Martin Mystère

[Recensione] Martin Mystère n. 328, 'Protocollo Leviathan'

Un nuovo scrittore per un rinascimento Mysteriano?

13/08/2013
[Recensione] Martin Mystère n. 328, 'Protocollo Leviathan'

Martin Mystère n. 328, "Protocollo Leviathan"
Agosto 2013

Testi di Sergio Badino
Arte di Giancarlo Alessandrini


Commenti
Di Franco Villa.

Proprio pochi giorni fa, recensendo il classico Speciale Martin Mystére n. 21, "Complotto a Wimbledon", e albetto allegato "I mysteri dello sport" (2004), ci stavamo augurando che sulla serie di Martin Mystère giungesse finalmente qualche nuova leva appassionata del personaggio e cresciuta con le storie dei tempi d'oro.
Qualcuno che amasse Martin Mystère così come Alfredo Castelli l'ha creato, e che volesse condurlo nell'epoca moderna non distruggendolo, ma valorizzandone tutte le caratteristiche che lo rendono unico. Lo ricordiamo per l'ennesima volta: non ce ne facciamo nulla di un Martin Mystère che copia film d'azione o fumetti di scazzottate e inseguimenti e fanservice: per questo, esistono i prodotti originali, che sicuramente funzionano meglio di un tentativo di imitazione. Da Martin Mystère noi ci aspettiamo quello che negli altri fumetti non c'è.
Ed ecco che, pochi giorni dopo la nostra ennesima e inutile polemica, nelle edicole compare Protocollo Leviathan, cioè la risposta alle nostre preghiere.



Lo sceneggiatore Sergio Badino esordisce sulla serie con un'avventura che è un ottimo biglietto di presentazione, ricchissima di Castellismi e Mysterismi di ogni genere, ma lontana dalla semplice imitazione pedissequa su commissione: con una sola svista (relativa a Java), Badino dimostra di avere metabolizzato molto bene l'universo Mysteriano e le caratteristiche stilistiche di Castelli, che rielabora e fa proprie, amalgamandole (senza tradirle) con altri stili narrativi più moderni.
E anche qui c'è una lieta sorpresa: esattamente come Castelli ha sempre amato esplorare le novità e integrarle armoniosamente in Martin Mystère, così fa Badino con le tecniche narrative. Questo sceneggiatore dimostra di avere studiato e appreso i "trucchi del mestiere" impiegati nei telefilm e fumetti più recenti, ma nello stesso tempo è consapevole che si tratta di mezzi e non di un fine, per cui non se ne fa dominare e non permette che essi abbiano la meglio sul fumetto: il Martin Mystère di Badino non è una grossolana imitazione di un film d'azione maleodorante di cargo cult, ma un fumetto che sa di esserlo e soprattutto vuole essere tale, pur assorbendo e facendo propri gli approcci innovativi e stimolanti di altre produzioni.
Ecco quindi che l'amatissima tecnica Castelliana dei flashback, che spazia da quelli storici autonomi a quelli relativamente recenti delineati da una voce narrante (solitamente una lettera o i ricordi di un pensionato scorbutico), si fonde con tecniche di narrazione da telefilm "moderno" come può essere Lost. La narrazione balza improvvisamente in avanti, con stacchi da regia cinematografica, ma poi recupera i pezzi mancanti tramite flashback alla Castelli. Da notare anche come Martin non se ne stia mai seduto ad attendere, in queste situazioni: mentre la narrazione si dedica al contenuto di una lettera o a speculazioni su certe fotografie, le immagini mostrano un qualche tipo d'azione (Martin che guida attraverso territori sconosciuti): può sembrare una sciocchezza, ma qualunque sceneggiatore competente ci può spiegare come questo sia un trucco abituale per tenere avvinto lo spettatore. Che Badino riesca a farlo utilizzando gli stilemi di Castelli dimostra solo quanto siano attuali e validi questi ultimi, alla faccia di chi li vorrebbe seppellire.
Lo stile narrativo di Badino è genre savvy, cioè consapevole della elefantiaca produzione di fumetti mondiali: ecco quindi che, pur rispettando la classica gabbia bonelliana, Badino finisce con l'infrangerla silenziosamente, prendendo in prestito l'approccio dei comics USA per le scene più spettacolari. Splash pages, oppure vignette di due terzi della pagina, vengono dedicate ai momenti visivi più importanti della vicenda, e soprattutto compaiono sempre nel punto giusto della pagina (o della sequenza): la prima nave da crociera distrutta, Pueblo Escondido, la comparsa del Leviatano, la piattaforma... Badino sa quanto sia importante l'impatto visivo sul lettore, e lo serve in un formato squisitamente fumettistico. Come dicevamo prima, non imita i film, ma ne prende in prestito solo ciò che serve; in caso di suggestioni "paesaggistiche", Badino torna potentemente a ricordarci che questo è un fumetto e deve essere narrato come tale, perchè mantenga un'identità e sia memorabile. Non abbiamo usato il termine "paesaggistico" a caso: Badino riserva al mostro di turno la stessa attenzione che va riservata a luoghi storico-archeologici come Pueblo Escondido, e in questo modo recupera (su due versanti) un altro Castellismo, cioè quello dell'amore e della curiosità per i luoghi, le architetture, le geografie e la storia, amore che era uno degli aspetti più efficaci del Martin Mystère dei tempi d'oro.
Questa operazione, unita alla scansione narrativa ben bilanciata di cui abbiamo appena parlato, ci porta a notare un altro ottimo aspetto del lavoro di Badino: la sceneggiatura è stata costruita dalla prima all'ultima pagina con grande perizia, e solo dopo consegnata al disegnatore. Niente improvvisazioni, niente scene inutili, niente divagazioni incerte che poi vengono abbandonate: Badino sa da dove parte, sa dove vuole arrivare e ci giunge a passo di marcia, in modo quasi implacabile. Già questo sarebbe bello per un fumetto qualsiasi, ma per essere Martin Mystère, non basta: bisogna sfidare il lettore. E infatti Badino non arriva alla meta in modo lineare, ma tramite i già citati flashback (di ogni genere), che compaiono nella storia sempre al momento giusto per chiarire le premesse di un evento cruciale (e questa è una tecnica tanto Mysteriana quanto da telefilm alla moda, come dicevamo).

Questa chiarezza di idee si traduce in una organizzazione della sceneggiatura che è davvero di grande aiuto per l'artista di turno: da quanto tempo non vedevamo un Alessandrini così partecipe della storia, e con un supporto alle matite/chine così contenuto? Il suo stile si riconosce nelle scene apocalittiche e in quelle paesaggistiche: la portaerei che affonda per opera dei tentacoli del Leviatano, il Pueblo Escondido, la mostruosità negli abissi... o anche solo nella apparente banalità dei tentacoli che delineano archi geometrici perfetti nei loro movimenti. Dietro queste vignette si riconosce l'occhio unico di Alessandrini, che i suoi imitatori possono ricalcare, ma non ricreare. E ancora, sono sicuramente sue le chine, quando spesso e volentieri il tratto diventa pulitissimo, ma ricco di particolari nitidi e limpidi, tanto numerosi quanto armoniosi. Che differenza tra queste vignette e quelle in cui le chine sono un ghirigori continuo, oppure tutto annega in improbabili ombre che sembrano nascondere invece che illustrare. Altro esempio di stile riconoscibile: i capelli di Karen, quando si sollevano e si separano in curve eleganti e regolari che danno la sensazione del vento che vi passa attraverso.

Il grande fascino visivo e mysteriano delle immagini e degli elementi di questa storia non si limita a dare di nuovo un senso alle 160 pagine dell'albo, colmandole come non succedeva da tempo con fatti interessanti (invece che lunghe e inutili sequenze riempitive clonate di scazzottamenti e sparatorie e urla e scene isteriche), ma fa di più: mysteriosamente, sembra contagiare lo stesso Martin Mystère!
Sebbene nelle prime scene Martin sembri essere quello strano personaggio acido e spocchioso degli ultimi tempi, improvvisamente si ritrasforma nel vecchio se stesso: curioso, impaziente, attivo e scattante. Di nuovo un indagatore dell'impossibile, programmaticamente identificato anche dal recupero del relativo abbigliamento. E così, per la nostra gioia, basta un nonnulla perchè Martin creda ai vaneggiamenti di un pensionato burbero che gli ha scritto un'educata lettera (Castellismo!), come niente si precipita in New Mexico (Castellismo: geografia! Il mistero degli Anasazi! La faccenda dei Code-Talker! X-Files!!), da lì parte per il Giappone insieme a uno sciamano decrepito, finisce nella fossa delle Marianne con un'oceanografa non-arrapata, incontra il Leviatano, sfida una setta giapponese, vede andare a pezzi una piattaforma marina come se niente fosse e ne esce vivo! Dove abbiamo già visto una simile frenesia lucida e ragionata, in cui ogni passaggio è accuratamente calcolato e giustificato? Ah, certo. Era Martin Mystère n. 279, "Il destino di Atlantide", il primo albo bimestrale: col declino degli ultimi tempi, è già equiparabile a un classico da tempi d'oro.

Abbiamo continuato a parlare di Castellismi e di come Badino li conosca molto bene, dandoci quindi l'impressione di essere il primo sceneggiatore della generazione cresciuta leggendo il Martin Mystère di Alfredo Castelli, per cui cerchiamo di citarli (oppure aiutateci voi).
Il primo è anche il più vistoso, perchè con esso si apre l'albo: la riflessione sullo Yin e sullo Yang, che usa Martin/Diana e Martin/Sergej come archetipi del dualismo del mondo. Non c'è solo l'elemento Yin/Yang, ricorrente nel Castelli classico, non c'è solo Diana in un ruolo non-fanservice, non c'è solo il Sergej Orlof tamarro degli anni 1980. C'è proprio una dichiarazione programmatica di una concezione narrativa che ambisce a cercare costantemente di definire una struttura, un ordine e un senso al mondo e all'universo.
C'è l'ironia, con personaggi grottescamente comici come il cialtronesco capitano-guida turistica.
C'è l'omaggio a Star Trek. Ah, no, scusate: questo è un Recagnismo.
C'è il riferimento all'attualità, non relegato alle note della rubrica finale.
C'è l'eterno "conflitto" Aaron/Martin su come impostare Mystere's Mysteries.
C'è la Ferrari di Martin: non ama usarla, ma ogni tanto deve. E intimamente si vergogna di possederla. Se non è signorile il modo in cui Bardino propone questo tema!
C'è la variegata documentazione che corrobora tutto l'albo: Badino non è Castelli e non ama approfondire troppo le singole citazioni, che infatti sono molto stringate... ma sono anche tante. La mitologia e la storia dei mostri di mare, in occidente come in oriente. La ricostruzione storica "finta" del preludio alla battaglia delle Marianne, con accorto uso di personaggi storici e delle loro caratteristiche. La mitologia nordica. La storia degli Anasazi.
C'è il fascino della scoperta e ricostruzione di un evento storico impossibile, ma narrato in modo quasi plausibile.
Ci sono le sottili annotazioni en passant su guerra e nazionalismo.
C'è la pietà di Martin per il mostro, quasi un riferimento al suo "parente" de La tredicesima fatica.
E ovviamente tutto quanto già citato prima: la curiosità di Castelli per altre culture, geografie, eccetera; l'effervescente spirito giovane di Martin (senza bisogno della sventola di turno che gli fa gli occhi dolci, o di Martin che fa il galletto stagionato); il gusto per il racconto dentro il racconto, con i vegliardi che narrano a Martin lunghe storie "impossibili" che nessuno conosce; la struttura narrante su diversi piani temporali.

C'è tutto? Quasi!

A Badino sfugge una caratteristica di Java, cui il supervisore pone rimedio nei dialoghi finali. Però la correzione risulta mal fatta, visto che Java manco partecipa a quel dialogo per confermarla. Oppure stiamo travisando tutto e la scena è venuta così male sin dall'inizio, senza che nessuno lo notasse.
E come se non bastasse, davvero Java ha un potere "attivo" così forte? L'abbiamo sempre visto servirsi di piccoli animali per esplorare luoghi irraggiungibili, ma non ha mai usato i suoi talenti per frenare le innumerevoli e colossali bestie che hanno spesso minacciato lui e Martin, dai dinosauri in giù (o in su).

Il batiscafo supertecnologico capace di scendere a profondità che non esistono sembra un po' una forzatura alla Topolino. Anche perchè poi si parla del Challenger Deep, massima profondità mai raggiunta.
La riemersione accelerata dello stesso batiscafo sembra altrettanto improbabile, con una decompressione che si limita a danneggiare il batiscafo (per finta? Sappiamo che Karen vuole consegnare Martin e Onda a Nomura...).

Martin ha smascherato Karen perchè questa non aveva mostrato interesse a riprendere il Leviatano. Ma essendoci una telecamera attiva su batiscafo (come abbiamo visto), Karen stava riprendendo eccome!

Come mai la Marina USA aveva spedito a Guam un uomo del Protocollo Leviathan? Cosa sapeva dei mostri giapponesi ante-atomica? Davvero era completamente impreparata all'attacco del Ryu-Kaijin?

Cosa succede quando Martin parla del Ragnarok e della battaglia tra bene e male? Perchè una vignetta mostra Hitler e i soldati nazisti, sebbene il dialogo non li menzioni?

C'è infine una cosa che manca: le origini del Leviatano. Sebbene tutto in questa storia lasci presagire un gustoso seguito, in cui esplorare il mistero degli Anasazi, connettendolo alla stirpe sciamanica mondiale (e che, ci sono solo indiani d'America e giapponesi? No, ovviamente), non possiamo non chiederci che origine abbia il Leviatano.
Non è un semplice essere primitivo di un'epoca di mostri dimenticata, nonostante le parole di Martin: tramite Nomura, Badino lo connota come essere archetipo (sarà un Grande Antico?), capace di mostrarsi in diversi modi (viene dal mondo delle Idee? da quello del Sogno?) ma controllabile da semplici esseri umani "dotati" (potrebbe essere un'arma biologica dei tempi di Atlantide?).
E ancora: chi sono questi guardiani che gestiscono l'equilibrio di un'altra forza globale, quella della Terra? Hanno un legame diretto con gli uomini dell'Età dell'Oro, i quali erano in comunione con la natura?
C'è da notare che, per l'ennesima volta, Zagor ha battuto Martin sul tempo, visto che in Zagor Zenith nn.406-408 e nn.600/601 ha già scoperto parecchie cose sugli Anasazi: la connessione con Atlantide e Mu potrebbe corroborare la nostra ipotesi su un legame tra il Leviatano e le civiltà perdute. Oppure Badino potrebbe stupirci prendendo una via del tutto diversa ma parallela, e quindi compatibile, rivendicando così un certo primato di Martin Mystère. (Nota di continuità di Cristian Di Biase).

Purtroppo, va considerata anche la non remota possibilità che il mistero rimanga irrisolto per i prossimi dieci anni, se anche in questo caso entra in scena la fantomatica/presunta/statisticamente-possibile direzione creativa contemporanea, che prevede che Martin non scopra nulla (o quasi) e che tutti se ne infischino di capire perchè siano successe cose pazzesche nelle loro vite.

Speriamo in una risposta, altrimenti l'enigma resta risolto a metà!

Abbiamo anche parlato di citazioni consapevoli di altri prodotti narrativi.
Per esempio, la sequenza dell'attacco alla nave da crociera ci ricorda molto The Mist, che lo stesso Castelli aveva citato in Martin Mystére n. 317, "Longitudine zero" (2011).
Gli Anasazi e i Navajo code-talker furono un argomento di gran moda ai tempi di X-Files, e ci sono anche due o tre film che trattano questo episodio apparentemente oscuro della Seconda Guerra mondiale.
I Leviatani sono anche i villain della Stagione 7 del telefilm Supernatural, attualmente in onda sulla Rai. (Va bene, questo è un caso).
La tattica giapponese di usare mostri "kaiju" per difendersi non solo è un'allusione all'abbondante produzione nipponica di film di mostri (da Godjira in poi), ma coincide anche con l'arrivo di Pacific Rim sul grande schermo!

Ci sarebbe molto altro da commentare: la sobrietà della caratterizzazione dei personaggi, l'assenza di volgarità e voyeurismo, la vivacità della trama, la quantità di invenzioni, il colpo di scena finale... ma non vorremmo rendere ancora più lunga questa recensione!
Dopo tante delusioni, questo albo sembra aprire uno spiraglio per una rinascita del Martin Mystère originale: non sappiamo dire cosa accadrà, ma pensiamo che, dopo una presentazione così valida, varrebbe la pena di dare più carta bianca a Badino, magari mettendolo alla prova con la mitologia storica della serie. Da quel che s'è visto, Atlantide e Mu sono state bandite da MM e solo Zagor le usa, ma magari l'approccio di un autore come questo nuovo arrivato potrebbe svecchiare anche questo argomento, rendendolo moderno e appetibile al punto di attrarre nuovi lettori.


Parliamo di noi

Nella pagina della posta, Alfredo Castelli parla dell'edizione cartacea di Get a Life! numero zero, da lui voluta per raccogliere i materiali dedicati al trentennale di Martin: modestamente, Castelli omette di averne scritto la ricca introduzione, a pagina 2!
L'albo offre anche una copertina di Pino Rinaldi, un frontespizio inedito con Martin, Java e il cast di Get a Life!, otto pagine di fumetto con le pinup di sei personaggi portanti della serie, rubriche e pagina della posta in stile mysteriano. Come sanno i fedeli lettori della serie a fumetti online (gratuita!), il fumetto "Affari di famiglia" è quello che svela come mai Martin e comprimari non invecchiano. Gli stessi lettori fedeli sanno anche che Get a Life! non si ferma mai e sta attualmente celebrando il quarantennale del Mystero del 2013, con una vicenda ambientata a Mohenjo Daro, dove tutto ebbe inizio.
Al link è visibile una foto degli albi e sono presenti le istruzioni per ottenerne uno o più (sempre che ne siano rimasti ancora!).

Per parlare di questo albo con gli altri fan, c'è il forum di Agarthi, ma ci sono anche la mailing list e le pagine Facebook del BVZM. Trovate tutti i link sul blog del fandom di MM.


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