruito esattamente come lui aveva immaginato l'ambientazione del romanzo, benché al sovraffollamento caotico della città di una Los Angeles del futuro immaginato da Scott e dai suoi scenografi si contrapponga nel romanzo una forte sensazione di vuoto, di silenzio e di solitudine.

Un libro denso di sensazioni questo, ma anche freddo (come i suoi androidi), angosciante, e forse persino deprimente (in questo caso però io non lo intendo come un difetto).
A differenza del film di Scott, qui non emerge nessuna traccia di possibile speranza, né di calore umano; la storia è ambientata in un mondo morente, distrutto dalle mani dell'uomo, dove non è rimasto più niente.
Il libro pone molti quesiti al lettore, ma non dà risposte.
Però fa riflettere, ed è questo il valore primario del romanzo, cioè di porsi delle domande sul futuro che si vuole, sulle responsabilità verso il pianeta che ci ospita e verso noi stessi in quanto specie, per il solo fatto che siamo arrivati al punto di dover fare delle scelte importanti, che possono garantire uno sviluppo armonico oppure una catastrofe per le generazioni successive.

Nel 2006, mantenendo il titolo del film e accompagnato dalla splendida colonna sonora realizzata da Vangelis per quella pellicola, il romanzo di Philip K. Dick viene trasposto in un ottimo radiodramma a puntate trasmesso da Rai Radio 2, che trovate integralmente QUI.

Buon ascolto!

P.S. Del film Blade runner trovate maggiori informazioni QUI.

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